Hantavirus, cos’è il virus dei topi e i rischi (attenti a cantine e garage)
Tre morti in crociera per Hantavirus, il virus dei topi. Scopri cos’è, come avviene il contagio e i consigli per pulire cantine e luoghi rimasti chiusi a lungo in totale sicurezza

Una crociera nell’Oceano, dall’Argentina a Capo Verde, si è trasformata in un incubo. Tre passeggeri a bordo della MV Hondius sono morti per un focolaio di Hantavirus, conosciuto anche come il “virus dei topi”. Un virus contro il quale non esistono ancora vaccini o cure specifiche pur essendo noto da tempo agli scienziati.
Cosa sono gli Hantavirus
Gli Hantavirus ono virus a RNA che colpiscono prevalentemente i roditori (topi cervini, ratti delle risaie, arvicole), che fungono da serbatoi naturali. La particolarità di questo virus è che non fa ammalare l’animale ospite, il quale può continuare a diffondere l’agente patogeno per tutta la vita attraverso urine, feci e saliva.
Esistono almeno 38 specie di Hantavirus conosciute di cui 24 causano infezione nell’uomo. A febbraio dell’anno scorso la moglie dell’attore Gene Hackman fu trovata morta nella sua casa di Santa Fe. Emerse che la causa del decesso era stata proprio un Hantavirus. La donna viveva in una casa infestata dai topi.
Come si trasmette il virus
Il contagio umano avviene quasi esclusivamente per via inalatoria. Quando le escrezioni dei roditori si seccano, il virus può legarsi alle particelle di polvere.
Se un uomo agisce su queste aree (pulendo una soffitta, campeggiando o lavorando in agricoltura), inala i cosiddetti "bio-aerosol" infetti. Più raramente, il contagio può avvenire tramite morsi o contatto diretto tra mucose e materiale contaminato.
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Le due facce della malattia
L’Hantavirus si manifesta in due sindromi distinte in base alla regione geografica e alla specie virale coinvolta.
La Sindrome Polmonare da Hantavirus (HPS), prevalente nelle Americhe, è la forma più aggressiva. Ha sintomi simili a una comune influenza (febbre, dolori muscolari, stanchezza). Ma dopo pochi giorni, il virus attacca i polmoni, causando un accumulo di liquidi (edema polmonare) che porta a gravi difficoltà respiratorie. La mortalità è molto alta, con tassi che sfiorano il 38-40%. Possono comparire sangue nelle urine e/o nelle feci ed ecchimosi sulla pelle. La maggior parte di coloro che sopravvivono si riprende in 3-6 settimane, ma la guarigione può richiedere anche fino a sei mesi.
C’è poi la Febbre Emorragica con Sindrome Renale (HFRS), più comune in Europa e Asia. Sebbene meno letale della variante polmonare, è comunque estremamente debilitante. La variante europea causa una forma più lieve.
Diagnosi e trattamento
È fondamentale la diagnosi tempestiva. Poiché i sintomi iniziali sono generici, molti pazienti arrivano in ospedale quando la situazione è già critica. Non esiste un trattamento antivirale specifico approvato.
La terapia è puramente di supporto: ossigenoterapia, ventilazione meccanica e gestione dei liquidi in terapia intensiva.
Come difendersi
Non essendoci un vaccino largamente disponibile in Occidente, la prevenzione si basa esclusivamente sul controllo ambientale. Ovvero la pulizia va fatta in sicurezza. La pulizia di ambienti rimasti chiusi per molto tempo (cantine, baite, garage) va fatta aprendo porte e finestre per almeno 30 minuti prima di entrare.
Non usare scope o aspirapolvere, che solleverebbero la polvere infetta. Spruzzare le superfici con una soluzione di candeggina o disinfettanti specifici per inattivare il virus. Tenere il cibo (incluso quello degli animali domestici) in contenitori a chiusura ermetica.
Eliminare cataste di legna o detriti vicini alle pareti domestiche che potrebbero offrire rifugio ai topi.
Il parere dell'esperto
«Il virus raramente si trasmette da uomo a uomo e questo dovrebbe limitare l’estensione dei contagi», spiega Carlo Federico Perno, direttore del laboratorio di virologia e microbiologia del Bambino Gesù di Roma.
Sottolinea che «siccome è una famiglia di virus molto ampia, può provocare un ventaglio di problemi diversi. Da un lato ci sono le febbri emorragiche e le insufficienze renali, dall’altro le polmoniti. La mortalità è alta».
L’epidemiologo Michael Baker ha spiegato alla Bbc che è raro che gli esseri umani contraggano l’Hantavirus.
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