Glaucoma: come difendersi dal ladro della vista

Il glaucoma è un nemico insidioso: può causare gravi danni agli occhi senza dare segni della sua presenza. Ma oggi le armi per tenerlo a distanza sono numerose



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Mettere le gocce negli occhi tre volte al giorno può essere fastidioso. E molti non lo fanno, come dimostra uno studio multicentrico pubblicato questo mese sull’American Journal of Ophtalmology: il 45% dei pazienti affetti da glaucoma non segue correttamente la terapia ipotonizzante. In pratica instilla il collirio una volta su tre. Ma, forse, se aumentasse la consapevolezza che quel gesto serve a salvarsi la vista, le cose andrebbero diversamente.

Perché il glaucoma, malattia degli occhi causata da un aumento della pressione intraoculare, porta alla progressiva perdita del campo visivo fino alla cecità. «Spesso sottovalutato, danneggia in modo irreversibile sia le cellule “ganglionari” della retina sia le fibre del nervo ottico, che collega l’occhio al cervello e consente la trasformazione degli stimoli luminosi in immagini definite», dice il professor Mario Stirpe, oculista di fama internazionale e presidente dell’Irccs Fondazione Bietti per lo studio e la ricerca in oftalmologia.

«Oggi si tende a far rientrare questo problema nella grande famiglia delle malattie neurodegenerative tipiche della terza età, ma occorre ricordare che il fattore scatenante è un “ingorgo” di tipo meccanico che può verificarsi già dopo i 40 anni se c’è una predisposizione familiare o una miopia elevata. L’aumento della pressione interna all’occhio è dovuto infatti al restringimento del cosiddetto trabecolato, il “tubo di scarico” dell’umore acqueo. Così questo fatica a defluire e, accumulandosi, fa lievitare la pressione oculare».


I sintomi? Pochissimi e tardivi

Ma quali sono i primi campanelli d’allarme a cui prestare attenzione? «Purtroppo il glaucoma non dà sintomi se non quando è tardi e il danno è molto avanzato», spiega il professor Stirpe.

«A differenza di altre patologie (come le maculopatie) che colpiscono la zona centrale dell’occhio, il glaucoma inizia a farsi strada dalla periferia del campo visivo. Da qui procede gradualmente verso il centro fino a intaccare tutta la visione.

Proprio per il suo decorso subdolo, poco eclatante, i segnali della diminuzione della vista vengono spesso scambiati per delle “distrazioni”: si inciampa in un gradino che stranamente non si era notato o si batte la spalla contro una porta o uno spigolo che sporge di lato. Ma pochi si insospettiscono e si rivolgono all’oculista».

Solo in una fase avanzata, quando è interessata la visione centrale, scatta l’allarme rosso. È invece importante giocare d’anticipo e mettere in atto un’efficace strategie di prevenzione, tenendo bene a mente che il glaucoma non diagnosticato può portare alla perdita della vista.


A quarant’anni il primo check

Per questa ragione, dopo la prima boa degli “anta”, tutti dovrebbero tenersi sotto controllo. Basta farsi misurare dallo specialista la pressione oculare e sottoporsi a un esame del fondo dell’occhio che può rivelare un iniziale danneggiamento del nervo ottico.

«Questo secondo test è importante perché a volte si riscontra un danno anche in presenza di pressioni appena sopra la media», precisa il professor Mario Stirpe. «Infatti, il range ritenuto normale è tra i 10 e i 18 mm di mercurio, ma non di rado l’esame del fondo oculare rileva un’atrofia del nervo ottico anche con una pressione nei limiti della norma. In questo caso, occorre eseguire esami complementari, come il campo visivo e la prova del buio, che possono rivelare la presenza di ciò che gli oculisti chiamano un glaucoma “a bassa pressione”».


Dai colliri al laser: la scelta migliore

A differenza di vent’anni fa, in cui l’unica opzione era l’intervento, oggi la cura è prevalentemente farmacologica. Prevede l’uso di colliri per abbassare la pressione interna, a base di betabloccanti (due volte al giorno) o di prostaglandine (una volta al dì). Nei casi più resistenti vengono prescritti in associazione per potenziarne l’efficacia.

Il problema è la scarsa aderenza alla terapia ipotonizzante, specie negli anziani. Anche chi sa dell’importanza della cura, a volte dimentica di mettere le “goccine” e ha difficoltà a maneggiare flaconcini piccoli e difficili da comprimere. Senza contare che i colliri “bruciano”, rendono gli occhi secchi e arrossati e persino la vista un po’ annebbiata.

«Nei casi in cui la terapia non viene seguita a dovere è necessario ricorrere a un intervento, per creare delle vie di deflusso artificiali e drenare l’umore acqueo», puntualizza il professore.

«Le tecniche sono diverse a seconda del paziente. All’operazione più classica, si affiancano oggi gli interventi eseguiti con il laser. Le linee guida 2019 dell’European Glaucoma Society indicano laser di particolari lunghezze d’onda (532 nanometri) e laser Nd-Yag come i più indicati in base al tipo di glaucoma (ad angolo aperto o chiuso). Recente è anche l’uso di microvalvole che, introdotte nella camera anteriore dell’occhio, drenano l’umore acqueo».



Da Catania il tubicino drenante

Si chiama InnFocus ed è un innovativo device destinato a rivoluzionare lo scenario terapeutico del glaucoma. Consiste in un sottile tubicino del diametro di 70 micron che, attraverso un intervento ambulatoriale di un quarto d’ora, viene introdotto nella parte anteriore dell’occhio.

Lo scopo? Far defluire costantemente l’umore acqueo in modo da tenere sotto controllo la pressione intraoculare. Simile alle valvole, ma di forma tubolare, InnFocus è stato ideato e lanciato con successo dagli oculisti del Pce (Poliambulatorio Centro Europeo) di Acicastello (Catania), un’eccellenza della microchirurgia oculare italiana.



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Articolo pubblicato nel n° 20 di Starbene in edicola dal 30 aprile 2019

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