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Correre da sola o in gruppo

Entrambe le opzioni presentano dei vantaggi, ma la scelta va fatta tenendo conto di alcuni importanti fattori. Scopri quali sono

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"Se vuoi andare veloce, corri da solo. Per andare lontano, fallo con qualcuno”. È un proverbio africano che conferma come entrambe le opzioni presentino dei vantaggi.

La più gettonata? Secondo un’indagine condotta dal marchio Brooks a inizio 2017, il 47% dei 6 milioni di runner italiani (di cui 55% uomini e 45% donne) preferisce andare a correre individualmente, il 28% con amici, il 21% in gruppi sportivi e il 4% con il partner.

Ma la scelta, proprio come recita il detto africano, non dovrebbe essere guidata solo dalla minore o maggiore voglia di stare in compagnia. Irene Gambacurta, allenatrice Fidal dell’Asd “I Sentieri della Collina” di Torino, il dottor Massimiliano Banda, psicologo dello sport a Udine, e Carlotta Montanera, personal coach, blogger e organizzatrice di eventi di running, ci spiegano i pro e i contro dei due tipi di allenamento.


Da sola: pro e contro

Esci quando decidi tu, corri quanto  vuoi, scegli il percorso e imposti l’andatura. «La corsa è tra i pochissimi sport che possono fare a meno di compagni e avversari, regalando uno spazio completamente proprio e autonomo», conferma lo psicologo dello sport.

Ma la libertà richiede anche molta disciplina e, soprattutto all’inizio, la tentazione del divano, nelle giornate fredde e piovose, o di rimandare per un impegno (dalla spesa per la famiglia all’aperitivo con le amiche)  può essere più forte del desiderio di allenarsi.

Se hai cominciato da poco, quindi, lo psicologo consiglia di aggregarsi a un gruppo: «Da principiante, correre con altri runner ti aiuta a trovare la giusta motivazione e facilita l’approccio alle sensazioni che la corsa ti regala. Il suggerimento allora è di iniziare in compagnia e, nel caso ne  senti poi l’esigenza, uscire da sola in un secondo momento».


Impari ad ascoltare il corpo 

Se invece il running fa già parte delle tue abitudini quotidiane e non ha  bisogno di “spinte” aggiuntive, la corsa in solitaria offre sicuramente molti vantaggi: «Permette di allenarsicon metodo, staccando la mente e pensando solo a far girare le gambe. Fondamentale per chi è competitivo», confessa per esempio Carlotta Montanera.

«Inoltre, così si riesce a concentrarsi al meglio». Se ti sei posta un obiettivo competitivo, dalla maratona alla tua prima 10 km, e hai una tabella da seguire, correre da sola ti consente di ottimizzare i tuoi allenamenti. Con benefiche ricadute psicologiche: «È una scelta di autonomia che dimostra grande capacità di motivazione, nello sport e spesso anche nella vita», sottolinea il dottor Massimiliano Banda.

Porsi un traguardo, perseguirlo con costanza e infine raggiungerlo fortifica sia l’autostima sia la consapevolezza di sé: «Allenandosi in autonomia si scoprono cose nuove sul proprio corpo, dalla fatica fisica al respiro, e questa maggior consapevolezza può diventare anche un momento e uno spazio esclusivamente  per sé», continua lo psicologo dello sport.

Stacchi il telefono, metti in pausa gli impegni famigliari e quelli di lavoro e ti dedichi completamente a te stessa, un lusso sempre più raro di questi tempi iperconnessi e affollati di cose da fare. Come sostiene la personal coach Carlotta Montanera: «La corsa è un momento intimo, mi piace isolarmi dalla vita frenetica per un’ora solo mia, alla quale oramai non saprei proprio più rinunciare».


Non hai nessuno che ti corregga

C’è però da tenere in conto un grosso punto debole degli allenamenti in solitaria. «Correre da soli, implica il fatto di non avere mai un feedback, in particolare sulla tecnica che, a lungo andare, con posture scorrette e appoggi sbagliati, aumenta il rischio di infortuni che vanificano tutto l’impegno profuso», avverte Irene Gambacurta.

«Una soluzione può essere alternare le uscite da sola ad altre in compagnia di un partner esperto oppure aggregarti, ogni tanto, alle uscite di gruppo organizzate dalle community di runner».


