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Funghi delle unghie: le nuove soluzioni

Dagli smalti medicati alle soluzioni per le forme più aggressive. Ecco come sbarazzarti

credits: iStock




Un bel tormentone, l’onicomicosi. Le infezioni fungine che colpiscono le unghie delle mani e, più spesso, dei piedi interessano il 10% degli italiani e tendono a ripresentarsi dopo un periodo di apparente remissione.

 Specie se chi ne è è colpito frequenta ambienti caldoumidi (saune, hammam e docce comuni) che favoriscono la replicazioni dei fastidiosi funghi dermatofiti, come i Mentagrophytes, o dei lieviti quali la Candida albicans.


I segni rivelatori 

«Riconoscere un’infezione fungina non è difficile. Basta osservare attentamente l’unghia (in genere l’alluce  ma può estendersi anche alle dita vicine) che appare ispessita, fragile, tendente a spezzarsi o a sollevarsi, e con strane macchie screziate di bianco, grigio o giallognolo», spiega il dottor Giovanni Orgiu, dermatologo a Roma.

«Se trascurata, l’onicomicosi può anche causare il distacco dell’unghia dal letto ungueale».


Le cure da fare a casa 

Fortunamente oggi, per eliminare in maniera definitiva i fastidiosi ospiti, esistono diversi rimedi, dal più soft  al più strong. «In farmacia è possibile acquistare degli smalti medicati, a base di gel  iquido o soluzione cutanea, da spennellare sull’unghia aggredita dal fungo o dal lievito», prosegue il dottor Orgiu.

«Le formule più innovative consentono di ridurre l’applicazione dello smalto, resistente all’acqua, a una sola volta alla settimana purché si abbia l’accortezza di ripetere il trattamento per 6-8 settimane. E ciò anche se l’unghia, fin dalle prime applicazioni, riacquista un aspetto sano.

Le microspore di funghi e lieviti, infatti, si replicano anche a distanza di tempo, specie se sono riuscite a penetrare sotto l’unghia dove trovano l’habitat ideale per crescere».



Le sostanze antifungine racchiuse negli smalti trattanti?

Sono diverse e, non di rado, associate in pool funzionali: dalla naftifina cloridrato all’amorolfina, dall’acido cloridrico al tioconazolo. «In caso di infezioni resistenti ai trattamenti topici, è consigliabile sferrare un attacco più deciso assumendo degli antimicotici anche per bocca, appartenenti alla famiglia degli azolici, come il fluconazolo.

Vanno assunti per periodi lunghi, da 4 a 8 settimane, controllando l’efficacia e l’evoluzione della terapia», conclude Orgiu.



Per le forme più insistenti: il raggio laser

Per le onicomicosi più resistenti, in alternativa o in associazione al trattamento farmacologico, si usa un laser specifico per le forme recidivanti.

«Si chiama Nd-Yag longe pulse e ha una lunghezza d’onda (1064 nanometri) specifica per uccidere le microspore di funghi, muffe e lieviti», spiega il dottor Raimondo Tisbo, specialista in chirurgia plastica ed estetica a Milano.

«Selettivo e potente, il raggio laser viene passato su tutta l’unghia e sull’area cutanea circostante, senza bisogno di anestesia. Risultato? Secondo la scala di valutazione clinica Scio (Scoring clinical index for onychomycosis), con un ciclo di 4 sedute distanziate 10 giorni l’una dall’altra, si ottiene la guarigione completa, specie se alla laserterapia si associa il curettage, cioè la pulizia professionale dell’unghia e di tutta l’area periungueale». Il costo? Circa 150 € a seduta


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Articolo pubblicato sul n. 47 di Starbene in edicola dal  07/11/2017

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