Intervista a Ilaria Capponi: la battaglia dell’ex modella contro le regole della moda

La denuncia dell’ex indossatrice: «La moda da un lato promuove l’inclusività e dall’altro seleziona modelle visibilmente sottopeso che, pur di entrare nella taglia 38, devono sottoporsi a regimi alimentari pericolosi». E ancora: «Mangiare il cotone è solo uno degli escamotage a cui ricorrono per lavorare nella moda»



293933Il messaggio è arrivato forte e chiaro: stop a canoni disumani imposti dai brand alle modelle per poter sfilare in passerella. A lanciare il sasso, levando uno tsunami mediatico, Ilaria Capponi, ex modella, terza classificata al concorso di Miss Italia nel 2007, oggi imprenditrice nell’ambito della comunicazione, che da alcuni anni porta avanti una battaglia contro un sistema malato.

«Da un lato il mondo della moda promuove l’inclusività e dall’altro seleziona chi deve sfilare secondo canoni pericolosi per la salute», dice Ilaria.

Le sue parole hanno mosso l’opinione pubblica, ma hanno anche agitato gli animi degli addetti ai lavori. La incontriamo all’indomani dei commenti sul suo fisico ricevuti da Platinette e dallo stilista Mariotto all’uscita dallo studio di Italia Sì, il talk in cui è intervenuta per parlare proprio di disturbi alimentari e di comunicazione responsabile. 


Come stai oggi, Ilaria?

«Mi sento bene. Se quanto accaduto in questi giorni fosse arrivato qualche anno fa non sarei uscita di casa per mesi. Oggi no, ho acquistato sicurezza e sono fiera di aver denunciato un sistema che induce ancora i ragazzi a restrizioni alimentari pericolose per entrare in taglie impossibili se rapportate all’altezza. Quello che voglio far passare è la necessità di un cambiamento che va oltre la mia persona». 

Tu veterana delle passerelle, oggi esperta di comunicazione, con le tue parole hai voluto dare un segnale forte anche a rischio di metterti contro un intero settore. Perché l’hai fatto? 

«Tutto è nato da un mio post di denuncia sui social, in cui ho voluto dire basta all’ipocrisia che c’è nel settore moda: al messaggio di body positivity che promuove, non corrisponde quanto accade ai casting e in passerella durante le sfilate. Non voglio contrappormi al settore ma pretendere di più, proprio perché lo amo. Perché oggi un'evoluzione è necessaria e doverosa».

Inclusività tanto professata quindi solo a parole?

«Esatto! In realtà non c’è. O meglio... se da un lato la moda ha iniziato a promuovere una bellezza più democratica e meno perfetta - e il passo avanti è tangibile con l’inclusione, ad esempio, di modelle dalle caratteristiche estetiche "unconventional" -, sul fronte delle misure c’è invece l’immobilità totale. E le conseguenze sono deleteree».


In che senso?
  

«Vengono selezionate modelle visibilmente sottopeso che, pur di entrare nella taglia 38 nonostante altezze superiori a un metro e ottanta, devono sottoporsi a regimi alimentari pericolosi. Io parlo per cognizione di causa, perché sono stata modella per 17 anni e ho sofferto di disturbi alimentari in prima persona. A un certo punto, ho detto basta e non sono più scesa a compromessi per perdere quei 2-3 chili per sfilare (come si vede anche dalle immagini di quest'articolo Ilaria è magrissima, ma questo pare non essere abbastanza per sfilare, ndr). Oggi mi espongo perché credo sia giusto dare voce a tanti colleghi e colleghe che non hanno la forza di farlo. Lo faccio da anni in realtà. Ora pretendo dal settore moda un passo avanti, perché si promuova un modello di bellezza sana». 

A quali restrizioni si sottopongono modelle e modelli per raggiungere le misure richieste per sfilare? 

«Mangiare il cotone è solo uno degli escamotage usati per rientrare nelle taglie richieste in passerella. Ce ne sono altri. Dai lassativi agli anfetaminici. Per non parlare di diete assurde, che impongono il consumo di acqua demineralizzata o di non bere per otto ore prima della sfilata. Ora va di moda un farmaco per diabetici che permette di non assimilare gli zuccheri e consente di perdere quei 3-4 chili necessari - o anche più. Insomma, c'è un utilizzo improprio di escamotage malsani. È pericoloso e bisogna parlarne. È un problema di salute ma anche sociale». 

Tanti i danni causati da regimi alimentari folli...

«Si rischia di soffrire di disturbi alimentari per anni. Non dimentichiamo che in Italia proprio questi sono la seconda causa di morte tra i giovani, dopo gli incidenti stradali. Non solo, regimi alimentari non corretti inducono l’amenorrea, l’assenza del ciclo, una costante tra le modelle. Questo alla lunga può rendere difficoltosa una gravidanza».  

293936Cosa fare per cambiare il sistema e salvare i giovani che hanno in quei modelli il loro riferimento? 

«Bisogna promuovere modelli sani, con una comunicazione responsabile, consapevole della portata ispirazionale del settore moda sulla società. Mi chiedo spesso cosa cambierebbe se le taglie di campionario fossero quelle consuete, reali, se si basassero su un dialogo razionale tra peso e altezza nella tabella BMI, se rientrassero nei parametri del normopeso. Quello che  chiedo e pretendo è che il diritto per chi lavora nel settore della moda di vivere in un ambiente sano, che non ci siano regole tali da indurre i modelli ad atteggiamenti autolesionistici. Da parte mia, continuerò ad andare nelle scuole a parlare ai giovani che oggi più che mai ne hanno bisogno, nella perenne rincorsa a una perfezione che non esiste».

Nel 2021 hai creato l'hashtag #lessfilters_morebeauty diventato virale contro l’abuso di filtri nelle immagini digitali

«I giovani oggi creano la loro immagine digitale con la quale si presentano al mondo. Prima si conoscono via social e poi si incontrano. Il problema vero è che perfezionano la loro immagine digitale con filtri e applicazioni alla portata di tutti, seguendo ossessivamente canoni malsani (come la magrezza estrema) e diventano schiavi di quella proiezione perfezionata di sé, di cui non si sentono comunque all'altezza (e infatti, non hanno delle relazioni reali). Questo è un problema enorme. Io dico loro che la perfezione che vedono sui social non esiste e che la ricerca disperata di essa può diventare una schiavitù che fa stare male.
Oggi ho capito che la vera perfezione è stare bene con sé stessi. Solo così si diventa belli, anche con i propri difetti, che diventano unicità. L’amor proprio è la base per vivere bene».


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