Menopausa: lubrificanti, vitamina D e forza muscolare, protesi all’anca
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di Laura Della Pasqua
1. Per la secchezza meglio i lubrificanti o gli idratanti?
2. È vero che la vitamina D è utile anche per la forza muscolare?
3. Ho 60 anni e una protesi all'anca. Posso fare e sport?
1. Per la secchezza meglio i lubrificanti o gli idratanti?
Uno degli effetti del calo degli estrogeni in menopausa è la secchezza dell’apparato sessuale, che può provocare dolore durante i rapporti. I lubrificanti e gli idratanti, sono spesso confusi nella pratica quotidiana ma si tratta di due prodotti molto diversi. I lubrificanti agiscono al momento del rapporto sessuale, riducendo l’attrito e il dolore. Possono essere a base di oli, glicerina, silicone oppure a base di acqua. Questi ultimi contengono acqua miscelata talvolta con la glicerina, un liquido inodore e incolore, utilizzato anche in molti prodotti per la cura personale. Alcuni contengono conservanti e additivi, come glicerina e parabeni, che possono irritare i tessuti vaginali più sensibili. I lubrificanti a base di silicone offrono la massima efficacia e non si seccano durante il sesso. Hanno meno probabilità di irritare i tessuti vaginali rispetto a quelli a base d’acqua. La controindicazione è che sono più costosi. Quelli a base di olio possono durare più a lungo rispetto a quelli a base d’acqua, inoltre non contengono conservanti irritanti e altri additivi. In menopausa cala il desiderio e la risposta alla stimolazione sessuale. I lubrificanti che aumentano il piacere, spesso definiti gel stimolanti o "intensificatori", sono formulati per intensificare le sensazioni attraverso effetti di calore, freddo o formicolio, migliorando la circolazione sanguigna nelle zone intime. Offrono sollievo immediato ma di breve durata.
Gli idratanti vaginali sono formulati per l’uso regolare (2–3 volte a settimana), ripristinano progressivamente l’idratazione, l’elasticità e il comfort tissutale. Hanno un effetto cumulativo e migliorano i sintomi anche al di fuori dell’attività sessuale. Gli idratanti a base di acido ialuronico (HA) sotto forma di gel per la secchezza vaginale rappresentano oggi la soluzione più validata e fisiologica nell’ambito non ormonale. Ogni singola molecola di acido ialuronico può legare fino a 1.000 volte il proprio peso in acqua, garantendo un’idratazione immediata e prolungata, l’effetto filmogeno e protettivo, che riduce microlesioni e irritazioni, lo stimolo alla rigenerazione epiteliale e una risposta infiammatoria e del microbiota vaginale. L’efficacia degli idratanti vaginali è strettamente legata alla regolarità d’uso. Il beneficio è progressivo, richiede alcune settimane e il prodotto va applicato regolarmente, non solo “al bisogno”.
2. È vero che la vitamina D è utile anche per la forza muscolare?
Nelle analisi del sangue, spesso emerge per le donne in menopausa una carenza di vitamina D. Non è un fatto da sottovalutare. Oltre ad avere un ruolo essenziale per la salute delle ossa (ne abbiamo parlato spesso in questa rubrica), la vitamina D esercita un’azione diretta sul tessuto muscolare. La debolezza muscolare è un sintomo frequente nei soggetti carenti, spesso accompagnata da ridotta forza, minore resistenza fisica e aumento del rischio di cadute. Studi clinici dimostrano che la carenza di vitamina D è correlata alla sarcopenia (riduzione della massa muscolare) negli over 60, mentre l’integrazione nei soggetti carenti risulta utile per migliorare forza e funzionalità muscolare, con benefici variabili in base a dose, durata e condizioni cliniche. Mantenere livelli ottimali è essenziale per supportare la funzione neuromuscolare, l’equilibrio e la coordinazione, il recupero muscolare e la riduzione del rischio di infortuni. Una forma di vitamina la D3 può venire sintetizzata anche dalla pelle quando ci si espone alla luce solare diretta.
3. Ho 60 anni e una protesi all'anca. Posso fare e sport?
È assolutamente possibile fare sport con una protesi all'anca, anche per le donne over 60. L'attività fisica è anzi raccomandata per migliorare la mobilità, la forza muscolare e il benessere psicologico dopo l'intervento. La ripresa deve essere graduale, solitamente non prima di 4-6 mesi dall'operazione, e sempre previo parere del proprio ortopedico. In questo periodo, l’impianto protesico si integra gradualmente con l’osso, e la muscolatura circostante si rafforza. L’obiettivo della protesi d’anca non è di limitare le possibilità del paziente, ma restituire ciò che la coxartrosi (o altre patologie dell’anca) tolgono.
L’efficacia dell’impianto è sì legata alla bravura del chirurgo, ma anche alla forza di volontà del paziente, che deve vedere nella protesi d’anca un aiuto concreto per riottenere il proprio stile di vita attivo. Non tutti gli sport sono adatti a chi ha una protesi all’anca, bisognerà, infatti, prediligere sport a basso impatto. Alcuni comportano un rischio maggiore di danneggiare l’impianto o provocare complicazioni, come la lussazione o l’usura precoce della protesi. Il nuoto è uno degli sport migliori dopo un intervento di protesi all’anca. Non solo permette di migliorare la mobilità senza mettere pressione sull’articolazione, ma aiuta anche a tonificare i muscoli. L’acqua, infatti, offre un supporto naturale e riduce l’impatto sulle articolazioni. La bicicletta, sia quella tradizionale che quella stazionaria, è un’altra attività che può essere iniziata abbastanza presto. Già dopo 2-3 settimane, se il recupero lo consente, si può provare a pedalare, naturalmente con attenzione alla posizione della sella per evitare carichi sbagliati sull’anca. Camminare è un’attività semplice e sicura che aiuta a mantenere la tonicità muscolare senza sovraccaricare l’articolazione. È importante non esagerare con andature troppo veloci o terreni troppo sconnessi. Esercizi come Pilates e aerobica leggera possono essere utili per migliorare la coordinazione e la tonicità muscolare senza stressare l’articolazione. L’importante è evitare movimenti troppo intensi o improvvisi. La corsa sarebbe da evitare in quanto genera impatti ripetuti e carichi eccessivi sull’articolazione, aumentando il rischio di usura prematura dell’impianto.

