Pilates Reformer: con questi accorgimenti ti alleni in sicurezza

Il Pilates Reformer si pratica su un macchinario estremamente versatile, che va però utilizzato con attenzione. Affidarsi all’insegnante giusto e imparare ad ascoltare il proprio corpo è fondamentale per prevenire tensioni e infortuni

Pilates Reformer: con questi accorgimenti ti alleni in sicurezza
Foto: iStock

Complici tendenze virali e contenuti postati su ogni social media, nell’ultimo anno il Pilates con i macchinari ha conosciuto un successo senza precedenti. Tra tutti gli attrezzi, il Reformer è quello che, più di ogni altro, ha conquistato appassionate di fitness e allieve alle prime armi: merito del suo particolare sistema di cinghie e molle, ma soprattutto dei numerosi benefici in grado di regalare. Come per ogni disciplina, però, anche nel Pilates Reformer ci sono alcune accortezze da seguire, che spesso – pur di prendere parte alla moda del momento – non vengono considerate adeguatamente. Abbiamo chiesto a un’esperta di aiutarci a fare chiarezza, per capire come approcciarsi a questo prodigioso macchinario nella maniera più corretta e sana possibile.

Pilates Reformer: le dritte per ottenere solo benefici

«Il Reformer è un attrezzo straordinariamente versatile e, in linea generale, è adatto a chiunque», chiarisce Milena Pace, insegnante di pilates e fondatrice del Flower Pilates Studio a Torino. «La particolarità del macchinario risiede nel suo sistema di resistenze, che permette di modulare il carico in base alle esigenze e al livello di ciascuna persona. Tuttavia, proprio per via della presenza di molle e componenti mobili, richiede attenzione. Un utilizzo improvvisato o privo di supervisione può comportare dei rischi. Per questo motivo la presenza costante dell’insegnante è fondamentale, sia per guidare la postura sia per occuparsi della gestione tecnica dell’attrezzo, evitando che l’allievo compia manovre scorrette o pericolose in autonomia».

Chi ha subito infortuni, segue percorsi post-fisioterapici o presenta patologie a carico della colonna vertebrale dovrebbe idealmente iniziare con un approccio individuale, poiché le lezioni one-to-one permettono di personalizzare il lavoro nei minimi dettagli. Se si sceglie di lavorare in gruppo, invece, è essenziale orientarsi su classi a numero ridotto, dove l’insegnante possa mantenere il pieno controllo visivo e correggere con precisione ogni partecipante, favorendo una pratica in totale sicurezza.

Impara ad ascoltare il tuo corpo

Soprattutto quando si è alle prime armi, è facile incappare in movimenti sbagliati e piccoli errori di inesperienza. «Chi si approccia al Pilates Reformer per la prima volta si trova di fronte a diversi stimoli contemporaneamente: la postura corretta da mantenere sul carrello, la respirazione, le attivazioni muscolari specifiche e la familiarizzazione con il linguaggio dell’insegnante. Ci vuole tempo per acquisire confidenza, sia con il macchinario sia con questo nuovo tipo di ascolto», spiega l’esperta. «Se ci si affida completamente alla guida dell’insegnante, però, i rischi di farsi male si riducono al minimo. È importante ricordare che una lezione ben strutturata parte sempre da un riscaldamento e da esercizi base. Si introducono le progressioni o le varianti più avanzate solo quando la persona ha interiorizzato il movimento e dimostrato la giusta stabilità neuromuscolare».

Quando ti conviene fermarti

Oltre ad ascoltare l’insegnante, è importante saper ascoltare se stessi. «All’inizio di ogni lezione è buona norma fare un breve check-in e riferire all’insegnante il proprio stato di forma fisica. Se, per esempio, nell’ultima settimana si è accusato un forte dolore cervicale o una contrattura, si proporranno modifiche agli esercizi o riduzioni di carico per evitare ulteriore tensione», spiega Milena Pace.

Durante l’esecuzione, invece, bisogna prestare attenzione a eventuali perdite dell’allineamento o all’innesco di compensi muscolari: se un’area del corpo cerca di compensare la debolezza di un’altra, si rischia di andare in tensione. «Quando non si riesce più a mantenere la postura corretta, significa che l’esercizio è troppo impegnativo rispetto alle proprie capacità del momento. In questi casi, si riduce la resistenza delle molle oppure si corregge la postura», precisa l’insegnante. «Da parte dell’allievo, la regola d’oro è la comunicazione tempestiva: alla prima sensazione di dolore acuto o di fastidio anomalo ci si deve fermare e avvisare subito l’istruttore, che adatterà o sostituirà l’esercizio per proseguire l’allenamento in sicurezza».

Alla ricerca dell’insegnante giusto

Ma come capire, concretamente, se l’insegnante a cui ci stiamo affidando è davvero qualificato per insegnare Pilates Reformer? «Ormai esistono tantissimi corsi per diventare insegnanti di Pilates, che si svolgono semplicemente in un weekend. Una vera formazione, però, richiede anni e anni di studio. Non si ferma nel momento in cui si riceve una certificazione: prosegue nel tempo con approfondimenti continui e specifici», spiega l’istruttrice.

«Scegliere uno studio o un corso basandosi soltanto sul prezzo più conveniente non è sempre una buona idea. Bisogna informarsi sulla preparazione degli insegnanti, chiedere che tipo di certificazione abbiano e rivolgersi a professionisti con una formazione internazionale, che sappiano lavorare su tutti i macchinari del Pilates e non soltanto sul Reformer. In sala, la sicurezza si vede dall’attenzione: un insegnante qualificato guida l’allievo in ogni singolo gesto, spiega le attivazioni muscolari, corregge costantemente la postura e adatta il lavoro alle singole necessità. Senza questa guida, il rischio è di lavorare su una muscolatura già contratta o disallineata, uscendo dalla lezione con tensioni e dolori, anziché con una sensazione di reale benessere e consapevolezza».