Ti è mai capitato di sentirti svuotata di ogni energia dopo aver trascorso un paio d’ore in un centro commerciale affollato o a una festa rumorosa? Ti succede di commuoverti fino alle lacrime davanti a un quadro, o di assorbire l’ansia e il cattivo umore di un collega non appena entra nella stanza, come se fossi una spugna? Se la risposta è sì, potresti non essere semplicemente “troppo emotiva” o “esagerata”, come forse ti sei sentita dire spesso. Ma potresti far parte di quel 20% della popolazione definito PAS (Persone Altamente Sensibili), o HSP (Highly Sensitive Persons), secondo la terminologia internazionale. Non è un difetto, una fragilità psicologica o un disturbo. L’alta sensibilità è un tratto neuropsicologico innato: sei nata e funzioni così.
Tutto nasce dal sistema nervoso centrale
«Il concetto è stato codificato tempo fa dalla psicologa e ricercatrice americana Elaine Aron. Attraverso anni di studi clinici, l’esperta ha dimostrato che l’alta sensibilità non coincide affatto con la timidezza o l’introversione», spiega Michele Mezzanotte, psicologo e psicoterapeuta che ha appena pubblicato sull’argomento Non ho scelto io di essere così (Gribaudo editore). «Si tratta, piuttosto, di una caratteristica del sistema nervoso centrale che percepisce ed elabora gli stimoli (ambientali, visivi, sonori ed emotivi) con un’intensità e una profondità decisamente superiori alla media». Per tracciare un identikit di questo tratto, la comunità scientifica fa riferimento all’acronimo D.O.E.S., che riassume i quattro pilastri dell’alta sensibilità.
- D – Depth of processing (Profondità di elaborazione). È il motore di tutto. Le persone PAS non si fermano alla superficie. Prima di agire, parlare o decidere, analizzano ogni dettaglio inconsciamente, collegano le nuove informazioni alle esperienze passate e riflettono a lungo.
- O – Overstimulation (Facilità di sovraccarico). Il sistema nervoso si affatica facilmente. Luci accecanti, rumori di fondo persistenti, ma anche scadenze lavorative pressanti o giornate senza pause portano rapidamente alla saturazione.
- E – Emotional reactivity & Empathy (Reattività emotiva ed empatia). Le PAS sperimentano sia le gioie sia i dolori in modo amplificato. I loro neuroni specchio sono iperattivi: percepiscono lo stato d’animo altrui prima ancora che chi hanno di fronte parli.
- S – Sensing the subtle (Percezione delle sfumature). Nulla sfugge a una persona PAS. Può trattarsi di un leggero cambio di tono della voce dell’interlocutore, di una minima variazione nell’arredamento di una stanza o di stimoli fisici, come la consistenza fastidiosa di un tessuto sulla pelle o la caffeina, cui sono spesso sensibilissime.
Il segreto: far emergere la bellezza interiore
«In una società dominata dalle performance e dall’efficienza a tutti i costi, l’alta sensibilità viene spesso scambiata per un difetto. Le persone che si commuovono, si fermano davanti a un dettaglio, o semplicemente manifestano un disagio di fronte all’iperstimolazione, vengono tacciate di essere “troppo drammatiche”», sottolinea Mezzanotte. «La verità è che non c’è nulla di sbagliato in loro. Spesso si sentono fragili, fuori posto, o peggio, in colpa, ma l’interiorità e l’inconscio non commettono errori: si limitano a manifestare ciò che siamo. La domanda giusta, allora, non è “come faccio a sentire meno?”, ma “cosa posso fare con ciò che sento?». Le persone PAS non devono cambiare il loro carattere ma, più semplicemente, fiorire, permettendo alla propria bellezza interiore di emergere senza farsi distruggere dai giudizi degli altri o dall’autocritica.
Non perderti: segui la mappa dell’ipersensibilità
Per definire una realtà umana così ricca e difficile da incasellare in rigide definizioni cliniche, Michele Mezzanotte propone una suddivisione originale, articolata attorno a quattro modalità simboliche, ispirate agli elementi della natura. Ognuna descrive una specifica sfumatura dell’alta sensibilità. Una persona PAS, infatti, può ritrovarsi maggiormente in una di queste rispetto a un’altra. Capirlo è importante perché aiuta a indirizzare meglio il lavoro su se stessi.
