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Felicità: il cammino di Santiago fa bene anche a chi non è religioso

Il Cammino è un’esperienza unica anche per chi non è religioso. Uno studio ne evidenzia i benefici per la mente

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di Annalisa Palmieri, psicologa, ha percorso il Cammino francese da Saint-Jean-Pied-de-Port all’oceano



Cammina, e la tua vita migliorerà. Specie se la tua meta è la cattedrale di Santiago di Compostela, in Galizia. Lo dice Proyecto Ultreya (estudiocamino. org), uno studio portato avanti in questi mesi da diverse università spagnole con l’Associazione degli Amici del Cammino di Santiago del Nord. I primi risultati evidenzierebbero i particolari benefici di questo viaggio sul corpo e sullo spirito.


NIENTE COMPETIZIONE, TANTA CONDIVISIONE

«Camminare, si sa, fa bene alla forma fisica e al benessere psicologico. Le ricerche dimostrano che attività poco intense ma regolari migliorano i sintomi di ansia e depressione e potenziano le capacità cognitive, riducendo i livelli di tensione e stress cronico», dice anche Giuseppe Rescaldina, psicoterapeuta. «Camminare in luoghi lontani aumenta questi benefici. Anche il contatto con la natura e con l’arte consente di fare esperienza di diversi momenti di piacere e favorisce l’adattamento a situazioni nuove».

Il Cammino di Santiago, poi, è un caso ben riuscito di esperienza molto impegnativa ma, tutto sommato, “accessibile”: è un contesto protetto, caratterizzato dall’assenza di dinamiche competitive, che invita anzi alla condivisione e alla solidarietà. Si presta pertanto a fare da palestra in cui mettersi alla prova nella socializzazione e nell’affinare le capacità di confrontarsi, identificarsi, differenziarsi e, perché no, separarsi.


SI VIAGGIA LEGGERI, SI VIVE NEL PRESENTE

Ma non è solo questo a far sì che, dopo aver affrontato il Cammino, molti dichiarino di sentirsi più felici, più motivati, più aperti alle esperienze (indipendentemente dalla ragione che li ha spinti a farlo). Che si decida di percorrerlo tutto, addirittura fino all’oceano Atlantico, o soltanto per alcuni tratti, il Cammino offre molti insegnamenti. È un ritorno consapevole alla semplicità: si deve viaggiare leggeri, selezionare quello che potrà essere utile e rinunciare al superfluo.

Inoltre ci si allena a vivere nel presente: non si può controllare tutto, si devono affrontare problemi e difficoltà quando arrivano.


L’IMPOSSIBILE DIVENTA POSSIBILE

In questo contesto ha un ruolo importante persino l’esperienza del dolore: il male fisico, ma anche la sofferenza psicologica, da fronteggiare ogni giorno. E la maggior parte dei pellegrini si accorge di poterlo fare, di poter avanzare nonostante le vesciche, i crampi, i dubbi, persino i contrasti con i compagni di viaggio.

Per una volta, corpo e mente fanno gioco di squadra e rendono possibile un’impresa che ai più sembra impossibile. Tornando poi a casa con un bagaglio di esperienze e crescita. Come dice il motto del Cammino, Ultreya y suseya, più avanti e più in alto.


IN MARCIA DA TUTTO IL MONDO

Il Cammino di Santiago di Compostela è il pellegrinaggio di origine medievale che, partendo da diversi punti d’Europa (il più famoso, quello francese, parte da Saint-Jean-Piedde-Port), conduce alla tomba dell’apostolo Giacomo, in Spagna.

Da qualche decennio le motivazioni che portano a percorrerlo non sono più solo religiose, e l’ottima organizzazione lo ha reso molto popolare, con partecipanti da tutto il mondo: nel 2017 sono stati più di 300mila, dei quali oltre 27mila italiani. Sul web sono centinaia i siti dedicati; quello ufficiale è caminodesantiago.gal


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Articolo pubblicato sul n. 39 di Starbene in edicola dall'11/9/2018

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