Lezioni di buonumore: usa le parole giuste per tornare a sorridere

Se il broncio accompagna le tue giornate, prova a cambiare il modo di esprimerti e vedrai che ti sentirai subito meno negativa e più serena



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Cosa ho fatto di male per meritarmi tutto questo? Che giornata nera! Sono stanco morto…

Sono solo alcune delle frasi che ripetiamo quando siamo in un momento negativo. Se funzionassero per sentirci meglio, non sarebbe un problema. Ma la neurosemantica (che studia l’impatto delle parole a livello dei neuroni) ci dice che non è così.


Le sensazioni dipensono anche dal linguaggio che usiamo

Dopo aver ripetuto per l’ennesima volta “Sono stanco morto”, ti è mai capitato di resuscitare, di recuperare immediatamente le forze? Semmai accade il contrario, perché ogni parola, ogni frase, evoca un’esperienza emotiva già vissuta.

Il linguaggio è un po’ come il nostro codice a barre: nella marea di stimoli e informazioni che il cervello riceve, le parole lo aiutano a riconoscere e far riemergere dati dalla memoria.

Un esempio: se pensi a una forchetta che raschia violentemente un piatto, che sensazione provi? Piacevole o spiacevole? Ovviamente spiacevole, anche se non ci sono né forchetta né piatto.


Lavora sulle parole per recuperare il buonumore

Poiché le parole sono le etichette che il cervello usa per interpretare, classificare, sintetizzare la realtà e poiché cambiano il tipo di risposta del nostro sistema nervoso, lavorando su di esse possiamo recuperare il buonumore.

Come dimostra ciò che sto per raccontarti. Anni fa, di fronte a un problema, ho reagito con rabbia. Un mio collega, invece, di fronte alla stessa situazione, è rimasto calmo. Allora gli ho chiesto come si sentisse e lui mi ha risposto, sorridente: “Stizzito, ma non vale la pena arrabbiarsi e perdere il controllo”. Come fai a rimanere serio di fronte a una parola come “stizzito”? Infatti, non appena il mio amico l'ha pronunciata ho subito sorriso. I nostri comportamenti vanno di pari passo con le emozioni.

Così, ho provato questo verbo anche in altre occasioni dove ero solito prendermela, per esempio in fila alle poste. Classico episodio, quando ti passa davanti una persona senza numerino. Un giorno, anziché pensare alle peggio cose, ho detto fra me e me: “Mi sento proprio stizzito”. E all’improvviso mi è comparso sul volto un sorriso. Se n'è accorta anche l’impiegata delle poste che, a sua volta sorridente, ha detto alla “furba” di turno: “Guardi, aspetti che finisco con il signore che è molto paziente e sta aspettando da un’ora”.

Insomma, cambiando un semplice verbo, non ho perso tempo inutile ad arrabbiarmi e ne ho tratto un vantaggio. Allora, ti propongo quest'esercizio: individua le parole che esprimono i tuoi stati emotivi negativi e usa un pizzico di varietà e umorismo per renderle spiazzanti e divertenti. Vedrai, è un valido strumento per recuperare calma e lucidità.



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Articolo pubblicato sul n. 35 di Starbene in edicola dal 14 agosto 2018



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