La menopausa rappresenta un momento fisiologico della vita femminile, durante il quale una donna su quattro non ha alcun sintomo significativo. Eppure oltre la metà del sesso femminile la teme, soprattutto per la comparsa delle vampate, il calo della libido, l’impatto sul corpo e sull’immagine (dati Censis). E sono molte le donne che la considerano una vera iattura, convinte che passati i fatidici 50 (età media dell’esordio) possa succedere di tutto. Di tutto tranne un guaio a livello cardiovascolare, ritenuto un problema di pertinenza maschile. Sempre secondo il Censis, solo il 33% del sesso femminile è consapevole dei rischi per il cuore, che durante l’età fertile sono bassi ma in menopausa possono diventare importanti.
«Arriva a uguagliare quello degli uomini (secondo l’Istat e l’Istituto Superiore di Sanità il rischio di infarto nelle donne sale infatti di otto volte sopra i 55 anni), ed è la prima causa di decesso femminile, superiore a quella causata dai tumori», sottolinea la professoressa Rossella Marcucci, ordinario di Medicina Interna all’Università di Firenze. Un “destino” che però si può evitare benissimo: vediamo come, grazie all’aiuto della nostra esperta.
Perché in menopausa il cuore è più esposto al rischio di infarto?
«In menopausa il cuore è più esposto perché le modificazioni ormonali di questa fase della sua vita le fanno perdere il vantaggio che aveva sull’uomo. La mancanza degli estrogeni, infatti, la priva di un fattore protettivo importantissimo».
Qual è la conseguenza maggiore della scomparsa degli estrogeni?
«Inizia ad aumentare già nella fase della peri-menopausa, cioè in quel periodo che precede la totale assenza di ciclo per 12 mesi consecutivi e che definisce lo stato definitivo di entrata in menopausa. Comincia con alterazioni nel normale andamento delle mestruazioni: i cicli si possono fare più distanziati, ravvicinati o possono addirittura saltare. Con flussi abbondanti o scarsi, e le prime sudorazioni notturne. Non è un rischio immediato per il cuore, perché gli ormoni sono ancora presenti, ma è il momento giusto per agire».
Esiste un sintomo della menopausa che deve metterci più in guardia per il cuore?
«Diversi studi importanti dimostrano che chi soffre di vampate di una certa entità e frequenza (non tutte le hanno) corre un rischio teorico più alto. Dovrebbe già essere il medico di medicina generale a indirizzare per tempo la paziente a fare il punto della situazione, e non solo con il ginecologo. Per fortuna la vampata è uno dei sintomi più fastidiosi che la donna percepisce e mal sopporta, e quindi spesso, nella realtà, è quello che la spinge a farsi visitare».
Il ginecologo non basta?
«No: bisogna fare anche una visita cardiologica. Certe donne non l’hanno mai fatta a meno che non abbiano praticato sport a livello agonistico. Ginecologo e cardiologo sono parimenti obbligatori come visite specialistiche in questo periodo, con una serie di esami a corredo. Nella mia struttura all’Ospedale Careggi di Firenze esiste un Percorso, che si chiama Medicina interna vascolare di Genere, che prevede questo tipo di valutazioni».
Per la protezione del cuore in menopausa non conviene la TOS?
«Per anni abbiamo studiato la Terapia Ormonale Sostitutiva nei suoi effetti possibili, e i dati ottenuti sono stati spesso controversi. Oggi però sappiamo che all’inizio non protegge, anzi aumenta un po’ il rischio di tromboembolismo venoso (si può formare un coagulo di sangue e, attraverso le vene, arrivare ai polmoni), come succede in chi prende la pillola contraccettiva. Ma questa evenienza, molto contenuta, col prolungarsi della terapia sparisce e, anzi, si ha una protezione cardiaca (ciò avviene nel giro di due anni circa dall’inizio della TOS). Quindi chi sta già facendo la terapia sostitutiva può stare tranquilla ma è bene valutare con il cardiologo anche questo aspetto».
Come decidere se fare la Terapia Ormonale Sostitutiva?
«La scelta di una terapia è sempre da fare valutando rischi e benefici, quindi dobbiamo capire qual è il vantaggio che apportiamo a quella donna e se è maggiore del lieve aumento del pericolo che corre. Per questo è difficile dare un’indicazione valida in assoluto, perché il mio rischio cardiovascolare e il beneficio che ottengo sulla mia sintomatologia dalla terapia sono diversi da quelli di un’altra donna. È poi legato anche allo stile di vita, se la paziente fuma, se è in sovrappeso, tutti fattori che vanno presi in considerazione».
Quali sono le regole base per uno stile di vita corretto?
