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Pesticidi: quali sono i rischi?

A maggio la Fao si pronuncerà sul glifosato, ma i fitofarmaci in uso sono 250. Ecco le cose da sapere

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di Valeria Ghitti

Secondo l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro dell’Organizzazione mondiale della sanità è un possibile cancerogeno, mentre l’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) ne ha prorogato l’autorizzazione all’uso fino a giugno. Parliamo del glifosato, uno dei pesticidi più utilizzati al mondo (Italia compresa), in commercio da 40 anni.

Le conclusioni divergenti alle quali sono giunti i due autorevoli enti derivano dall’analisi di dati differenti (l’Efsa ha tenuto conto anche degli studi che per legge le aziende sono tenute a presentare per dimostrare l’innocuità o meno di una sostanza chimica da commercializzare).

Ma questo non è certo tranquillizzante, tanto che l’Istituto Ramazzini di Bologna, onlus impegnata da anni nella ricerca sui tumori, ha annunciato l’avvio il prossimo mese di una valutazione indipendente. A maggio dovrebbe pronunciarsi sul tema anche la Fao. Nell’attesa si invoca da più parti l’utilizzo solo di sostanze dai profili di sicurezza certi.


USIAMO MENO PESTICIDI DI UN TEMPO

Secondo quanto riportato nell’ultimo rapporto Ispra, l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, nel 2012 in Italia sono stati immessi in commercio circa 4,8 kg per ettaro coltivato di pesticidi, dati che ci collocano tra i maggiori consumatori d’Europa. Dal 2001 al 2012, però, si è registrato un calo del numero dei principi attivi presenti nei prodotti in vendita e la diminuzione maggiore ha riguardato quelli con più alta tossicità.

«Prima c’erano sul mercato molte sostanze non controllate in maniera sistematica. Dal 2003 al 2009 l’Unione europea ha fatto una revisione generale di quelle molecole e su un migliaio ne ha riammesso 250», spiega Emanuela Testai, tossicologa e direttore del Reparto meccanismi di tossicità del Dipartimento ambiente e connessa prevenzione primaria dell’Istituto superiore di sanità (Iss).


ATTENZIONE AI  “MULTIRESIDUI”

Poiché i pesticidi hanno l’obiettivo di combattere organismi nocivi, sono spesso pericolosi per tutti gli essere viventi. «Ma questo non si traduce automaticamente in un rischio concreto per l’uomo: dipende dalle quantità», assicura l’esperta dell’Iss. «Per ogni sostanza sono stabilite dosi giornaliere accettabili, almeno cento volte più basse della quantità che ha dimostrato di non avere alcun effetto negativo sugli animali (anche superare questo limite occasionalmente non causa un danno immediato)».

Gli ultimi dati del Piano nazionale residui fitosanitari negli alimenti, pubblicato dal Ministero della salute e risalente al 2013, mostra che il 55,5% dei campioni ortofrutticoli esaminati non ha tracce di pesticidi e solo lo 0,8% ne ha in misura superiore alle soglie previste dalla legge. Nel 24,7% dei campioni, però, sono stati trovati “resti” di più di un principio attivo, ciascuno, preso singolarmente, sotto i valori soglia. Il problema è che non sappiamo quale possa essere l’effetto del mix.

«Le dosi accettabili sono fissate sulla base di studi che valutano un’unica sostanza alla volta, quindi occorre un approfondimento scientifico e normativo», sottolinea Silvia Biasotto responsabile sicurezza alimentare per il Movimento difesa del cittadino.

«Qualcosa si sta muovendo: lo scorso gennaio l’Efsa ha fatto sapere di aver messo a punto uno strumento informatico per effettuare valutazioni del rischio cumulativo e verso fine anno dovrebbero essere pubblicati i primi risultati sull’interazione tra l’esposizione simultanea a più pesticidi e il funzionamento della tiroide e del sistema nervoso».«È comunque vero che per alcuni gruppi di sostanze, come gli insetticidi organofosforici, si fa già una valutazione cumulativa», precisa Emanuela Testai. 


I PERICOLI OLTRE IL PIATTO

Non preoccupano solo i fitofarmaci che rimangono negli alimenti, ma anche quelli che persistono nell’ambiente. L’ultimo rapporto Ispra del 2012 ha evidenziato la presenza di 175 diversi pesticidi nelle acque superficiali (con concentrazioni superiori agli standard di qualità ambientale nel 17,2% dei casi) e in quelle profonde (oltre i limiti nel 6,3% dei casi), anche se le “dosi” massime (uguali per tutte le sostanze) in questo caso sono stabilite per legge e non basate su valutazioni relative alla salute.

«C’è anche un’evidente esposizione in chi vive vicino ad aree intensamente coltivate, come vigneti o frutteti», dice Patrizia Gentilini, oncoematologa dell’Associazione medici per l’ambiente (Isde Italia). «L’esposizione cronica anche a quantità limitate di pesticidi risulta correlata a un aumento del rischio di numerose malattie». 


LA PRUDENZA NON È MAI TROPPA

Che cosa possiamo fare allora? Acquistare prodotti bio, chiudere le finestre durante le “disinfestazioni” in campagna”, usare pochi prodotti per l’orto di casa... «Ma sono soprattutto le istituzioni che dovrebbe agire secondo il principio di precauzione, evitando deroghe che permettono di utilizzare prodotti messi al bando, vietando l’impiego di fitofarmaci sul suolo pubblico, esigendo il rispetto dell’uso sostenibile dei pesticidi (stabilito da un decreto del 2012), e preferendo, quando possibile, il ricorso ad alternative non chimiche (fisiche, meccaniche o biologiche)», conclude la portavoce dell’Isde.


PROTEGGITI CON IL MIELE

➔ Vittime dei pesticidi, le api ci regalano un antidoto: il miele, in particolare quello di bosco, ricco di polifenoli antiossidanti. A dimostrarlo uno studio che Renata Alleva, biologa nutrizionista ricercatrice dell’Irccs Rizzoli di Bologna e membro Isde, ha condotto sui residenti della Val di Non esposti cronicamente ai fitosanitari usati nei meleti.

➔ L’assunzione quotidiana, per 10 giorni, di 50 grammi di miele ha mostrato di ridurre i danni al Dna indotti dai pesticidi e anche di stimolare le capacità di autoriparazione del nostro patrimonio genetico.

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Articolo pubblicato sul n.18 di Starbene in edicola dal 19/04/2016

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