In compagnia: pro e contro

Allenarsi in gruppo aiuta a non cadere nel rischio di fossilizzarsi, facendo sempre lo stesso giro al parco o mantenendo la stessa intensità della performance. «Avere dei compagni d’allenamento rende tutto più stimolante», conferma sempre Irene.

«Quando fisico e testa cominciano a dirti di fermarti, saranno i tuoi compagni a spingerti adare di più, permettendoti di incrementare la distanza o la velocità. Ho visto persone, che da sole faticavano sui 5 km, correrne invece il doppio in gruppo senza accorgersene. E poi in compagnia si scatena inevitabilmente un po’ di sana competizione, che ti spinge a cercare di superare i tuoi limiti», sottolinea l’allenatrice Fidal.

Anche la runner Carlotta Montanera ritiene che condividere la fatica e l’impegno sia sempre positivo, con i compagni che ti stimolano a migliorare le tue prestazioni: «Al punto che senza un gruppo avrei smesso da tempo. Sapere che ci sono altri runner che mi aspettano mi fa superare le scuse e la pigrizia. E sono sempre loro che mi sostengono, stimolandomi a non rimanere indietro e aiutandomi a tirar fuori ogni singolo allenamento il meglio di me».

Ecco, se il tuo timore è quello di non essere all’altezza, di non andare abbastanza veloce oppure di non riuscire a resistere abbastanza a lungo, è proprio l’aggregarti a un gruppo che ti può aiutare a migliorare e raggiungere il tuo traguardo. Che sia quello di arrivare a correre la tua prima maratona come riacquistare finalmente il peso-forma.


Migliori l'umore


Correre in compagnia, sostiene Irene Gambacurta, è inoltre molto più di una semplice attività sportiva. Può addirittura essere una terapia antitristezza: «Durante gli allenamenti si scambiano due chiacchiere e si formano nuove amicizie». «Le uscite sono un ottimo modo per allargare la propria cerchia di relazioni con persone che hanno interessi affini», conferma lo psicologo Massimiliano Banda.

Inoltre si innesca un circolo virtuoso: la voglia di incontrarsi con i compagni di squadra diviene la leva che spinge al running. «Con le mie amiche è proprio accaduto questo: abbiamo sostituito l’aperitivo settimanale con una corsa serale. Parliamo e ci confrontiamo su tutto, mentre ci dedichiamo al nostro benessere», conferma convinta Carlotta Montanera. Non bisogna poi dimenticare il tema della sicurezza.

«In inverno viene buio presto e correre da sola mi spaventa: nonostante i parchi siano illuminati, non riesco a godermi con serenità la mia corsa, mentre con il team riesco a essere più rilassata», racconta sempre Carlotta.


Rischi di distrarti 

Nei gruppi di sole donne, bisogna ammetterlo, aumenta il rischio di trasformare l’allenamento in una seduta di talking therapy, a discapito della tecnica e della qualità del training. «In base alla mia esperienza, meglio se la “squadra” è mista», puntualizzal’allenatrice Irene Gambacurta.

«Con la presenza maschile, oltre ad aumentare l’effetto dissuasivo nel caso ci si imbatta in malintenzionati, si crea quasi sempre una sana competizione tra sessi che migliora la concentrazione durante l’allenamento e di conseguenza le prestazioni».


Se cerchi altri runner

Vuoi allenarti in gruppo, ma non hai amiche appassionate di corsa? Sappi che sono sempre più diffuse sul territorio (a partire ovviamente dalle grandi città) specifiche community di runner. Alcune sono promosse direttamente dai grandi marchi sportivi, come per esempio Adidas (adidas.it/ adidasrunners/it), Nike (nike.com/it/it_it/c/running/nike-run-club) e Asics (asics.com/it/it-it/frontrunner).

Esistono anche team per sole donne, come nel caso di Women in Run (womeninrun.it)oppure Run4Me (run4me.it). Cercandole in Internet, potrai scoprire dove sono attivi questi gruppi, gli appuntamenti fissi
proposti e per runner di quale livello.

Un’altra soluzione può consistere nell’aggregarti a un gruppo sportivo “ufficiale” cioè collegato alla Federazione (fidal.it): si allenano di solito nei parchi cittadini o sulla pista di impianti sportivi, chiedono il pagamento di una tessera annuale di affiliazione e sono anche perfetti se hai il desiderio di partecipare a gare e manifestazioni podistiche in Italia come all’estero.


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Articolo pubblicato sul n. 49 di Starbene  in edicola dal 21/11/2017

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