Come cancellare i tatuaggi e perché si è soliti farlo

Sono numerose le ragioni per cui si può sentire il bisogno di cancellare scritte e disegni impressi a fior di pelle. Ma fare marcia indietro non è semplice: qui trovi le tecniche più efficaci e sicure



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di Rossella Briganti e Elisa Buson


Segni grafici, disegni, nomi, date, frasi poetiche... La tattoo mania non conosce limiti. Anzi, il trend è in costante aumento tra i 20-45 enni che desiderano avere un marchio di identità fortissimo, raccontarsi attraverso immagini dal potere simbolico o fortemente evocativo che parlino di sé, degli affetti, della propria visione del mondo. Un libro aperto a fior di pelle che accomuna la gente alle celeb dello sport e dello spettacolo, punto di incontro tra un racconto “architettonico”, strettamente personale, e la genialità creativa dei tatuatori che sfoderano sempre nuovi soggetti, spesso a sfondo mitologico o religioso.

Ma se poi ci si pente? Se quel tattoo fatto in un certo periodo della vita non ci rappresenta più? Perché tutto scorre, avanza, si cambiano partner, idee e mode mentre per i 7 milioni di italiani con un segno inciso nella pelle cancellare un gesto del passato è difficile, oltre che lungo e dispendioso.

Ma perché molte persone, a partire dai vip, tornano sui loro passi? Secondo recenti dati forniti da Epicentro dell’ISS (Istituto Superiore di Sanità), che monitora la situazione soprattutto per quanto riguarda gli effetti avversi della tatuazione, in Italia ben il 17,2% dei tatuati ha pensato di rimuoverli, ma è un progetto che rimanda nel tempo, mentre il 4,3% li ha effettivamente tolti, affidandosi a costose tecnologie laser. È quindi importante capire le ragioni di questo dietrofront.


Se il tatuaggio non è più un amico

«L’indagine di Epicentro rivela che la prima ragione è la perdita di significato, dichiarata dal 51,3% dei pentiti», spiega la professoressa Maria Malucelli, docente di psicologia clinica alla Fondazione Fatebenefratelli-Isola Tiberina di Roma.

«La persona non si identifica più con la narrazione di sé ricercata in una certa fase della vita. È il caso di segni e disegni che rivelano un rapporto sociale, l’appartenenza a un gruppo sportivo (come il simbolo della squadra di rugby), religioso (il pacioso volto del Buddha) o politico (il logo del partito). Con il tempo, però, si può cambiare fede e quel tatuaggio, indossato come un abito permanente, diventa anacronistico e fuori luogo. Stessa cosa vale per il “lui” o la “lei” che decidono di farsi tatuare il nome o le iniziali del proprio amore, magari all’interno di un grande cuore. Molti arrivano addirittura a tatuarsi il nome del partner a fine rapporto, dopo una rottura non voluta e sofferta, perché così si illudono di trattenere con sé la persona amata, in quel lembo di pelle che ci ricorda costantemente la sua presenza e ci fa sentire meno soli».

Purtroppo (anzi, fortunatamente), con gli anni le cose cambiano e nasce il desiderio di cancellare, con la mente e con il cuore, le tracce visibili di quella relazione che ci ha dato tanto, compreso manciate di sofferenza. Il secondo motivo che spinge a rimuovere il tatuaggio (39,3%) è il fatto che non piace più e, a un certo punto, viene visto come un abito fuori moda, che ha fatto il suo tempo. Come quando si apre l’armadio e si rinnova il guardaroba, regalando vestiti ancora in buone condizioni ma rimasti “indietro” rispetto al proprio io che si è evoluto. Sempre secondo Epicentro, la terza causa di pentitismo (15,9% degli intervistati) è prosaica: i colori sbiadiscono e il tatuaggio perde quella brillantezza che aveva quando si presentava come un quadro ben definito.


Se il ruolo professionale impone di rimuovere il tatuaggio

Quarta motivazione: l’incompatibilità con il lavoro, dichiarata dall’11,4%. «Farsi un tatuaggio sottende spesso un gesto di ribellione, il desiderio di affermare la propria personalità indipendente e anticonformista», prosegue la professoressa Maria Malucelli.

«Ma poi si cambia status sociale: ci si sposa, si forma la famiglia e magari si viene assunti in un posto che esige un certo dress code. Allora, quel drago che spunta dal polso della camicia e che segnala una passata fase di “anarchia”, diventa ingombrante, qualcosa da cancellare. La rimozione dei tatuaggi giovanili può far parte di un processo di adultizzazione, tipico delle persone socialmente integrate che non hanno più bisogno di scriversi addosso per mostrare chi sono. Una volta che si affermano nel mondo del lavoro, voltano le spalle a quei simboli anticonvenzionali abbracciati in gioventù e ciò, spesso, avviene indipendentemente dal fatto che il datore di lavoro richieda un certo stile».


