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Convalescenza: perché non devi saltarla

È una fase fondamentale del processo di ripresa dopo un’influenza o un malanno di stagione. Ecco come recuperare le energie

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Caldo, riposo, bevande calde e ripresa lenta: sono i dettami della saggezza popolare per ristabilirsi dopo un malanno ed evitare ricadute, sintetizzati nel vecchio motto “lana, letto e latte”. Anche la scienza lo conferma: la convalescenza è una fase fondamentale per tornare a star bene, una tappa tra la lotta che l’organismo ingaggia per sconfiggere virus o germi e il totale recupero delle sue funzioni.

Non va disertata. «Dopo un’infezione, la scomparsa della febbre non è sinonimo di guarigione: se ritorni subito al lavoro, hai un maggior rischio di ricadute, ma anche di trasmettere ad altri l’agente infettivo che ti ha messo a letto, trasformandoti involontariamente in un untore», mette in guardia il dottor Carlo Gargiulo, medico di famiglia a Roma.

Occorre rispettare alcune precauzioni quindi: ecco, a seconda dell’infezione che ti ha colpito, le regole doc per una convalescenza ideale.

1. Influenza - protetggiti dal freddo ed evita i luoghi affollati


«Complici raffreddore, tosse e/o mal di gola, dopo l’influenza le mucose delle tue vie aeree sono più fragili e devi proteggerle dalle “aggressioni” ambientali che possono infiammarle ed esporle a una nuova infezione», spiega il medico di famiglia.

«Durante la convalescenza, perciò, niente passeggiate a piedi nei giorni di allarme smog e no al fumo di sigaretta, anche passivo». Attenzione anche al freddo: le cellule cigliate che tappezzano le tue vie aeree e che di solito allontanano gli agenti infettivi vengono danneggiate dai virus influenzali. Le basse temperature le paralizzano del tutto, perciò quando esci indossa una sciarpa, alzandola sin sopra la bocca.

Per evitare nuovi contagi, invece, non soggiornare in locali affollati dove si concentrano i germi. «A casa o in ufficio, utilizza un vaporizzatore, diluendo nell’apposita bacinella un cucchiaio di tintura idralcolica di mirra, boswellia, pino, timo, eucalipto o elicriso, piante con azione antisettica e antinfiammatoria», suggerisce il dottor Maurizio Grandi, oncologo, immunologo e fitoterapeuta a Torino.

«Ogni giorno metti in tavola riso, pasta, pane o fiocchi di cereali semintegrali: ti assicuri zinco, selenio e vitamina B6 che stimolano le difese immunitarie e rendono più difficile una ricaduta.

Ok anche a carne di faraona o di pollo allevato a terra (contiene vitamina B1 che stimola l’appetito, spento dopo l’influenza) e a piselli, fagioli e lenticchie: sono una miniera di ferro e contrastano un’eventuale anemia, conseguenza della malattia, che può renderti stanca.

Se ti senti a terra, prova le compresse di polvere di  oringa, banana e baobab (500 mg 2 volte al giorno, lontane dai pasti): ti forniscono calcio, ferro e zinco, dandoti nuova energia».

2. Problemi intestinali reintegra vitamine e sali minerali 


Un enterovirus ha aggredito il tuo intestino, lasciandoti in preda ad attacchi di diarrea, ma durante la convalescenza devi fare i conti con gli strascichi: equilibrio della flora batterica in tilt, mucose intestinali con capacità ridotta di far da “barriera” a germi e virus e di assorbire i nutrienti.

«Per rimetterti in forma, perciò, mangia pesce e carne bianca cotta al vapore, che ti assicurano vitamine del gruppo B e quindi energia, banane e patate bollite: forniscono magnesio, minerale che hai perso con la diarrea e la cui carenza può innescare i crampi», suggerisce il dottor Carlo Gargiulo.

«Sì anche alle mele renette: contengono alcune sostanze (acido malico, tannico e galatturonico) che riequilibrano la flora batterica intestinale, prima difesa contro nuove infezioni», interviene l’immunologo.

«Per lo stesso motivo, sono efficaci anche i probiotici (soprattutto a base di acetobacter) da assumere anche per 15 giorni di fila, associati a prebiotici. Spolvera inoltre i tuoi piatti con zafferano e cumino, spezie che disinfiammano il colon.

No, invece, a cibi integrali o a verdure ricche di fibre (carciofi, finocchi, legumi, per esempio) perché stimolano i movimenti intestinali. Quando poi l’intestino ha ripreso le sue normali funzioni, punta sui broccoli: contengono un derivato del triptofano che “obbliga” i globuli bianchi sentinella (i linfociti) a posizionarsi sull’epitelio che lo riveste, riparandone i danni provocati dall’enterovirus».

3. Bronchite - bevi e fai la ginnastica per ventilare bene 


Bere di più: la prima regola dopo una bronchite. «I liquidi reidratano le mucose delle vie aeree, facilitando la riparazione dei micro danni indotti dai virus; inoltre fluidificano il catarro e, se scegli le bevande giuste, riducono anche la tosse, sintomo che spesso permane durante la convalescenza», conferma il dottor Maurizio Grandi. 

