Altro che notti da sogno: con la menopausa, rischi l’apnea ostruttiva

È proprio nella fase rem del sonno (quella in cui il cervello si accende di immagini) che le apnee femminili sono più frequenti. In quei minuti la pressione sale e scende bruscamente, esponendo cuore e circolazione a un serio pericolo. Si hanno, inoltre, tanti risvegli, che lasciano forte stanchezza per tutto il giorno successivo. Scopri come intervenire

Altro che notti da sogno: con la menopausa, rischi l’apnea ostruttiva
Foto: iStock

Mentre sogni, a un certo punto, trattieni il respiro per diversi secondi. No, non per il bacio appassionato che stai immaginando, né per un incubo in stile “non aprite quella porta”. È un tempo in apnea di cui non ti rendi conto. Dopo l’arrivo della menopausa e l’addio agli estrogeni, capita infatti di iniziare a russare, per poi incorrere nell’apnea ostruttiva. Questa sindrome, chiamata OSAS, può essere pericolosa per il cuore e il cervello degli uomini, ma lo è doppiamente per le donne. Insieme a professor Luigi Ferini Strambi, neurologo e professore ordinario a Milano, chiariamo quali sono i rischi reali di un problema che, fino a oggi, credevi fosse “femminile” quanto i disturbi alla prostata.

Che cos’è l’OSAS, l’apnea ostruttiva notturna?

«L’apnea ostruttiva è un’ostruzione delle prime vie aeree che avviene mentre dormiamo. La lingua scivola all‘indietro nel cavo orale e, allo stesso tempo, i tessuti e i muscoli della zona si rilassano, al punto da creare un “tappo” che impedisce di respirare (si blocca anche il naso)».

In che cosa è differente dal classico russamento?

«L’assenza di rumore e l’ostruzione completa. Se è parziale, un po’ d’aria passa e si russa. L’unico punto di contatto è che entrambi i fenomeni partono soprattutto dalla posizione supina».

In Italia quante persone sono affette da apnea ostruttiva?

«Secondo i dati più recenti del Ministero della Salute, nella popolazione fra i 40 e gli 85 anni ne soffrono quasi la metà degli uomini e il 23,4% delle donne. I dati sono emersi attraverso la misurazione con polisonnografia, un esame che durante il sonno registra l’attività cerebrale, i movimenti oculari, il tono muscolare, il flusso oro-nasale, la frequenza cardiaca, e altro».

Russano di più gli uomini o le donne?

«Il russamento, l’anticamera dell’OSAS, rimane con maggioranza schiacciante un comportamento maschile, che può iniziare già a 25-30 anni. C‘è l’eventualità che sia sporadico e legato alle esagerazioni a tavola o con l’alcol (un miorilassante delle vie aeree) anche nelle donne, oppure che si presenti durante la gravidanza. Le pazienti iniziano generalmente a russare verso i 55 anni. Mentre un maschio, però, può farlo anche per 25-30 anni prima di trasformare questo fenomeno in vera e propria apnea ostruttiva, ad alcune signore bastano due anni di “pratica” per incorrere nell’OSAS».

L’apnea ostruttiva interessa tutte le donne?

«No, per fortuna. È vero, la carenza di progesterone fa perdere ai muscoli delle prime vie aeree quella tonicità che quest‘ultimo garantiva prima della menopausa, quindi è più facile che si crei un tappo respiratorio. Ma sono a rischio soprattutto le pazienti che, a causa della caduta degli ormoni femminili (e di una dieta non consona), prendono peso specialmente su pancia e collo, come l’uomo. Sono zone delicate per la respirazione notturna».

Ma queste donne si accorgono di avere le apnee?

«Nonostante il trattenere il respiro possa durare anche per molti secondi, purtroppo non se ne accorgono perché il partner, russatore da anni, si addormenta profondamente molto prima di loro e, spesso, non percepisce neanche le cannonate. Oppure la paziente dorme sola perché da tempo ha mandato il marito in un’altra stanza, è single o vedova. Nessuno la avverte di queste immersioni, che si ripetono fino a 15-20 volte (o anche di più) in un’ora, mentre nel maschio in genere il numero è maggiore».

Che cosa si rischia?

«Ictus ​e infarto, molto più dell’uomo. Intanto, perché ormai le ricerche hanno dimostrato che, dopo la menopausa, il rischio cardiovascolare diventa più alto rispetto ai maschi. E poi perché le OSAS femminili avvengono soprattutto durante la fase REM, quella dei sogni. Un periodo in cui le variazioni pressorie possono essere importanti, quindi più rischiose. Insomma, la donna dopo i cinquanta rischia cuore e cervello molto più dei partner, e le apnee portano con sé un potenziale di rischio extra non trascurabile.

