Endometriosi: cosa può fare l’alimentazione
Dieta e salute intestinale sono al centro di un nuovo modo di prevenire “la malattia invisibile” e rendere le terapie disponibili più efficaci. Obiettivo: ridurre l’infiammazione, e non solo

Un esercito che soffre in silenzio. È quello delle donne affette da endometriosi: «In Italia sono 3 milioni, il 10-15% delle italiane in età riproduttiva», tuona la dottoressa Beatrice Venturi, nutrizionista che da anni collabora con l’Associazione Progetto Endometriosi e ha contribuito a stilare le linee guida presenti su apendometriosi.it. Ma un nuovo modo di affrontare la malattia lancia nuove, e concrete, speranze: «Alimentazione e salute intestinale possono aiutare a ridurre il rischio di endometriosi e a migliorare la qualità di vita delle donne che ne soffrono», afferma l’esperta. Che ci racconta tutto in questa intervista.
Intestino ed endometriosi: c’è un legame?
«Numerosi studi dimostrano che le donne con endometriosi presentano uno stato di disbiosi (una composizione alterata del microbiota intestinale), dominato da batteri come l’Escherichia coli e con una diminuzione di quelli considerati benefici, lattobacilli e bifidobatteri su tutti. Sono molti i motivi per cui uno stato di disbiosi può contribuire allo sviluppo e alla progressione dell’endometriosi. Per citarne qualcuno, l’alterazione della barriera intestinale con conseguente aumento della permeabilità può consentire ai batteri e ai loro metaboliti di entrare nel flusso sanguigno. Questo può innescare un'infiammazione sistemica, tra le caratteristiche chiave della malattia.
Inoltre, il microbiota intestinale regola i livelli di estrogeni attraverso l’estroboloma (l’insieme dei geni che regolano il metabolismo degli estrogeni), contribuendo allo sviluppo dell’endometriosi; ma interagisce anche con il sistema immunitario, influenzando la sua risposta a vari stimoli, e la disbiosi intestinale può portare ad una disregolazione immunitaria capace di promuovere la malattia».
Che ruolo gioca la dieta?
«È uno strumento importante per ridurre sia il dolore sia quei disturbi gastrointestinali molto spesso presenti nelle donne con endometriosi, ma può anche influenzare lo sviluppo e la progressione della malattia. Proprio per questo dovrebbe essere incentrata sulla diminuzione dell'infiammazione, sulla riduzione dello stress ossidativo e dell’eccesso degli estrogeni. Senza dimenticare l’azione negativa degli interferenti endocrini...».
Gli alimenti top e flop?
«Oggi si parla soprattutto di “pattern dietetici” e non di cibi singoli, perché a contare è l’alimentazione nel suo complesso. In generale andrebbero ridotti zuccheri semplici, acidi grassi Omega-6 e trans, così come tutti i cibi processati ricchi di additivi, gli alcolici e la carne rossa. Al contrario, il sistema alimentare ideale deve essere ricco di Omega-3, fibre e antiossidanti».
È vero che le uova andrebbero limitate in caso di endometriosi?
«Le uova possono essere consumate senza problemi. Non hanno associazioni con la malattia e tornano utili in virtù della loro ricchezza di vitamine coma la A, la D e la B12. Inoltre sono un’ottima fonte di minerali, tra cui ferro e selenio, e hanno un benefico effetto di riduzione sullo stress ossidativo».
Quale alimento, invece, richiede più attenzione?
«La carne rossa è associata a un aumento del rischio di endometriosi. Un importante studio condotto su un numero significativo di pazienti ha svelato che il consumo di questo alimento (in particolar modo più di due porzioni al giorno) può aumentare il rischio di sviluppare la malattia fino al 56%. Perciò consiglio di ridurne il consumo a una volta a settimana. Meglio se ottenuta da animali allevati all’aperto».
E il glutine, sempre più spesso messo alla gogna?
«Gli studi sono contrastanti, ma un eccesso potrebbe risultare proinfiammatorio. Esiste, infatti, una correlazione fra endometriosi e alcune malattie gastrointestinali, fra cui anche la celiachia. Ma anche se certe evidenze scientifiche dimostrano che una riduzione o un’esclusione del glutine dalla dieta può migliorare i sintomi della malattia, non sostengono la necessità di un sistema alimentare gluten free per le donne con endometriosi. Quindi consiglio semplicemente di ridurlo, e non di eliminarlo, a favore di una maggiore varietà di cereali. Ma sempre dopo aver valutato la scelta con un professionista: le diete senza glutine possono alterare negativamente la composizione del microbiota intestinale».
Semaforo verde anche per i legumi?
