Tumore alla cervice uterina sconfitto? Il traguardo delle under 25
Provocato dall’infezione da Papilloma virus, il tumore alla cervice uterina potrebbe essere sconfitto dalla generazione di ragazze under 25. È il grande traguardo raggiunto in Australia. E in Italia? Ecco perché è fondamentale vaccinarsi e i sintomi e le cause dell’infezione

La generazione di ragazze under 25 potrebbe essere la prima a vedere la quasi totale scomparsa del carcinoma alla cervice grazie alla vaccinazione. Un risultato storico per la medicina preventiva.
L’Australia, che per prima ha introdotto l’immunizzazione, ha ridotto a zero i casi. In Italia si registrano circa 3.500 nuovi casi ogni anno e circa 1.500 decessi, ma anche nel nostro Paese, nonostante la campagna vaccinale sia ancora limitata, i numeri sono in calo.
Da che cosa è causato il tumore della cervice
Il 99% dei tumori alla cervice uterina è causato dall’infezione da HPV, Papilloma virus. Essere entrati in contatto con il virus non significa sviluppare per forza la malattia. Così come lo è per l'organo femminile, il bersaglio dei papillomavirus è anche il distretto testa-collo.
Secondo gli ultimi dati disponibili l'infezione da HPV rappresenta la causa del 32-36% dei tumori dell'orofaringe. Infine l'infezione da HPV può portare allo sviluppo del tumore del pene e dell’ano. Esistono circa 100 tipologie differenti di papillomavirus. Alcuni sono responsabili di lesioni benigne come i condilomi, altri sono in grado di produrre lesioni potenzialmente in grado di generare i tumori.
Negli anni sono stati sviluppati dei vaccini capaci di neutralizzare il virus riducendo notevolmente la possibilità di sviluppo del tumore. L’efficacia dipende da quanti ceppi virali copre il vaccino. Uno studio inglese pubblicato su The Lancet ha mostrato che nella popolazione vaccinata a 12-13 anni i casi di tumore della cervice si sono ridotti dell’87% rispetto alla popolazione non vaccinata. Così come per le lesioni CIN3 del collo dell’utero, ridotte del 97%.
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Le cause dell’infezione
L’infezione genitale da Papillomavirus si trasmette essenzialmente attraverso i rapporti sessuali: è infatti una delle più frequenti malattie sessualmente trasmesse.
Le persone che hanno un sistema immunitario particolarmente vulnerabile sono più esposte al rischio di contagio. Con frequenza decisamente inferiore, l’infezione può essere provocata, in alcuni ambienti come docce pubbliche, piscine e spogliatoi, attraverso il contatto con superfici o asciugamani in precedenza utilizzate da portatori dell’infezione.
I sintomi dell’infezione
I sintomi variano in base al tipo di infezione. Generalmente i segni più comuni dell’infezione a basso rischio sono le verruche. Quelle genitali (condilomi) possono essere localizzate sui genitali esterni, all’interno della vagina, intorno o dentro l’ano e sul perineo (la regione cutanea posta tra la vulva e l’ano).
La maggior parte delle lesioni causate da HPV sono asintomatiche, ma in alcuni casi, le verruche possono provocare fastidio, prurito o disagio al contatto con gli indumenti intimi.
I ceppi di HPV ad alto rischio che provocano il cancro nelle zone genitali non si manifestano invece attraverso i condilomi, ma con modificazioni asintomatiche delle cellule (citologiche) e dei tessuti (istologiche) a carico delle mucose genitali (tipicamente del collo uterino). Queste sono rilevabili soltanto tramite Pap Test o altri esami diagnostici come vulvoscopia, colposcopia o scopia del cavo orale.
L'importanza della prevenzione
La trasmissione dei condilomi genitali si può ridurre, diminuendo i rapporti a rischio, promiscui o occasionali e utilizzando sempre il preservativo. Tuttavia, per quanto sia fondamentale l’utilizzo del profilattico, bisogna anche ricordare che si riduce ma non si annulla la possibilità di contagio, poiché questo non è in grado di coprire completamente le aree di contatto. Quindi non può essere considerato a tutti gli effetti uno strumento di prevenzione per l’infezione da HPV.
L’unica vera forma di prevenzione è rappresentata dalla vaccinazione che impedisce il contagio dai ceppi HPV responsabili di quasi il 100% dei tumori. Il vaccino non contiene particelle virali o virus interi attenuati o inattivati, ma proteine finalizzate allo stimolo della risposta immunitaria.
Perché la vaccinazione è rivolta agli under 25
Il tumore della cervice solitamente richiede anni per svilupparsi dopo l'infezione iniziale.
Vedere un calo così netto nella fascia d'età 20-25 anni è significativo perché indica che il vaccino ha bloccato l'infezione proprio nel momento di massima suscettibilità (l'inizio dell'attività sessuale).
La terapia
«Per la terapia esiste inizialmente un approccio farmacologico. Se l’approccio farmacologico non è sufficiente, si può ricorrere all’intervento chirurgico, soprattutto nel caso di condilomi genitali. Le lesioni possono quindi essere rimosse mediante crioterapia o trattamenti con ansa elettrificata o laser», spiega il ginecologo Luigi Cetta, specializzato nella prevenzione, diagnosi e trattamento del Papillomavirus e da 15 anni nella HPV unit dell’Ospedale S. Eugenio di Roma.
«Una cervice trattata però, per le donne in fase riproduttiva, diventa una cervice debole e quindi in caso di gravidanza esposta a causare un cedimento e di conseguenza una minaccia di parto pre termine. In tale caso è indicata l'esecuzione di un cerchiaggio preventivo».
Il parere dell’esperto
«Il tempo che intercorre tra l’infezione e la manifestazione delle lesioni precancerose è di 5 anni circa ma molto dipende dalla risposta del sistema immunitario del ricevente. In caso del carcinoma della cervice il tempo di latenza può essere anche di decenni», spiega il ginecologo Luigi Cetta.
«Anche se l’efficacia del vaccino è maggiore se effettuato prima dei 16 anni e dell’inizio dell’attività sessuale (e del conseguente rischio di esposizione al virus), anche gli adulti possono beneficiare della vaccinazione, stando a quanto osservato in alcuni studi (fino a circa 40 anni). La vaccinazione viene consigliata anche a chi ha già avuto un contatto con il Papilloma virus oppure a chi ha subito un intervento chirurgico per rimuovere lesioni sia benigne che maligne, in quanto capace di rafforzare il sistema immunitario».
Cetta sottolinea che «oggi il vaccino previene il 90% dei tumori associati all’HPV e protegge da 9 ceppi diversi di HPV, quelli più ad alto rischio e più diffusi, responsabili di circa il 70% dei casi di tumore della cervice. Va da sé che le persone vaccinate restano scoperte nei confronti di tutti gli altri ceppi di HPV, anche ad alto rischio. Per questo motivo è necessario continuare a sottoporsi regolarmente a test di screening anche se vaccinati».
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