«Per una settimana, perciò, assumi 30-40 gocce di tintura madre di sambuco, grindella o marrubio da diluire in mezzo bicchiere di acqua calda, 4-5 volte al giorno e 30-40 gocce di tintura madre di rosaloccio, prima di andare a dormire.

Quando la tosse è totalmente scomparsa, invece, completa la terapia con 30-40 gocce di tintura madre di propoli decerata, 2 volte al dì, per almeno 10 giorni: è un antibiotico naturale, fortifica il tuo sistema immunitario e ti protegge dalle ricadute».

Attenta anche a non stressare la respirazione: dopo una bronchite a volte permane una leggera insufficienza respiratoria, e quindi il fiato un po’ corto; evita perciò sforzi o lavori troppo pesanti.

«No, anche a piccole corse, magari per raggiungere l’autobus, che ti obbligano a respirare a bocca aperta e che, oltre a incrementare la respirazione, possono facilitare l’entrata di nuovi germi o virus.

Utile, invece, un po’ di ginnastica per tornare a ventilare bene. Per questo, soffia con una cannuccia, in una bottiglietta da mezzo litro riempita a metà di acqua, contando sino a 5. Riprendi fiato e poi ripeti, senza mai forzare l’espirazone. Fallo per 8-10 volte, una paio di volte al giorno.

Se ti senti molto a terra, parlane con il tuo medico: può consigliarti integratori di vitamina B 12 e acido folico che sostengono il midollo osseo, impegnato durante la malattia a produrre globuli bianchi per controbattere l’infezione», avverte Carlo Gargiulo, il medico di famiglia.

4. Otite - non salire oltre i 1000 metri, proibite anche le gocce


«Dopo un’infezione, offri qualche attenzione in più al tuo orecchio, finché non si stappa e non torni a sentire», suggerisce il professor Fabio Beatrice, specialista in otorinolaringoiatria e audiologia a Torino.

«Inutile, però, rimanere in casa o proteggere le orecchie dal freddo, con cotone o cappelli di lana. Evita invece le escursioni in alta montagna, perché gli sbalzi della pressione barometrica possono rallentare la guarigione: non devi spingerti a più di 1000 m di altitudine.

Se durante l’otite si è rotta la membrana del timpano, devi mettere in campo ulteriori accortezze per non rallentarne la riparazione, che avviene da sola nel giro di qualche giorno.

Per questo, finché il medico non ha verificato che è nuovamente integra, niente acqua nelle orecchie (e quindi no a bagno, doccia o piscina), evita le gocce antalgiche da instillare nel padiglione e proibito soffiarsi il naso».

«Di notte, utilizza un vaporizzatore aggiungendo nell’apposito contenitore un cucchiaio di olio essenziale di mirra o di boswellia», suggerisce il dottor Maurizio Grandi, immunologo e fitoterapeuta. «Il vapore inalato esercita un’azione antinfiammatoria e antibiotica anche sull’orecchio », spiega l’esperto.

5. Mononucleosi - rimanda la palestra e fai una dieta leggera 


«Dopo una mononucleosi, la malattia del bacio, stanchezza e astenia possono affliggerti per molto tempo: il riposo è la terapia più efficace e, anche se riprendi il lavoro, evita di strafare», suggerisce il dottor Carlo Gargiulo.

«Cautela anche sul fronte dell’attività fisica: sì a brevi passeggiate, no a sessioni impegnative di palestra, per almeno un mese dopo la guarigione; la malattia provoca un aumento di volume della milza e i traumi possono provocarne la rottura».

«Attenzione anche alla dieta, perché il virus indebolisce il fegato», aggiunge il dottor Maurizio Grandi. «L’alimentazione deve essere leggera (sì a pasta, riso, latte, formaggi magri, uova alla coque, legumi), povera di grassi (proibiti fritti e insaccati) e alcolici, e ricca di verdura e frutta fresca.

Il consiglio in più? Aggiungi lo zenzero, spolverizzandolo sulle pietanze: dà energia e stimola l’appetito. Per aiutare il fegato a ristabilirsi, sì anche a 2 cucchiai al giorno di bevanda vegetale di desmodium, un’erba con una potente azione epatoprotettrice».

Quanti giorni per riprenderti


La durata della convalescenza varia a seconda della malattia che hai contratto. Le prime 24-48 ore dopo la scomparsa della febbre devi
comunque passarle a casa, al caldo.

Poi, puoi cominciare a uscire e a riprendere le normali attività, ma senza strafare, seguendo i consigli su misura per l’infezione che ti ha messo a terra. Ecco la durata della convalescenza in caso di:

Influenza: 7 giorni

Sindrome parainfluenzale con disturbi intestinali: 10 giorni

Bronchite: 15 giorni

Otite: 8 giorni

Mononucleosi : 2 mesi


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Articolo pubblicato sul n. 5 di Starbene in edicola dal 16/01/2018

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