Dieta carnivora: perché secondo la scienza è pericolosa

Sui social dilaga, a opera dei meat influencer, una moda alimentare che elimina cereali, frutta e verdura. Destando molta preoccupazione tra medici e nutrizionisti



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Si inquadrano mentre gustano carne, cruda o cotta, e decantano le proprietà nutritive e, a detta loro, salutari, di un’alimentazione a base prevalentemente di proteine animali, che prevede anche pesce, frattaglie, uova, burro. Sono i meat influencer che, da qualche tempo, riscuotono l’attenzione dei social e acchiappano migliaia di follower; come Liver King, un muscoloso americano dall’aspetto rude, con i suoi post in cui si nutre quotidianamente di fegato crudo di bovino. Un trend, quello della dieta carnivora, che ha le sue origini nel 2017, negli Stati Uniti, grazie alla spinta mediatica dello psicologo canadese Jordan Peterson e del medico americano Shawn Baker, autore del bestseller The Carnivore Diet.

Da oltreoceano questa tendenza si è diffusa anche da noi e sembra raccogliere sempre più interesse e popolarità suscitando, di pari passo, la perplessità, se non l’allarme, tra medici e nutrizionisti, soprattutto in relazione ai possibili rischi. I meat influencer italiani si difendono però dall’accusa di diffondere disinformazione definendola una scelta libera e individuale (da non imitare). Per capirne di più, abbiamo chiesto a Flavia Bernini, una delle nostre esperte di alimentazione più attente al fenomeno delle fake news di fare chiarezza.


Quando si parla di dieta carnivora, si pensa immediatamente all’uomo primitivo…

«Vero, infatti i suoi seguaci ritengono che questo tipo di alimentazione rappresenti, per l’uomo, il modo più naturale di nutrirsi, in quanto affine alla dieta dei nostri antenati paleolitici. Mangiare “secondo natura” permetterebbe quindi di assecondare la nostra genetica. Niente di più falso: gli studi ci dicono che gli uomini primitivi avevano un regime che includeva alimenti sia di origine animale che vegetale.

Le ricerche scientifiche sui Neanderthal, infatti, dimostrano che erano onnivori: non si nutrivano solo di carne, ma anche di datteri, tuberi, semi e vegetali disponibili in natura. La dieta carnivora è una “riscoperta”, rilanciata di recente: le sue origini risalgono ai primi del ‘900, quando l’antropologo ed esploratore canadese Vilhjalmur Stefansson documenta la sua esperienza tra il popolo artico degli Inuit, condividendo con loro un’alimentazione esclusivamente a base di carne».


Quali sono i motivi per cui è tornata di moda ultimamente?

«Il suo successo si basa sulla narrazione, puramente aneddotica, degli effetti curativi di questo regime che, a detta dei suoi seguaci, sembrerebbe risolvere una lista di disturbi come mal di testa, insonnia, sbalzi di umore, stati d’ansia, problemi
dermatologici, articolari e gastroenterici, senza tralasciare la perdita di peso e il netto miglioramento dei parametri ematici come colesterolo, glicemia, e trigliceridi».


Nella versione “moderna” in cosa consiste?

«Si tratta di un’alimentazione molto restrittiva, che bandisce totalmente qualsiasi alimento di origine vegetale come frutta, verdura, cereali, legumi, frutta secca e oli. Non c’è una grande differenza tra colazione, pranzo e cena e sono ammessi solo alimenti di origine animale, quali carne, pesce, uova, frattaglie e burro. I latticini possono essere inclusi, benché limitati e nella versione senza lattosio e da latte non pastorizzato.

Anche gli scarti del grasso della carne sono molto consigliati e, tra le frattaglie, spicca il consumo di fegato, meglio se crudo. Spesso, alla dieta carnivora, viene associato un semi-digiuno che riduce i pasti a 2 nell’intera giornata. Da bere è prevista solo acqua o brodo di ossa. Una versione ancora più restrittiva, la Lion Diet, prevede solo il consumo di carne, acqua e sale».


Banditi specialmente gli alimenti di origine vegetale. Ma perché?

