Paracetamolo e giovani, è un farmaco, non una caramella: i rischi del sovradosaggio
L’Aifa lancia l’allarme sul paracetamolo, puntando il dito contro l’uso improprio e il sovradosaggio, specialmente tra i più giovani. Tra gli effetti collaterali più gravi, problemi a livello epatico. Ecco come assumerlo in sicurezza

Il paracetamolo lo consideriamo il farmaco “tuttofare”, il rimedio sicuro per raffreddore, febbre, dolori articolari, mal di testa. In ogni armadietto dei medicinali italiano ce n'è una scatola. Tuttavia, l'ultima nota dell'AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) solleva un velo su un’abitudine pericolosa: l’uso improprio e il sovradosaggio, specialmente tra i più giovani.
«L’assunzione di quantità superiori a quelle indicate, infatti - spiega l’Agenzia - può determinare effetti indesiderati anche gravi, in particolare a livello epatico, rendendo necessario mantenere alta l’attenzione sull’uso appropriato di questo medicinale, soprattutto in una fascia di età vulnerabile».
Il falso senso di sicurezza
Il problema principale è la percezione del rischio. Essendo un farmaco da banco, spesso si tende a ignorare il calcolo rigoroso del dosaggio, affidandosi all’intuito o alla gravità dei sintomi. Un’analisi congiunta dei dati disponibili a livello nazionale, quelli della Rete Nazionale di Farmacovigilanza e, in particolare, quelli del Centro Antiveleni di Pavia, indica un numero significativo di casi di sovradosaggio intenzionale di paracetamolo tra gli adolescenti.
Per l’Aifa, «il sovradosaggio intenzionale può essere legato a gesti impulsivi o dimostrativi e a una errata percezione che il paracetamolo sia un medicinale privo di rischi».
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L'errore da non fare
Il paracetamolo è un medicinale. Se assunto correttamente, è sicuro ed efficace ma un uso improprio o l’assunzione di quantità superiori a quelle raccomandate può determinare effetti indesiderati gravi, irreversibili nei casi più severi, in particolare a livello del fegato.
Non bisogna moltiplicare le somministrazioni o accorciare i tempi d’attesa tra una dose e l’altra sperando in un effetto più rapido. Il paracetamolo ha una finestra terapeutica precisa: superarla non accelera la guarigione, ma espone il corpo a rischi seri.
Cosa succede se si supera la dose consigliata
Il paracetamolo viene metabolizzato dal fegato. Quando ne assumiamo troppo, le riserve di sostanze che il corpo usa per "neutralizzare" i sottoprodotti tossici del farmaco si esauriscono.
Questo può portare a:
• danni epatici silenziosi: i sintomi del sovradosaggio non sono sempre immediati o evidenti.
• Accumulo tossico: nei ragazzi, il cui metabolismo è ancora in una fase di transizione, il rischio di tossicità è particolarmente elevato se non si rispetta il rapporto dose/peso corporeo.
Consigli pratici per l'uso corretto
Per evitare rischi inutili, ecco dei consigli pratici per un uso corretto del paracetamolo.
• Rispettare l'intervallo: mai scendere sotto le 6 ore tra una somministrazione e l'altra (salvo diversa indicazione medica specifica).
• Attenzione ai "prodotti nascosti". Molti farmaci per il raffreddore o l'influenza contengono già paracetamolo. Assumerli insieme alla classica compressa significa andare in sovradosaggio.
• Il peso, non solo l'età. Specialmente per gli adolescenti, la dose va calcolata in base al peso corporeo effettivo, non solo agli anni.
• Consultare sempre il foglietto illustrativo. E, prima di somministrare o assumere dosi extra, contattare il medico o il farmacista. La sicurezza di un farmaco dipende prima di tutto da come lo usiamo.
L’esperto: un rischio anche per gli anziani
«Esistono alcune categorie di pazienti che dovrebbero usare il paracetamolo con cautela. In primis i bambini e gli anziani, evitando accuratamente l’autogestione della terapia, e seguendo attentamente le indicazioni del proprio medico curante», spiega il cardiologo e docente di Farmacologia Silvio Festinese.
Quindi non solo gli adolescenti, il sovradosaggio è un rischio anche per gli anziani.
«Il paziente anziano deve essere sempre trattato alla luce della sua specifica funzionalità epatica e renale. Alla luce di ciò, per ogni farmaco va stabilito il dosaggio più adeguato e sostenibile: questo vuol dire sia evitare di superare il massimo dosaggio sottoponendo il paziente a severi effetti collaterali, ma anche di sottodosare il farmaco esponendo il paziente ad altrettanti gravi rischi e complicanze della patologia da trattare».
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