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Acufeni: se individui la causa, puoi risolvere sibili e ronzii

Gli acufeni, rumori fantasma che avverti nell’orecchio, sono molto fastidiosi. Ma oggi si possono risolvere. Ecco come

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Sono circa 3 milioni gli italiani che, ogni tanto, percepiscono fischi, sibili o fruscii non generati dall’ambiente esterno. Si tratta dei cosiddetti acufeni, rumori fantasma che tormentano il cervello e che, nel 5% circa dei casi, diventano addirittura una presenza costante. Ma liberarsene è possibile: basta scoprirne la causa.


Quando è colpa di una malattia dell’orecchio
La causa più frequente degli acufeni sono le malattie dell’orecchio: «Dal “banale” tappo di cerume alle otiti acute e croniche, fino all’otosclerosi, la calcificazione della staffa (uno degli ossicini che trasmettono
il suono al nervo acustico)», spiega il professor Fabio Beatrice, specialista in otorinolaringoiatria e audiologia a Torino.

«Al disturbo si associano anche cali dell’udito dovuti sia all’età, sia a infezioni virali», continua l’esperto.
Il primo passo per fare chiarezza  è una visita dall’otorinolaringoiatra: e, se l’orecchio è parte in causa, servono cure mirate: «Un lavaggio del condotto uditivo in caso di tappo di cerume; farmaci specifici (come diuretici, cortisonici e vitamine, in grado di proteggere il nervo acustico) per la sordità improvvisa; ricostruzione della membrana del timpano se il problema è l’otite cronica; sostituzione della staffa malata con una miniprotesi quando si tratta di otosclerosi e protesi acustiche per i cali uditivi dovuti all’invecchiamento».


Un campanello d’allarme per molti disturbi
A volte, a innescare sibili, fischi & Co. potrebbero essere cervicalgie e lombalgie. Proprio per questo l’otorino può anche suggerire una visita dal fisiatra: «Se i muscoli paravertebrali sono tesi e le vertebre fanno male, cicli di Tens o tecarterapia migliorano la funzione articolare e allentano la tensione dei muscoli, ridando benessere sia alla colonna sia all’orecchio», chiarisce Beatrice.

Ma anche l’articolazione della mandibola può finire sotto osservazione: «Quando non funziona a dovere, interferisce con il muscolo tensore del timpano che dà il via ai rumori fantasma. Nel caso, una visita dal dentista e un bite per riallineare il sorriso sono in grado di risolvere il problema», continua l’esperto.

Inoltre, occorre tenere sotto controllo i livelli di pressione arteriosa: «Gli acufeni potrebbero essere la spia di un’ipertensione di cui magari si è del tutto ignari. È opportuno, allora, misurare regolarmente i valori e, se si mantengono stabilmente al di sopra dei 90-140 mm/Hg, rivolgersi al medico curante», aggiunge l’otorino.

Sotto accusa, infine, stress e mancanza di sonno: «Ma meglio evitare gli ansiolitici, perché rischiano di aggravare la situazione. Ok invece alle terapie cognitivo comportamentali, che aiutano  a identificare ed eliminare le cause dell’insonnia, e alle discipline come yoga e meditazione per ridurre gli effetti negativi dello stress, acufeni compresi», chiarisce lo specialista.


C’è anche una terapia specifica
Oltre alle cure mirate al disturbo che innesca i rumori fantasma, esiste anche una terapia specifica: è la Trt (Tinnitus Retraining Therapy) e si basa sull’allenamento di apparato uditivo e cervello, con lo scopo di renderli meno sensibili  a sibili e fruscii.

«Gli acufeni sono generati dall’attività elettrica della coclea (organo dell’orecchio interno che decodifica i suoni), silenziata di norma da una centralina neuronale nel sistema limbico», spiega l’otorino. «La Trt riprogramma proprio questo sistema, in modo che il rumore “elettrico” dell’orecchio non sia più percepito. Viene realizzata con piccoli dispositivi miniaturizzati simili a protesi acustiche che, una volta indossate, emettono una serie di rumori. Orecchio e cervello si adattano progressivamente a questi stimoli, si abituano e non li percepiscono più come segnali d’allarme. Di conseguenza gli acufeni perdono significato e non provocano più fastidio». Inoltre, per potenziarne l’azione si usa l’arricchimento sonoro: «È basato su piccoli apparecchi domestici che emettono suoni gradevoli, detti bianchi, percepiti come fruscii, creando un rumore di fondo che attenua ulteriormente sibili e fischi. La terapia dura da 6 a 18 mesi, poi gli acufeni scompaiono o sono meglio tollerati», conclude l’esperto.


Occhio ai farmaci

«In caso di acufeni occorre passare in rassegna i farmaci che si stanno assumendo», mette in guardia il professor Fabio Beatrice: «Alcuni sono dannosi per l’orecchio e danno il via ai suoni fantasma. È il caso di certi antibiotici, dei diuretici a base di furosemide, degli antinfiammatori non steroidei, compresi quelli a base di acido acetilsalicilico, ma solo se usati per periodi molto lunghi. In genere i danni sono reversibili ma, in caso di effetti sonori indesiderati, meglio parlarne con il proprio medico e valutare con lui se è il caso di sospendere le cure e passare a un altro medicinale».


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Articolo pubblicato nel n° 27 di Starbene in edicola dal 18 giugno 2019


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