Fibromialgia, partecipa allo studio Fibra (tra supporto psicologico e farmaci)
Soffri di fibromialgia? Scopri il progetto Fibra dell’Istituto Superiore della Sanità, dedicato a pazienti, famigliari e cargiver. Un percorso che fornisce supporto psicologico per la gestione quotidiana del dolore cronico. Ecco come partecipare

Con la consulenza del dottor Michael Tenti, psicologo e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale della Fondazione Isal e del professor Claudio Mencacci, copresidente della Socità Italiana di Neuropsicofarmacologia
La fibromialgia, patologia caratterizzata da dolore muscolo-scheletrico cronico e diffuso a diverse aree del corpo, in Italia colpisce il 3% della popolazione, prevalentemente femminile: 9 pazienti su 10, infatti, sono donne. Un nemico invisibile con cui si è costretti a convivere, spesso sottovalutato perché non dà segni clinici della sua presenza (gli esami del sangue e quelli strumentali, come ecografie, Tac e RM, in genere sono a posto) e che proprio per questo mostra punti di criticità nella presa in carico e nelle terapie.
Ma qualcosa si sta muovendo nel panorama dei trattamenti, che oggigiorno tendono sempre più a considerare i risvolti psicologici della fibromialgia. La malattia, infatti, impatta molto negativamente sia sul tono dell’umore sia sulla vita quotidiana, dal momento che soffrire di dolori cronici “taglia” automaticamente molte attività sociali: lavoro, sport, possibilità di muoversi e viaggiare.
Ecco alcune importanti novità sulla gestione della patologia.
Perché non ti arruoli allo studio Fibra?
Sensibile al problema della fibromialgia, l’ISS (Istituto Superiore della Sanità) ha recentemente avviato, in collaborazione con la Fondazione Isal (che dal 1993 si occupa di ricerca, formazione e sensibilizzazione sul dolore cronico, offrendo un supporto concreto a chi ne è affetto), un progetto su scala nazionale chiamato Fibra e dedicato a pazienti, famigliari e cargiver.
«Nel 2019 l’Istat, l’ISS e la Fondazione Isal hanno condotto un’indagine epidemiologica per raccogliere dati sulla diffusione del dolore cronico in Italia. Su un campione di 44.000 italiani è emerso che ben il 24,1% soffriva di dolori cronici, non soltanto fibromialgia, ma anche osteoartrosi, cefalea, vulvodinia, mal di schiena, nevralgie ed esiti di interventi chirurgici», spiega il dottor Michael Tenti, psicologo e psicoterapeuta cognitivo-comportamentale della Fondazione Isal.
«Lo studio, pubblicato nel 2025 sull’International Journal of Environmental Research and Public Health (IJERPH), ha acceso i riflettori su un disagio sommerso, benché largamente diffuso, che esige più attenzione da parte di tutti i sanitari. Anche perché ben il 13% delle persone affette da dolore cronico ha dichiarato di avere sintomi depressivi legati alla condizione, molto spesso non trattati perché taciuti o non attenzionati. Da qui l’esigenza di tendere una mano a tutti coloro che soffrono di fibromialgia, per rompere l’isolamento in cui sono confinati».
Fibromialgia, in cosa consiste il progetto Fibra
Il progetto Fibra prevede la formazione di un focus group, cioè piccoli gruppi di 6-8 pazienti, guidati da uno psicoterapeuta formato nella gestione del dolore cronico. Gli incontri, 14 in due anni, saranno svolti in presenza nelle città di Roma, Rimini, Milano e Napoli (ma chi non può partecipare può comunque collegarsi da remoto) e online in tutte le altre città italiane, con il primo appuntamento previsto a Roma il 18 giugno.
«Per candidarsi all’iniziativa basta inviare una mail a [email protected], in seguito alla quale si verrà contatti e verrà fatta un’intervista propedeutica per consentire allo psicoterapeuta di capire se sussistono i requisti», spiega il dottor Michael Tenti.
«Durante gli incontri, saranno forniti consigli utili e strategie quotidiane per affrontare al meglio la gestione del dolore, evitando che questo abbia la meglio e produca disturbi d’ansia e di depressione che non di rado conducono all’isolamento sociale (senso di inadeguatezza, evitamento di attività sportive, inviti a cena o uscite in compagnia). Inoltre, nel corso degli incontri si cercherà di fare emergere i fattori che ostacolano l’accesso ai pazienti alle terapie psicologiche, sia che si tratti di un percorso di psicoterapia, sia che si tratti di un più breve counseling psicologico o, nei casi più severi, di consulti psichiatrici», prosegue l'esperto.
«Dagli studi condotti in altri Paesi, si è visto che sono molti i fattori che remano contro le cure di tipo psicologico: difficoltà economiche, sensazione di vivere nello stigma e di essere visti come ipocondriaci o malati immaginari, scarsa fiducia nelle istituzioni e nell’eventualità di iniziare un percorso con psicologi non specificatamente formati nelle problematiche del dolore cronico. Invece no, il messaggio da dare è che esistono psicoterapeuti esperti di queste tematiche, sulle quali hanno ricevuto una specifica formazione, e che perciò possono essere di grande aiuto ai pazienti fibromialgici e ai loro familiari».
Quando servono gli psicofarmaci
Per alleviare il disagio mentale che la convivenza forzata con il dolore cronico comporta, in alcuni casi può essere utile anche la prescrizione di psicofarmaci.
«La fibromialgia ha una genesi multifattoriale, in quanto è scatenata da più fattori: genetici, endocrini, immunologici e neurologici, con una disfunzione dei circuiti neuronali coinvolti nella percezione del dolore», spiega il professor Claudio Mencacci, copresidente della Socità Italiana di Neuropsicofarmacologia.
«La dolorabilità diffusa ai vari distretti corporei è spesso associata ad altri disturbi quali insonnia, irritabilità, stanchezza cronica, difficoltà di attenzione e di concentrazione, sintomi depressivi o un disturbo d’ansia generalizzato. Senza contare che chi è affetto da fibromialgia ha una vulnerabilità biologica al dolore che, per colpa di questa ipersensibilità nervosa, viene percepito e amplificato anche in caso di stimoli normalmente non dolorosi, come un elastico del reggiseno o dei pantaloni».
«Per alzare la soglia del dolore e rasserenare la mente, lo psichiatra può prescrivere tre diversi tipi di farmaci: gli SNRI (come la duloxetina e la venlafaxina) che alzano sia i livelli di serotonina sia di noradrenalina, migliorando umore ed energia», chiarisce l'esperto. «Oppure può prescrivere un antidepressivo triciclico, come la supercollaudata amitriptilina, ampiamente raccomandata nelle linee guida ufficiali per il trattamento della fibromialgia. Funziona ed è ben tollerata ma in alcuni casi può portare a un aumento di peso.
In associazione agli SNRI o agli antidepressivi triciclici, in base ai sintomi riferiti lo psichiatra può prescrivere anche il pregabalin, un farmaco utilizzato principalmente per il trattamento del dolore neuropatico: riduce l’eccitabilità neuronale e aumenta la tollerabilità alle sensazioni dolorose. La terapia va proseguita per almeno sei mesi e poi si rivaluta con lo specialista, modificando eventualmente molecole e dosaggi».

