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Perché la scienza dice che ridere fa bene

La risata ha effetti sorprendenti su corpo e mente. Ma è una “medicina” da prendere ad alte dosi, dalle 10 alle 25 volte al giorno!

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C'è un piccolo “interruttore”, nel nostro cervello, che può accendere fragorose risate a comando, proprio come nei bambolotti. Lo hanno scoperto i neurochirurghi della Emory University School of Medicine, negli Stati Uniti, mentre stavano stimolando elettricamente l’encefalo di una giovane paziente nel tentativo di trovare la zona esatta su cui intervenire per bloccare le sue crisi epilettiche.

È bastato “solleticare” con deboli stimoli un tratto di materia bianca, chiamato fascio cingolato, ed ecco che la ragazzina ha cominciato a ridere di gusto nel suo letto d’ospedale, nonostante la testa avvolta da una spessa benda da cui fuoriuscivano fasci di elettrodi. «Rido perché non riesco a fare altrimenti, ma è una sensazione bellissima», ha spiegato incredula ai medici che filmavano l’esperimento. «Sto provando a pensare alla morte del mio cane, ma non funziona: è un brutto ricordo, eppure non riesco a essere triste».

Il test è stato poi ripetuto su altre due persone, e ha prodotto le stesse sorprendenti risate, tanto che nello studio pubblicato sul Journal of Clinical Investigation i ricercatori suggeriscono di usare questa stimolazione per infondere calma e serenità nei pazienti che devono restare svegli durante gli interventi al cervello.


Agisce sulla chimica dell’organismo

È l’ennesimo esempio di come la risata sia una vera e propria medicina: per niente amara, non costa nulla e non causa neppure effetti collaterali, proprio come ha dimostrato anche Patch Adams, il famoso medico travestito da clown che per primo ha portato la terapia del sorriso nelle corsie d’ospedale.

«La risata è ormai ufficialmente riconosciuta come una cura, capace di indurre modificazioni fisiologiche nella mente e nel corpo che possono essere misurate addirittura fino a 12 ore di distanza», spiega lo psichiatra Claudio Mencacci, direttore del Dipartimento di neuroscienze dell’Asst Fatebenefratelli Sacco di Milano.

Ogni volta che sussultiamo per una barzelletta irresistibile o una scena buffa, nel cervello si scatena uno spettacolo pirotecnico di ormoni e neurotrasmettitori che determinano effetti a breve e lungo periodo. «Si attivano gli stessi meccanismi sia con la risata autentica ed emozionale, che sgorga dalle strutture più primitive del cervello come il talamo e l’amigdala, sia con la risata volontaria e indotta, finemente controllata dalla corteccia prefrontale.

In entrambi i casi si accende l’area motoria del cervello che muove i muscoli necessari per ridere, e l’area emozionale che ci permette di percepire la sensazione di benessere e felicità che ne consegue», aggiunge Mencacci. Passare una serata al cabaret per il nostro organismo è un po’ come fare sport: grazie alla risata possiamo bruciare fino a 120 calorie all’ora, la gabbia toracica si contrae del 20%, il diaframma esegue un benefico “massaggio” sugli organi interni e cresce la produzione di ossido nitrico che dilata i vasi.

In questo modo, come spiegano gli esperti della Mayo Clinic, migliora la circolazione e i polmoni aumentano l’ossigenazione del sangue, stimolando il cuore, i muscoli e la produzione di endorfine, i neurotrasmettitori dall’effetto analgesico che riducono il dolore, dando benessere.

La risata abbasa l’omone dello stress, il cortisolo, e rinforza le difese immunitarie. Per questi motivi andrebbe prescritta «a chi soffre di ansia, depressione, malattie cardiovascolari, dolore cronico, ma non solo. Anche chi sta bene può beneficiare dei suoi effetti preventivi», sottolinea lo psichiatra. «Uno studio indiano pubblicato su International Journal of Medical Science ha perfino stimato che bisognerebbe ridere dalle 10 alle 25 volte al giorno per vedere i risultati».


Occorre allenarsi al buonumore

«Al giorno d’oggi ridiamo troppo poco, e lo facciamo sempre più spesso in solitudine, quando veniamo provocati per qualche istante da una immagine o un video buffo sui social», sottolinea la psicoterapeuta Katia Vignoli. «Molti si scusano dopo aver fatto una risata in pubblico, frenati dall’imbarazzo per aver rotto gli schemi e aver “perso il contegno”. Quello che ci manca è la risata vera, spontanea, irrefrenabile, quella che ha un effetto catartico, dona leggerezza e accorcia le distanze con gli altri», continua l’esperta.

Recuperarla non è impossibile: «Tutti noi abbiamo un “portafoglio” pieno di risate da spendere», dice Vignoli. «Quando abbiamo mille pensieri, dobbiamo imparare a fare silenzio dentro di noi, focalizzandoci su ricordi e immagini che ci donano buonumore. E poi osserviamo il mondo senza giudicarlo, cercando di trovare il lato comico delle cose.

Ritagliamoci del tempo per stare in compagnia dei bambini, godiamo della loro spensieratezza, e scegliamo meglio le persone che frequentiamo, privilegiando quei “dispensatori di risate” con cui ci viene più spontaneo ridere con leggerezza».


Lo yoga della risata

Pronti per la Giornata mondiale della risata che si celebrerà il prossimo 5 maggio? A istituire nel 1998 questa festa di fratellanza e amicizia è stato il medico indiano Madan Kataria, fondatore del movimento internazionale dello Yoga della risata. Diffuso in oltre 100 Paesi con migliaia di Club della risata gratuiti, di cui oltre 400 solo in Italia, lo Yoga della risata è una disciplina di gruppo basata sull’idea che tutti possano ridere anche in assenza di umorismo, senza motivo. È una pratica che combina la respirazione profonda dello yoga a esercizi fisici di risata auto-indotta, scatenando nell’organismo una produzione di molecole che infondono benessere con un effetto antidepressivo e ansiolitico. L’efficacia dello Yoga della risata è stata scientificamente provata su persone sane, pazienti cardiopatici, oncologici e perfino su malati di Parkinson, che spesso presentano irritabilità e disturbi dell’umore tra i sintomi della malattia.


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Articolo pubblicato sul n. 12 di Starbene, in edicola dal 5 marzo 2019

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