«Sicuramente il fumo va abolito. Importante anche combattere il sovrappeso, quindi diventa cruciale l’attività fisica, ma non soltanto quella di tipo aerobico (fondamentale per la salute dell’apparato cardiovascolare): occorre crearsi un po’ di massa muscolare che servirà tantissimo. Le donne vivono di più, ma gli anni guadagnati non sono sempre anni in salute. Molte, infatti, sono colpite dalla sarcopenia: dopo la menopausa i muscoli, se non allenati, si riducono e diventano meno forti anche nell’affrontare i gesti quotidiani, ci si stanca più facilmente, il rischio di cadute e fratture aumenta nel tempo. Quindi la costruzione della massa muscolare serve a controllare maggiormente il peso e a proteggerci».
Le italiane fanno abbastanza attività fisica in menopausa?
«No, e si muovono meno degli uomini. È un problema anche un po’ culturale. Dopo una certa età tendenzialmente smettiamo di fare tutto. Ci manca proprio la cultura del movimento e non mi sembra che le nuove generazioni siano molto migliorate rispetto al passato».
Passiamo all’alimentazione: deve essere speciale per il cuore in menopausa?
«Bisogna mangiare di tutto, evitando le diete super proteiche o di privazione, con poche calorie e che proibiscono intere categorie di cibi. La dieta mediterranea ha dimostrato scientificamente che protegge dal rischio cardiovascolare ma anche dalle patologie neurodegenerative, come l’Alzheimer. Quindi frutta, verdura e pesce a volontà».
Quanto conta il controllo del colesterolo?
«È fondamentale, perché è un fattore causale della malattia cardiovascolare. Quindi l’LDL, l’HDL ma anche la lipoproteina (a), o LP (a), esame del sangue che non tutti ancora conoscono. La LP (a) è un analogo del colesterolo cattivo (ma di origine genetica e indipendente dallo stile di vita), che può aumentare anche del 50% il nostro rischio. Nelle donne sappiamo che proprio dopo la menopausa quest’ultima può far uscire dai parametri di normalità il colesterolo, rendendolo pericoloso. Quindi, paradossalmente, noi potremmo avere anche un LDL accettabile, ma con la lipoproteina troppo alta. Le linee guida dicono quindi che il suo dosaggio dovrebbe essere fatto da tutti almeno una volta nella vita: sicuramente le donne lo devono controllare al momento della menopausa».
Un altro controllo irrinunciabile?
«Quello periodico della pressione. Se la donna sta bene e il cardiologo non ha dato indicazioni diverse, basta anche una volta al mese. Lo si riferisce al medico curante e ai controlli periodici lo si rifà in studio».
Come riconoscere i segni di un infarto in tempo per chiamare il 118?
«Domanda non da poco perché sono diversissimi da quelli maschili. I segni dell’infarto al femminile sono dolore all’epigastrio (parte alta addominale), nausea e vomito, senso di indigestione e stanchezza intensa improvvisa».
Riso rosso anticolesterolo
Esistono farmaci anticolesterolo, anche di ultima generazione, che abbattono fino al 50% questa molecola lipidica, ma vanno prescritti dallo specialista in casi ben selezionati. Gli integratori, invece, sono alla portata di tutti in farmacia. «Quelli che hanno dimostrato una certa efficacia contengono la monacolina K, sono a base cioè di riso rosso fermentato», commenta la professoressa Rossella Marcucci. «La riduzione dell’LDL però si attesta attorno al 10%, perché per normativa europea questi prodotti non possono contenere più di 3 mg del principio attivo che serve allo scopo. Quindi la loro utilità è limitata nei casi in cui occorre ottenere una vera riduzione del colesterolo LDL».
Sogni d’oro, meno stress
Dalle vampate notturne al cattivo umore: quali sono i sintomi della menopausa che “pesano” di più sul cuore? «Non abbiamo studi che ci danno una risposta certa», replica la professoressa Rossella Marcucci. «Certo, le donne che hanno più disturbi vasomotori sono anche quelle che dormono peggio, si svegliano più di frequente, sono insonni. Questo, di giorno, genera inevitabilmente stress. Insomma, è un serpente che si morde la coda, ma le vampate si possono gestire spesso anche bene (a partire da uno screening cardiovascolare completo) e, di rimando, il riposo ritrova il suo equilibrio. A tutto vantaggio del buon umore».
Esami del sangue: non dimenticare la PCR
Del colesterolo, compresi i trigliceridi e la lipoproteina (a) conosciamo la necessità. Ma il tuo medico non dovrà dimenticare la Proteina C reattiva (PCR) che misura l’infiammazione cronica a rischio cardiovascolare (anche con il colesterolo a posto), la glicemia a digiuno, l’emoglobina glicata e la creatinina per la funzione renale. L’omocisteina è invece riservata a casi selezionati perché può essere un marcatore in più del benessere vascolare.

