Autismo, la scoperta italiana: la risposta è nell’intestino

Non è solo genetica. Un nuovo studio guidato dallo scienziato Alessio Fasano ha individuato un legame tra microbioma intestinale e autismo: «Il 90% dei bambini autistici ha problemi gastrointestinali»



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È italiana la scoperta che fa fare un passo in avanti per la comprensione delle cause dell'autismo. Lo scienziato Alessio Fasano ha individuato un legame tra il microbioma intestinale e i Disturbi dello spettro autistico (Asd).

La ricerca di Alessio Fasano, pediatra e scienziato della Harvard Medical School e presidente e direttore scientifico della fondazione Ebris, una joint venture tra Harvard e la città di Salerno, supera l'idea che l'autismo sia solo genetico.

L’accelerazione del numero dei casi ha fatto pensare che la sindrome non potesse essere solo ricondotta al Dna. Il suo lavoro dimostra il coinvolgimento del microbioma intestinale, proponendolo come potenziale biomarcatore e considerando l'autismo non solo come una condizione neurologica, ma come un disturbo sistemico.

La scoperta

«Dopo anni di lavoro abbiamo individuato fattori associabili a un rischio maggiore come l’allattamento artificiale. L’aumento dei casi osservato negli ultimi anni spinge la comunità scientifica a indagare fattori oltre quelli genetici», ha spiegato Fasano, presentando i dati preliminari dello studio internazionale Horizon 2020.

«Quaranta anni fa l’autismo colpiva un bambino su diecimila, oggi gli studi epidemiologici ci dicono che siamo a un nato su 41 nella Ue e uno su 36 negli Stati Uniti».

La genetica c’entra, ma non basta. «Anche perché non parliamo più soltanto di autismo ma di uno spettro, quindi di varie sottopopolazioni», ha affermato Fasano.

Come si è arrivati alla scoperta

In passato sono state fatte altre ipotesi sulle cause come l’inquinamento o i vaccini, ma nulla scientificamente dimostrato.

Il pool di ricercatori guidati da Fasano si è posto un interrogativo: perché, a parità di rischio, cioè avere un fratello o una sorella con autismo, alcuni bambini si ammalano e altri no? L’idea è cercare una firma biologica che possa aiutare a capire in anticipo chi tra i bambini a rischio si ammala.

«E poiché le osservazioni epidemiologiche evidenziavano come il 90% dei bambini autistici avesse problemi gastrointestinali, e visto che sappiamo che nell’asse cervello-intestino la comunicazione è bidirezionale, l’ipotesi è che potesse entraci il microbioma. Quindi la genetica c’entra, ma non basta», ha spiegato Fasano.

Il rapporto tra cervello e intestino

Fasano parla di tre autostrade che mettono in comunicazione i due organi: il nervo vago, la strada neuroendocrina, che comunica al cervello la sazietà, e la permeabilità intestinale che, se squilibrata, attiva il sistema immunitario e crea una infiammazione che può arrivare al cervello.

La ricerca ha utilizzato più di 21mila campioni biologici di bambini a rischio per cercare di capire perché alcuni si ammalano e altri no. È emerso che tra i 3 e 12 mesi, si comincia a vedere divergenze e alcuni fattori sembrano associati a un rischio maggiore. Tra questi il parto cesareo e l’allattamento artificiale rispetto al parto vaginale e all’allattamento al seno, un rischio maggiore di circa due volte e mezzo e tutto legato alla diversa composizione del microbioma che nei nati naturalmente e allattati al seno è quello ereditato dalla mamma.

«Nei bambini che si ammalano le specie protettive di batteri come i Bifidobatteri, che si trovano nel latte materno, si perdono e aumenta invece la popolazione dei cattivi, come i Clostridi. E subito dopo aumenta anche la zonulina, che regola la permeabilità intestinale, alla quale segue l’attivazione del sistema immunitario e poi, dopo 12-18 mesi, questi bambini si ammalano», spiega Fasano.

Le possibilità di intervento

Fasano è cauto, non si può ancora dire che l’autismo ha trovato la cura.

«Però, somministrando un simbiotico (probiotico e prebiotico, ndr) abbiamo migliorato i sintomi gastrointestinali e comportamentali nei bambini malati. Crediamo che l’equilibrio dei batteri renda il microbioma meno belligerante. Speriamo di aver individuato dei biomarcatori misurabili e individuabili, che potrebbero consentire di prevedere la malattia in soggetti a rischio, rallentandola o forse evitandola».

Cos’è l’autismo

L’autismo è definito come un "disturbo dello spettro" perché si manifesta in modo estremamente variabile.

Si basa tipicamente su due pilastri diagnostici: difficoltà nella comunicazione e nell'interazione sociale ovvero difficoltà nel leggere i segnali non verbali (contatto visivo, espressioni facciali) o nel comprendere le sfumature della conversazione (ironia, metafore); interessi ristretti e comportamenti ripetitivi, cioè un bisogno di routine (iper-regolarità) e spesso una sensibilità sensoriale alterata (fastidio per rumori forti o ricerca di stimoli tattili specifici).

L’esperienza di un genitore

Marco Sabatini Scalmati, padre di un ragazzo autistico e consigliere dell’associazione “Una breccia nel muro” afferma: «Senza entrare nel merito di questa ricerca, da genitore accolgo con favore ciò che fa la ricerca medico scientifica nella individuazione delle cause.

Parallelamente bisogna continuare a investire sul sostegno alle famiglie e ai care giver, nella gestione della quotidianità».

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