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Gambe: cosa fare se non riesci a tenerle ferme

Movimenti involontari prima di addormentarsi o nel sonno sono la spia di un disturbo genetico. Ecco come risolverlo

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Hai le gambe che a volte si muovono indipendentemente dalla volontà, percorse da scatti nervosi, irrequiete e incapaci di stare ferme. Ti capita soprattutto quando stai per addormentarti o nel pieno della notte, quando il movimento incontrollato diventa così frenetico da causare risvegli improvvisi.

«Sono i sintomi della cosiddetta “sindrome delle gambe senza riposo”, un disturbo motorio del sonno che colpisce circa il 3% degli italiani, con una netta predilezione per il gentil sesso», spiega il professor Luigi Ferini Strambi, docente di neurologia all’Università Vita Salute dell’ospedale San Raffaele di Milano.

«Si tratta di una patologia spesso di origine genetica (il 50% di chi ne soffre ha almeno un membro della sua famiglia che ne è afflitto) e dipende da una disfunzione del sistema dopaminergico.

Coinvolge, infatti, la dopamina, neurotrasmettitore che regola il movimento e che si abbassa fisiologicamente nelle ore serali e notturne. Se c’è una predisposizione genetica, questo calo è sufficiente ad innescare gli scatti e i movimenti involontari delle gambe.

Non solo: chi ne soffre diventa facile preda di una forma di insonnia che non si risolve con alcun farmaco ipnoinducente e, nei casi più gravi, oltre a muoversi freneticamente le gambe diventano anche doloranti.

Il primo rimedio per alleviare il disturbo, soprattutto se occasionale, è quello di alzarsi dal letto e camminare: in genere bastano 5-10 minuti perché le gambe si acquietino.

«Se il problema si ripresenta 2-3 volte alla settimana, o se interferisce pesantemente sulla qualità del riposo, occorre invece rivolgersi a un centro di medicina del sonno dove il neurologo,oltre a confermare la diagnosi, può prescrivere farmaci a base di molecole (come il pramipexolo e la rotigotina) che aumentano i livelli di dopamina», spiega il professor Ferini Strambi.

«Oppure si possono prescrivere delle molecole farmacologiche che potenziano il sistema Gaba (gabapentin e pregabalin, per esempio), riducendo l’agitazione degli arti inferiori.

Per le forme più gravi, che causano anche dolore, sono invece indicati farmaci più potenti, come l’ossicodone, che hanno un duplice effetto: agiscono sia come antidolorifici sia potenziando il sistema dopaminergico.

Infine, in alternativa, si può ricorrere alla somministrazione di ferro per via endovenosa. Questo, infatti, è un minerale molto importante per favorire la sintesi di dopomina. No, invece, ai sonniferi perché non hanno alcun effetto curativo».



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Articolo pubblicato sul n. 51 di Starbene in edicola dal 5/12/2017

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