- TERRA «La sensibilità terra è la declinazione più fisica, legata al corpo, ai cinque sensi e all’impatto con l’ambiente circostante», spiega lo psicoterapeuta. «Entrare in un supermercato pieno di gente può diventare faticoso. Anche i tessuti sulla pelle, se un po’ ruvidi, possono risultare insopportabili. Chi ha questo tratto spesso soffre di disturbi psicosomatici perché l’organismo arriva a cogliere un disagio prima della psiche». Ed è proprio dal corpo che occorre partire, chiedendosi cosa sta comunicando, imparando a sentire tutte le sensazioni senza reprimerle o averne timore. E concedendosi frequenti momenti di isolamento per non andare in corto circuito.
- ACQUA Rappresenta la capacità di sintonizzarsi istantaneamente sulla lunghezza d’onda di chi si ha di fronte. «È l’empatia profonda, il sentire le emozioni dell’altro come se fossero proprie. Una permeabilità che può essere dono e insieme peso. Le PAS “acqua” faticano a distinguere dove finisce il proprio vissuto e inizia quello degli altri, assorbendo tensioni e gioie dell’ambiente circostante», sottolinea l’esperto. La loro mission? Imparare a porre dei confini tra sé e il resto. E lasciarsi orientare dalle emozioni senza farsi travolgere, perché ognuna porta con sé una direzione, una trasformazione da attuare.
- ARIA È la forma forse meno compresa e intellettualmente più stimolante. «È quella del pensiero. Pensare molto, diversamente, risolvere attraverso la mente più che usando l’azione o l’emozione», commenta lo psicoterapeuta. «Non si tratta di semplice rimuginio, ma di una caratteristica neurologica concreta: alcune menti sono particolarmente attive, più associative, più rapide. Questo si traduce in un talento naturale per organizzare, per progettare, ma anche per vedere prima degli altri le soluzioni». Come indirizzare questa caratteristica prima di essere sopraffatti dalla stanchezza mentale? Accettare che non tutto deve essere risolto “ora”. Imparare a pensare bene, sapere quando il cervello deve lavorare e quando riposare.
- FUOCO Rappresenta l’istinto puro, l’impulso creativo e la capacità di decodificare la realtà un attimo prima degli altri. «È quella sensazione di capire in anticipo le situazioni, leggere schemi e dinamiche relazionali prima che diventino evidenti», commenta Mezzanotte. Come si trasforma questa sensibilità in dono? Usandola non per bruciare chi ci circonda o se stessi, ma per illuminare il proprio percorso e fare luce agli altri, rimanendo fedeli a se stessi.
Guida alla sopravvivenza
Sei una persona altamente sensibile? Impara a gestire la tua “centralina energetica” con queste 5 strategie pratiche.
- Pianifica la decompressione. Se devi affrontare un evento sociale, una riunione o un viaggio, inserisci dei momenti dedicati al silenzio assoluto subito dopo. Mezz’ora in una stanza buia permette al sistema nervoso di resettarsi, anticipando il sovraccarico.
- Traccia i tuoi confini. Dire no agli altri è il primo passo per dire sì a te stessa. Impara a riconoscere quando il carico emotivo di un amico o un familiare sta travalicando i tuoi limiti. Puoi ascoltare ed essere empatica senza farti carico dei loro problemi.
- Riscopri il potere del radicamento. Pratiche come lo yoga, il pilates, camminare a piedi scalzi sull’erba o focalizzarsi sul ritmo del respiro aiutano a scaricare l’energia mentale in eccesso e a ritrovare il centro.
- Attenua gli stimoli ambientali. Se lavori in ambienti caotici investi in un buon paio di cuffie con cancellazione attiva del rumore (ANC). A casa, prediligi luci calde e soffuse ed evita i film particolarmente violenti prima di andare a dormire.
- Riscrivi la tua storia. Guarda al passato sotto una nuova luce. Molte situazioni in cui ti sei sentita inadeguata, asociale o fragile erano semplicemente momenti di sovraccarico sensoriale. Accettare questo tratto significa smettere di colpevolizzarsi.