«Possono essere un alimento utile grazie al loro apporto di fibre, in grado di ridurre i livelli di estrogeni ed essenziali per il microbioma. Ma in tal caso è davvero importante fare attenzione anche ai sintomi intestinali, segnale di una cattiva tolleranza di questi alimenti. Perciò meglio introdurli molto gradualmente. E con alcune precauzioni».
Quali?
«Consiglio di preferire quelli decorticati oppure di fare un ammollo prolungato (almeno 12 ore): un processo che aiuta a eliminare parte dei responsabili della produzione di gas intestinali. Inoltre, l’aggiunta di alga kombu, semi di finocchio o cumino ne aumenta la digeribilità».
Sulla soia se ne sentono tante…
«Il legame tra soia ed endometriosi è stato a lungo oggetto di dibattito nella comunità scientifica. In passato questo alimento ha sicuramente suscitato delle preoccupazioni a causa del suo contenuto di isoflavoni, ma in tempi più recenti altri studi hanno appurato che questi fitoestrogeni potrebbero addirittura avere un ruolo protettivo. Il dibattito è ancora aperto perché le ricerche disponibili non consentono di trarre conclusioni definitive, però possiamo dire che l’assunzione moderata di soia non crea problemi. Ma non è il solo alimento controverso».
Si spieghi meglio…
«Anche il rapporto fra latticini ed endometriosi, per esempio, non è del tutto chiarito. Alcuni studi sostengono che le donne con endometriosi che riducono l’assunzione di latte riportano una riduzione del dolore, ma sono ricerche condotte su campioni limitati, e i risultati non sono definitivi. Piuttosto è preferibile limitarli, soprattutto perché spesso le pazienti presentano un’infiammazione a livello intestinale e non sono in grado di tollerare il latte. Perciò è importante che, nel caso si decida di introdurli nella dieta, si faccia attenzione. Yogurt e kefir rappresentano una valida opzione perché fermentati, ma meglio verificare che provengano da animali allevati al pascolo».
Cosa non deve mai mancare?
«Il pesce. Assicura Omega 3, che oltre a ridurre il rischio e la progressione dell’endometriosi torna utile anche contro i sintomi dolorosi. È importante però scegliere quello di piccola taglia, per evitare di portare nel piatto sostanze inquinanti. Largo quindi al pesce azzurro».
I metodi di cottura sono importanti?
«La cottura da un lato rende l’alimento più digeribile e uccide i microrganismi patogeni, ma dall’altro può influenzare anche in modo significativo i contenuti nutrizionali. Inoltre, alcuni metodi, come la preparazione alla brace, possono portare alla formazione di sostanze potenzialmente dannose. Consiglio di preferire la cottura in padella con un filo d’olio extravergine di oliva, o al vapore, perché facilitano la digestione. Da evitare, invece, la bollitura, perché può impoverire l’alimento. Fa calare del 70% il contenuto di vitamina C, folati, B6 e potassio, mentre quello di carotenoidi, fosforo, ferro e magnesio si abbassa del 35-40%: da usare solo per la pasta, i cereali e le zuppe».
E la frittura?
«In realtà, se ben fatta non è da demonizzare. È importante utilizzare gli oli giusti come l’extravergine di oliva, caratterizzato da un alto punto di fumo, al posto di quello di semi di girasole, o di mais. Ma cottura e cibo vanno di pari passo alla scelta di un sistema alimentare adeguato».
Qual è il sistema alimentare migliore?
«Non ne esiste uno preferibile agli altri in assoluto, ma dagli studi emergono diversi modelli alimentari che possono essere utili nella gestione dell'endometriosi, da personalizzare in base al paziente. Il più favorevole è quello mediterraneo: antinfiammatorio, prevede una dieta ricca di fibre, Omega-3, vitamine e antiossidanti. Genera un promettente miglioramento dei sintomi e una riduzione dei marcatori dello stress ossidativo e dell’infiammazione. Inoltre, prevede un alto apporto di fibre prebiotiche».
A cos’altro bisogna fare attenzione?
«Alle sostanze inquinanti che agiscono come gli interferenti endocrini, cioè che possono alterare il sistema ormonale. Vale per tutti, ma a maggior maggiore per le donne con endometriosi perché l’esposizione può aggravare la malattia».
In che modo limitare l’esposizione agli interferenti endocrini?
«Suggerisco di limitare l’uso di plastiche soprattutto a contatto con gli alimenti e scegliere materiali come il vetro e l’acciaio per conservare o cucinare il cibo. Inoltre, meglio preferire frutta e verdura da agricoltura biologica, perché può ridurre l’impatto di diversi interferenti endocrini».
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