hero image

Eiaculazione precoce: cosa fare per superarla in coppia

Per superare l’eiaculazione precoce, la condivisione di coppia è davvero importante. I consigli dell’esperto per non far finta di niente, per gestire l’ansia e per “allenarsi”

Foto: iStock



In due le soluzioni raddoppiano, e anche le probabilità di successo. Ecco perché l’eiaculazione precoce si può vincere in coppia. «Il ruolo della partner è infatti indubbio in questo campo così delicato, e non può non essere preso in considerazione insieme ai farmaci e alle altre soluzioni che abbiamo a disposizione», afferma il dottor Riccardo Galli, urologo e andrologo a Bergamo. «Si tratta della disfunzione sessuale più frequente fra gli uomini fra i 18 e i 60 anni, ma nella maggior parte dei casi può essere risolta».


Sono 4 milioni gli uomini che vanno troppo di fretta: ma cosa vuol dire "precoce"?

C'è stata un po’ di confusione sul tema, anche fra esperti, e ci sono varie teorie. Si è parlato di rapporti che durano sotto i due minuti dalla penetrazione all'orgasmo (ed è la definizione più condivisa), poi del numero di spinte pelviche... Una ricerca pubblicata sul Journal of Sexual Medicine ha identificato quattro tempistiche: troppo breve (1-2 minuti), troppo lunga (10-30 minuti), adeguata (3-7 minuti) e auspicabile (7-13 minuti).
In realtà, la definizione moderna corretta non deve basarsi sulla misura dei tempi, ma sulla soddisfazione reciproca: la durata del giusto piacere sessuale dovrebbe darla ancora una volta la coppia, in primis la partner. Le bastano due minuti per provare l’orgasmo? No, ma poi lui ricomincia subito perché la prima non si conta e i due sono abituati così? Oppure si dedica prima e dopo a lei in modo soddisfacente? Bisogna parlarne con tutti e due, oltre a fare la visita specialistica.


Gli uomini come la vivono?

Dipende. C’è chi fa lo struzzo, facendo finta di niente anche con la partner, ma c’è anche una popolazione di maschi che ha una percezione esagerata del problema, sovrastimandolo. Anche "l'esempio" del porno, in auge soprattutto fra i più giovani, non aiuta. E poi ci sono uomini che hanno un rapporto al mese e pretendono che questo duri come quello del giorno dopo o a breve distanza: bisogna spiegare loro che certe aspettative non sono giustificate e realistiche.
Il percepito dell’uomo non è poi detto che sia reale e condiviso dalla partner, ecco perché andrebbe sentita anche lei. Quello che conta davvero è il livello di disagio per il singolo e della coppia, che scatena sentimenti di frustrazione e inadeguatezza che diventano più pesanti e radicati nel tempo. Ecco perché se si tratta di eiaculazione precoce, più si aspetta ad affrontare il problema più si cronicizza, e diventa difficile da gestire anche da un punto di vista psicologico.


Come si fa la diagnosi?

L’eiaculazione precoce può essere primaria, cioè presente sin dai primi rapporti o secondaria, cioè acquisita e comparsa a un certo punto della vita sessuale di un uomo. Per la diagnosi si valutano tanti fattori: il problema si presenta solo con i rapporti o anche con la masturbazione? Impedisce addirittura la penetrazione (è il caso più "grave")? Quanto pesa l’ansia di farlo bene o raggiungere il piacere?



Già, quanto pesa l’ansia?

Tantissimo, non a caso si parla di ansia da prestazione, che non produce solo impotenza o erezioni precarie. L’ansia per assurdo velocizza i tempi, li anticipa: non ti fa più pensare al piacere ma a come e quando finirà il rapporto. Non a caso la dapoxetina, la molecola nata per questo disturbo, viene dagli antidepressivi della classe SSRI, perché si era visto che come effetto collaterale avevano proprio un allungamento dei tempi del rapporto.
L’ansia è un problema soprattutto dei più giovani, che può essere superato grazie ai farmaci, soprattutto quelli per l’erezione: in questi casi, non si punta ad allungare il rapporto ma a garantirne la replica nel più breve tempo possibile, della serie la prima non si conta. Così il ragazzo riprenderà col tempo ritmo e padronanza della situazione, e si potrà finire la terapia. Il dualismo ansia-fretta può riproporsi in età più avanzate: famosa la crisi dei cinquantenni, alle prese con una percezione diversa della loro virilità e magari con donne più giovani che vengono considerate "esigenti". La voglia di fare bella figura, allora, può giocare brutti scherzi, ma per fortuna a tutto c'è rimedio.


Può comparire a causa di malattie o per l’uso di farmaci?

Sì. Uno dei casi più frequenti è legato alla prostatite, l’infiammazione della prostata che anche quando è in uno stadio iniziale, cioè non ancora riconoscibile dal paziente, ha fra i suoi sintomi proprio un cambio di passo nei rapporti. Ma anche un deficit erettile iniziale e non grave, come quello degli uomini di una certa età che notano una diversa consistenza nella loro erezione rispetto a prima, può portare ad affrettare il rapporto. L’uso di farmaci può dare il problema: nell’anamnesi è fondamentale sapere che medicine si prendono abitualmente oppure occasionalmente.


