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Unghie: le dritte per non mangiarle

È un’abitudine dettata dallo stress o dal malumore che può creare problemi di salute. Ecco cosa fare



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di Claudio Buono

Quante volte ti sarà capitato di rosicchiarti le unghie, senza neanche rendertene conto. Per fortuna, nella maggior parte dei casi, si tratta di un’abitudine transitoria, ma a volte può protrarsi negli anni e sfociare addirittura in una vera e propria dipendenza. Quella che gli esperti chiamano onicofagia è, il più delle volte, la manifestazione di una condizione di disagio, un modo di reagire a qualcosa che non va.

Un gesto spesso causato da stress, rabbia, malumore, infelicità, ma anche da momenti di noia o, al contrario, di eccitazione. Nei casi più seri, quando cioè il vizio si trasforma in un atteggiamento autolesionistico, e mangiarsi le unghie diventa un modo per esprimere la propria aggressività rivolgendola verso se stessi, è consigliabile rivolgersi a uno psicoterapeuta.

Ma anche se l’abitudine non è la spia di un malessere grave è meglio abbandonarla al più presto: ti metterai al riparo da molti problemi di salute.


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RISCHI INFEZIONI ALLE DITA

Mangiarsi le unghie può procurare dolore, arrossamento e sanguinamento. Ma non solo. La prima a farne le spese è la lamina ungueale (la parte più superficiale), che un po’ alla volta viene portata via, quasi sempre assieme alle cosiddette cuticole (o pellicine), i sottili ispessimenti della cute sulla radice dell’unghia. Spiega la dottoressa Mariuccia Bucci, dermatologa: «Rimuovendole in modo improprio con i denti, rischi di procurarti ferite che possono spianare la strada a infezioni batteriche, virali o fungine». Ecco come riconoscerle e curarle.

 

Se è batterica, come il giradito (o patereccio)

L’infiammazione di solito è causata da stafilococchi o streptococchi e provoca dolore, gonfiore e arrossamento intorno alla base o ai lati dell’unghia. Si cura con antibiotici a largo spettro (per esempio amoxicillina e acido clavulanico per una settimana). Se poi, oltre al patereccio, soffri anche di un’infezione come l’herpes labiale, portando uno o più dita a contatto con la bocca, puoi peggiorare la situazione.

«Il rischio è di sviluppare una dolorosa infezione chiamata patereccio erpetico», sottolinea la dermatologa. Per ottenere la guarigione dovrai curare anche l’herpes, assumendo, oltre all’antibiotico, anche un antierpetico per bocca (come l’aciclovir) per 5 giorni.

 

Se è virale, come le verruche

Provocate dal papilloma virus (HPV), sono piccole papule che si formano sui bordi dell’unghia, che, nel tempo, tendono a crescere di dimensione, e da rosee diventano scure e rugose. Il trattamento è locale, fino alla scomparsa della lesione, con farmaci a base di acido salicilico (in forma liquida, un’applicazione al giorno).

«È molto efficace anche l’olio essenziale di Tuia, una pianta sempreverde originaria del Nord America con nota attività antivirale, che trovi in farmacia ed erboristeria», spiega Silvana Gambaro,erborista e naturopata.

«In genere si usano 1-2 gocce sull’area da trattare, una volta al giorno, dopo aver immerso le mani in acqua e sale. Non superare mai la dose indicata perché il prodotto è molto forte e va usato sotto il controllo del medico o dello specialista». Per le forme più resistenti il dermatologo può consigliare di eliminare la verruca con l’applicazione di azoto liquido nel suo ambulatorio.

 

Se è fungina, come l’onicomicosi 

Di solito questo tipo di infezioni è provocato dal fungo Candida albicans, che provoca ispessimento e deformità delle unghie oltre a una  certa alterazione del colore. Per eliminare i funghi ci sono appositi “smalti” curativi da applicare sull’unghia. Ma nei casi più ostinati è necessario assumere farmaci antimicotici ad ampio spettro (come il fluconazolo o l’itraconazolo) per via orale.

PUOI DANNEGGIARE I DENTI

L’abitudine di mangiarsi le unghie rischia di rovinare anche i denti, soprattutto quelli anteriori (incisivi), perché a lungo andare ne intacca lo smalto, esponendoti al rischio di carie e malocclusioni. «Col tempo questa operazione finirà per infiammare anche le gengive, provocando erosioni che aprono la via ad altrettante infezioni batteriche», avverte Mariuccia Bucci.

A furia di metterti le dita in bocca, inoltre, puoi finire per trasportare nel cavo orale i microrganismi patogeni come i coliformi fecali) che normalmente si depositano sotto le unghie. Niente di più facile, quindi, che possano propagarsi lungo il tratto gastrointestinale fino all’orifizio anale, dove possono provocare arrossamento e prurito.

COSÌ LE RENDI “CATTIVE”

Funziona sempre bene, ed è da provare, lo smalto amaro” che trovi in farmacia o profumeria, nella versione colorata o trasparente. A base di un composto chimico dal sapore insopportabile (denatonio benzoato), si applica con un pennellino.

In alternativa, se le dita non sono troppo rovinate (altrimenti brucia!) puoi stemperare un pizzico di polvere di peperoncino in un cucchiaino d’olio, da passare sulla zona. Altrimenti punta sulla polvere di radice di aloe, anch’essa dal gusto sgradevole. «Mettine una piccola quantità sull’unghia rovinata», spiega Silvana Gambaro, erborista. «Attenzione: poca perché è lassativa».

LA CURA PER SMETTERE

Ma come fare per abbandonare per sempre il vizio di smangiucchiarsi le unghie? Per aiutarti a gestire lo stress che ti porta a infierire sulle tue dita, il dermatologo può prescriverti un integratore a base di inositolo (vitamina B7), sostanza che agisce sull’attività della serotonina, l’ormone che favorisce il buonumore e contrasta l’aggressività, riducendo l’impulso a mordere le unghie.

«I dosaggi variano da 1 a 10 g al giorno, a seconda dell’importanza dello stato di agitazione che sta alla base dell’onicomicosi, e il trattamento può prolungarsi anche per diversi mesi», spiega la dottoressa Bucci. Una valida alternativa per tenere impegnata la bocca quando ti senti particolarmente tesa, può essere quella di masticare un bastoncino di liquirizia o in alternativa chewing gum senza zucchero. Anche regolari trattamenti di manicure contribuiscono a mantenere le unghie più belle, sane e aiutano a trattenersi dal rovinarle.

 

Articolo pubblicato sul n. 45 di Starbene in edicola dal 28/10/2015


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