Teniamo poi conto che in campo femminile sappiamo ancora poco, poiché la maggior parte degli studi sull’argomento è stata condotta per decenni solo sugli uomini. Un bel guaio, soprattutto se non ci sono elementi che aiutano a sospettare di avere il problema. Se per qualsiasi motivo ci si accorge di russare (o qualcuno ce lo segnala), questo è già un elemento sufficiente per suggerire una visita in un Centro del sonno ospedaliero. Ma ci sono altri sintomi che ci devono far sospettare un’OSAS, anche diurni».

Quali sono i sintomi dell’apnea ostruttiva?

«Prima di tutto l’insonnia. Chi inizia a soffrire di apnee ostruttive notturne, se è donna, si addormenta facilmente ma poi si sveglia all’alba e non si riaddormenta più, oppure soffre di frequenti risvegli. E mentre l’uomo che ha questo problema dorme sempre ma male (e quindi avrà sonnolenza durante il giorno), la paziente si sentirà soprattutto stanca. Così, mentre a lui di giorno verrà l’abbiocco, lei si sentirà debole e poco concentrata».

Altre complicazioni da far presente allo specialista per una giusta diagnosi?

«La nitturia, cioè il bisogno di alzarsi per andare a fare pipì. In caso di OSAS la vescica è perfettamente in grado di funzionare, quindi non è il problema. Semmai, ancora una volta, sono gli ormoni. Nelle apnee avviene il rilascio di ANP (ormone natriuretico), che agisce sui reni aumentando la diuresi. La combinazione con altri fattori biochimici spiega perché di notte, in questi casi, si produce più urina e maggiormente diluita. Un altro sintomo significativo è la cefalea mattutina, che dura al massimo mezz’ora e poi scompare, senza dover assumere farmaci. È dolorosa, interessa tutto il capo ed è un segnale riferito dal 20% delle pazienti».

Che esami prescrive il medico che sospetta un problema di apnea ostruttiva?

«È fondamentalmente la polisonnografia. Si effettua in ospedale (basta una notte) mentre la paziente dorme collegata a dei sensori multipli che monitorano dei parametri. Questi, come ho anticipato, vanno da quelli cardiaci alla posizione corporea. Esiste anche una versione semplificata, il monitoraggio cardio-respiratorio: l’apparecchio si può portare a casa e monitora alcuni parametri (non tutti quelli della versione madre), che il giorno dopo vengono letti dall’esperto, e che possono essere sufficienti per la diagnosi. Ma quale test usare lo decide il medico in base al quadro clinico iniziale».

Soluzioni: sono diverse rispetto a quelle suggerite agli uomini?

«Ci sarebbe la Cpap, un dispositivo che eroga un flusso continuo di aria attraverso una maschera nasale o facciale, collegata con un tubo. Ciò impedisce la formazione del tappo, quindi il russamento e l‘OSAS. Peccato che molte donne non la tollerino, perché può causare irritazioni della pelle (soprattutto se si usa male la mascherina) o dare gonfiore addominale e secchezza delle mucose».

Quali sono le alternative?

«Si punta sulla cosiddetta terapia posizionale, visto che il 60% delle OSAS avviene prevalentemente in posizione supina (lingua e tessuti molli cedono più facilmente all’indietro), mentre dormire sul fianco o sulla pancia la riduce. In Internet si trovano delle specie di gobbettine che, una volta indossate tipo zainetto, impediscono di mettersi supini. Più sofisticato, invece, il dispositivo che si indossa come un collarino e che emette una vibrazione quando il soggetto assume la posizione supina. È la versione tecnologica dello spintone della moglie, o meglio, in questo caso, del marito».

Apnea centrale: quando tutto si ferma

Si chiama apnea centrale e fa paura. «Non si blocca solo il flusso aereo di naso e bocca, ma anche quello della muscolatura toracica e addominale», spiega il professor Luigi Ferini Strambi. Sembra l’OSAS più grave. «Per fortuna non è così. Dura molto meno dell’apnea ostruttiva comune (15” contro 40/60”), quindi non dà il tempo di far scendere la saturazione d’ossigeno (misura la percentuale di emoglobina legata all’ossigeno nel sangue arterioso) a livelli preoccupanti. Nell’apnea centrale non c’è l’ostruzione delle vie aeree, quindi non si osserva russamento, ma c’è un’alterazione dello stimolo ventilatorio».

Divorzio all’inglese

Una curiosità che ci racconta il professor Luigi Ferini Strambi, un po’ in controtendenza con i dati scientifici su OSAS e russamento, è questa: «Da una recente indagine inglese risulta che il rapporto di divorzi chiesto dagli uomini “perché lei russa” sia 7 a 1». Secondo uno studio legale britannico, sarebbe la seconda causa più comune di addii, mentre negli USA scenderebbe al terzo posto, dopo infedeltà e problemi finanziari. Al di là delle diatribe legali pare che la tendenza, in crescita fra le coppie italiane, a dormire separati (letti divisi o altra stanza, una coppia su 5 secondo alcuni sondaggi) possa rappresentare una buona soluzione extragiudiziale e di qualità del sonno.