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Prevenire l’Alzheimer: quanto conta lo stile di vita

L’Alzheimer conta nel mondo circa 30-35 milioni di casi diagnosticati, 600mila solo in Italia. Vediamo insieme al nostro esperto come uno stile di vita adeguato può essere utile per prevenire

Pixabay



Non è una malattia… solo per vecchi. In tempi recenti l’Alzheimer, una forma di demenza senile che conta nel mondo circa 30-35 milioni di casi diagnosticati e 600mila solo in Italia, preoccupa anche Chris Hemsworth, attore 39enne famoso per aver vestito i panni di Thor: durante le riprese di Limitess (nuova produzione della Disney+), ha scoperto di aver ereditato da entrambi i genitori due copie del gene ApoE4, che lo predispone a un rischio dieci volte maggiore della media di sviluppare questa malattia degenerativa. La rivelazione, però, ha portato l’attore australiano a non farsi vincere dalla paura, ma ad adottare quelle misure preventive che hanno un peso importante nell’andamento dell’Alzheimer. Sì perché uno stile di vita adeguato può cambiare, sicuramente in meglio, il decorso del disturbo. Ne abbiamo parlato con il professor Sandro Sorbi, docente di neurologia all’Università di Firenze e membro di Airalzh (Associazione Italiana Ricerca Alzheimer Onlus) che promuove su scala nazionale la ricerca medico-scientifica sull’Alzheimer ed altre forme di demenza.


Professor Sorbi, la prevenzione quanto incide a proposito di Alzheimer?
Dipende dai casi: se c’è una predisposizione ereditaria accertata fin da giovani, purtroppo, la prevenzione non fa molto. Al contrario, ha un effetto protettivo verso le lievi variazioni cognitive a cui tutti, più o meno, andiamo incontro quando s’invecchia. Ma è anche dimostrato un effetto nella prevenzione delle demenze. Certo, non ci sono percentuali specifiche su quanto s’abbassi il rischio di sviluppare il problema dopo i 65 anni, però diversi e importanti studi internazionali dimostrano che larghi gruppi di persone con buone abitudini di vita mantengono il cervello giovane più a lungo di altri


Quali sono queste misure preventive?
È una filosofia di vita, mai lasciarsi andare. Contro il processo degenerativo che colpisce progressivamente le cellule cerebrali (di cui l’Alzheimer rappresenta il 60% delle malattie degenerative) bisogna sempre mantenersi attivi, da tutti i punti di vista: fisico, mentale ed emotivo.


Ci può spiegare queste sane norme di vita?
Dal punto di vista fisico: non c’è bisogno di fare le Olimpiadi, ma camminare il più possibile (o almeno 20 minuti a passo veloce ogni giorno), fare le scale a piedi, sbrigare le faccende domestiche, e, magari, anche aggiungervi due volte alla settimana di ginnastica rallenta il declino progressivo della funzione cognitiva. Fondamentale anche l’alimentazione: una dieta giornaliera con pochi grassi animali, carboidrati raffinati e carne rossa, zuccheri a favore di un menu mediterraneo ricco d’olio d’oliva, cereali integrali, verdure a foglia verde, pesce azzurro, legumi, mirtilli mantiene in forma il cervello come il cuore. 


Sul fronte mentale invece?
Cercare di lavorare sempre con entusiasmo e soddisfazione. È un altro elemento di cut/off tra rischio minore e maggiore, dalle ricerche è emerso che le persone gratificate dalla loro professione sono meno colpite dalla malattia. Non basta, bisognerebbe non stancarsi mai di imparare cose nuove, di esplorare le nostre passioni: una lingua straniera come un corso di giardinaggio, tutto è un potentissimo stimolo anti-Alzheimer, al punto tale che c’è la proposta della “scuola per anziani” come presidio terapeutico.


Altri punti importanti? 
Coltivare i rapporti sociali, di qualsiasi specie e grado. Va bene uscire per fare la spesa, incontrare gli amici per una partita a carte o bere un tè, l’importante è mettere in moto l’interscambio relazionale. 


Lo stress, che influenza ha nello sviluppo della malattia?
Non c’è una correlazione precisa e dimostrata tra ansia, stress e disturbo degenerativo. Abbiamo, però, visto che le persone che si fanno coinvolgere meno dagli eventi sono quelle che da anziani sono ancora lucidi.


Vuole dire che il temperamento è un fattore di rischio?
Un certo modo d’essere può essere, più o meno, impattante. Questo non significa che chi è agitato o impulsivo per natura non possa “contenere” la sua storia di salute mentale. Mentre il nostro temperamento è un fatto genetico immodificabile, sul carattere che si forma a seconda di quello con cui ci imbattiamo durante la vita, possiamo lavorare. Negli anni, possiamo, quindi, imparare un certo self control. In fondo, abbiamo dei geni che si esprimono in base a quello che incontrano nel corso dell’esistenza e, verosimilmente, possono essere attivati o sopiti rispetto a quello che ci succede”. Alzheimer compreso.




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