Se il tatuaggio causa reazioni avverse

Infine, l’11% lo rimuove perché ha sviluppato un’infezione nella sede del tatuaggio. Se non viene eseguito a regola d’arte, infatti, i rischi per la salute sono dietro l’angolo. «Per tutelarsi, occorre rivolgersi a studi di tatuatori professionisti, che espongono l’attestato di formazione e usano pigmenti certificati. Per chi ha la pelle sensibile, esistono dei pigmenti atossici di origine vegetale che mettono al riparo dal rischio di dermatiti allergiche», spiega il dottor Raimondo Tisbo, chirurgo plastico a Milano.

«E poiché è difficile prevedere come reagirà la pelle, consiglio di fare una prova sull’avambraccio prima di procedere al tatuaggio. In alcuni casi, infatti, si può manifestare un eczema, cioè una reazione vescicolo-eritematosa che provoca un intenso prurito. Oppure si possono avere tutti i sintomi di un’infezione localizzata, con dolore, gonfiore, calore e rossore. Condizione che va trattata con pomate antibiotiche per almeno dieci giorni».


Rimuovere tatuaggi: i pro e i contro del laser

Premesso che non esiste un cancellino magico, in grado di far sparire i tattoo in poco tempo, la loro rimozione può richiedere da 6 a 15 sedute laser, distanziate due mesi l’una dall’altra per consentire al pigmento “sbriciolato” di riassorbirsi.

Da cosa dipende la durata del trattamento? «Da diversi fattori», risponde il dottor Tisbo. «Innanzitutto, dall’estensione della superficie del tatuaggio, dalla profondità (quelli semipermanenti raggiungono il derma medio, quelli permanenti il derma profondo), da colori ed effetti metallici utilizzati. Tutte le tinte scure vengono rimosse facilmente, mentre l’oro, l’argento e le nuances pastello, come il verdino o il giallino tipico dei tatuaggi giapponesi, richiedono più tempo a sparire perché il raggio laser impatta di meno sulle sfumature tenui. In questo campo, il “gioiello tecnologico” più nuovo ed efficace è il Picolaser: vanta diverse lunghezze d’onda che agiscono simultaneamente per rimuovere i vari pigmenti (da 150 € a seduta). Rispetto al laser “Q-switched”, che emette spot luminosi della durata di nanosecondi, il Picolaser lavora nel range dei picosecondi, cioè in una frazione di tempo mille volte inferiore. Così l’impulso, brevissimo, può raggiungere una potenza di picco inaudita, un’energia pronta a polverizzare all’istante il pigmento, che viene poi smaltito per via linfatica dai macrofagi, le cellule- spazzine del nostro organismo».

È doloroso? Ni. Anche mettendo una crema anestetica, un po’ di fastidio si sente. Inoltre, per una settimana dopo il trattamento occorre spalmare, come profilassi, una pomata antibiotica arricchita di sostanze emollienti, perché parliamo comunque di una cute lesionata. Ultima raccomandazione: poiché il laser risulta fotosensibilizzante, è rigorosamente vietato esporsi al sole per tutto il ciclo di sedute (in estate si sospendono). Insomma, vita dura per i pentiti del tatuaggio che, prima di cedere alla sirena di un nuovo cuore trafitto, dovrebbero domandarsi: ma ne vale la pena?


Anche i vip si pentono dei tatuaggi

Alla fine delle riprese di Hunger Games, Jennifer Lawrence si è tatuata sul dorso della mano la formula chimica dell’acqua: H2O. Peccato che il 2 fosse stato scritto in alto e che l’attrice, a causa dell’errore, se ne sia subito pentita. Anche Megan Fox, all’epoca di Transformers aveva sopra il polso il ritratto di Marilyn Monroe, poi rimosso a colpi di laser.

Justin Bieber si è fatto rimuovere dal braccio il volto della sua ex, Selena Gomez, prima di sposare Hailey Baldwin. Altri casi di celeb che hanno cambiato idea? Iggy Azalea aveva “decorato” le dita delle mano destra con le parole “live”, “love” ed “Asap”, in omaggio ad Asap Rocky, il suo storico fidanzato. A storia finita, ecco il colpo di spugna del laser.

Stessa decisione per Melanie Griffith che, dopo la separazione con Banderas, ha cancellato dalla spalla il nome Antonio lasciando solo il cuore che lo circondava. Un cuore vuoto. Anche da noi i ripensamenti sono all’ordine del giorno. Basti pensare a Belen Rodriguez, che ha rimosso al deltoide un mega-tattoo raffigurante lei e Stefano De Martino prima maniera, e a Elisabetta Canalis che si è finalmente tolta la corona di spine che circondava il braccio, non senza disappunto dei fan. Il messaggio? Tattoo is not forever.


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