«I sostenitori della dieta carnivora ritengono che contengano antinutrienti, come le lectine, i fitati e gli ossalati; sostanze che ostacolano il buon funzionamento dell’organismo, riducendo l’assorbimento di vitamine e minerali e irritando l’intestino. Il consumo di alimenti animali, al contrario, fornirebbe il giusto apporto di proteine dall’alto valore biologico, vitamina B12, ferro eme, cioè più facilmente assimilabile, e acidi grassi essenziali come omega-3, EPA e DHA».


La scienza invece cosa dice?

«Ad oggi non esistono studi scientifici che dimostrino gli effetti a medio o lungo termine di questa dieta. Le informazioni si concentrano su alcuni “case report”, ossia ricerche che raccolgono i racconti di chi è in “carnivore diet” e che testimoniano i benefici riscontrati seguendo questo regime. Risulta plausibile che patologie intestinali in fase acuta, come il morbo di Crohn o la rettocolite ulcerosa, ricevano beneficio dall’assenza di fibre. Tuttavia, oggi esistono protocolli dietetici temporanei e molto meno restrittivi per la gestione di queste patologie.

Per quanto riguarda invece i tanto temuti antinutrienti, ricordiamo che i normali processi di cottura, fermentazione e ammollo degli alimenti che li contengono, li annullano praticamente del tutto. In aggiunta, oggi sappiamo addirittura che alcuni di questi composti hanno persino funzioni protettive. Da sottolineare poi che il miglioramento dei parametri ematici (colesterolo, glicemia, transaminasi…), descritto da chi è carnivoro, si spiega con la perdita di grasso in eccesso e non dipende dal particolare regime alimentare».


Però è vero che fa perdere velocemente peso...

«La repentina perdita di chili si spiega con la completa esclusione dei carboidrati, che induce uno stato di chetosi. Questo fenomeno sposta il metabolismo verso l’utilizzo dei grassi come principale substrato energetico e comporta un’importante perdita di acqua e una riduzione delle riserve di glicogeno. Inoltre, la presenza di alimenti ricchi di grassi e proteine induce sazietà e la monotonia della dieta porta a mangiare di meno. Gli studi, d’altronde, ci dicono che la perdita di peso ottenibile dopo qualche mese di dieta chetogenica e di ipocalorica bilanciata è pressoché identica».


Come nutrizionista cosa ne pensa?

«Attualmente non ci sono i presupposti scientifici per sostenere un regime dietetico di questo genere che, in definitiva, si avvicina ad una dieta chetogenica mal formulata. I dati a nostra disposizione ci dicono che si tratta di un modello alimentare potenzialmente pericoloso e non sostenibile né dal punto di vista etico, per l’enorme numero di animali che si dovrebbero uccidere per abbracciare questo tipo di alimentazione, né ambientale, per l’inquinamento che comporta il loro utilizzo per fini alimentari, né umano, per la rigidità e monotonia della dieta.

La scienza, al contrario, si sta muovendo nella direzione completamente opposta, rintracciando nella cosiddetta “dieta planetaria” il modello alimentare migliore per la salute dell’uomo e dell’ambiente. Non a caso si tratta di una dieta prevalentemente vegetale e di stampo mediterraneo».


Dieta carnivora: i pericoli per l'organismo

Seguire una dieta così restrittiva, a base solo di proteine animali espone a gravi carenze nutrizionali.

«L’esclusione di alimenti vegetali porta ad un’importante perdita di elettroliti, in particolare potassio o magnesio. Anche la vitamina C e la K sono a forte rischio. Se, da un lato, l’assenza di fibre altera il microbiota intestinale, la concomitante presenza di carne rossa aumenta le possibilità di tumore al colon-retto. In più, l’elevato contenuto di grassi saturi predispone all’incremento del colesterolo LDL, il cosiddetto colesterolo cattivo legato alle patologie cardiovascolari», sottolinea Flavia Bernini.

Da non sottovalutare, il rischio di infezioni batteriche come Salmonella, Listeria ed Escherichia coli legate al consumo di latte non pastorizzato e carne cruda.


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