Alcuni difetti anatomici della parte possono incidere?

Ci sono delle condizioni anatomiche che favoriscono il problema, come il frenulo breve, quel lembo di mucosa sulla sommità del pene che impedisce lo scorrimento eccessivo del prepuzio, la pelle che ricopre il glande. Se è troppo corto, oltre al rischio di lacerazione, può iperstimolare il glande e va allungato con un piccolo intervento ambulatoriale in anestesia locale, risolvendo il problema. Anche il prepuzio esuberante, che impedisce la scopertura del glande, può dare il problema. In questo caso la circoncisione può essere la soluzione, anche perché porta con sé una desensibilizzazione del pene.


Gli obiettivi delle cure?

Agire sui tempi del rapporto, ma anche sulla qualità dell’erezione e sul periodo refrattario, cioè quel tempo di riposo che l’uomo ha fra un rapporto sessuale e l’altro, che si allunga con l’età. Da giovanissimi può richiedere solo minuti, più avanti ore.


Ci sono pericoli con il fai-da-te, per esempio comprando soluzioni su internet?

Questo è un campo dove purtroppo il fai-da-te impera, perché non pochi uomini si vergognano di chiedere soluzioni anche al farmacista, e quindi si affidano al web, comprando di tutto, dalle pillole dell’amore di dubbia provenienza (rischiosissime: quelle originali richiedono la prescrizione medica sempre e non a caso) agli anestetici locali, che poi finiscono per anestetizzare anche la vagina. Un eccesso di anestetico, poi, porta all’anorgasmia maschile, percepita dalla partner come un handicap a volte più grave della "fretta" stessa.


E gli integratori funzionano?

No, non ci sono studi seri e titolati che qualifichino certe sostanze naturali o simili come efficaci nelle eiaculazioni precoci. Ci sono tante bufale in rete, prudenza massima.


L’alcol ritarda l’orgasmo?

Disinibisce e ritarda l’eiaculazione, ma non è certo una terapia, è una stampella che, alla lunga, ti si ritorce contro. E poi se si beve troppo, il rischio è non avere un’erezione sufficiente.


Ha consigli, in questi casi, anche per le partner?

Non bisogna avere paura di affrontare con lui il problema facendo finta di niente e, ragionando insieme, la donna dovrebbe suggerire una visita specialistica in modo naturale, così come spesso fa per altri controlli medici del partner. Il problema è diffuso e risolvibile, non bisogna vergognarsi. Lei potrà anche partecipare a un controllo, magari in un secondo tempo: è importante che venga coinvolta, anche perché ci sono degli esercizi da fare insieme, come lo stop and go, dove lei impara, durante la masturbazione, a fermarsi per tempo e a riprendere, in una sorta di "fisioterapia" anti-eiaculazione precoce.
La condivisione di coppia è davvero importante, non a caso la gestione dell’eiaculazione precoce in chi ha rapporti occasionali è più difficile. Infine, non bisogna nascondere la testa sotto la sabbia e far finta di niente, ma neanche essere giudicanti o ansiogene. In una vignetta di Altan lei è a letto con lui e gli dice: "complimenti, più svelto del cambio al box Ferrari…". Ecco, anche no, grazie.


3 Strategie semplici da provare subito

  • Preservativi speciali

    Sono i cosiddetti preservativi ritardanti (in farmacia). Hanno un diverso spessore nella parte superiore per diminuire la sensibilità «Sono la prima cosa da provare», spiega Galli.


  • Stop and go

    È una tecnica di masturbazione da fare in coppia. La partner deve fermarsi in tempo per poi ricominciare e riuscire a ritardare, così, l’eiaculazione.


  • L’anello "bloccante"

    Indossato alla base del pene prima della penetrazione, agisce sul flusso sanguigno ritardando l’orgasmo. «Usate solo prodotti di marca comprati in farmacia: la vasocostrizione è una cosa delicata», spiega l’esperto.


Quando serve la terapia di coppia

«Considero la terapia di coppia come una vera e propria cura per l’eiaculazione precoce, da affiancare alle altre in molti casi», ribadisce il nostro esperto. Non per niente questo problema, se trascurato a lungo, al punto da cronicizzarsi, può essere uno dei primi motivi di tradimento al femminile. "Non ti piaccio più", "non sono più bella", "ti annoio", "forse hai un’altra", "non sono più importante per te" sono fra le frasi più comuni della donna di fronte al fenomeno della fretta sotto le lenzuola. Ancora una volta, rimandare il problema e la visita specialistica nel tempo espone la coppia a problemi relazionali anche gravi. «Per questo consiglio un sessuologo, che possa fare una terapia con un occhio di riguardo all’intimità di coppia», aggiunge Galli.



Quando serve il farmaco

Se i metodi più semplici non funzionano, lo specialista valuta l’uso dei farmaci, anche abbinati e per periodi brevi, oppure solo quando si hanno rapporti. Ecco le tre tipologie più consigliate.

265949


Fai la tua domanda ai nostri esperti

Leggi anche

Eiaculazione precoce: cos'è, sintomi e rimedi

5 domande imbarazzanti sul sesso

Eiaculazione precoce: le piante che migliorano le prestazioni

Eiaculazione precoce: il nuovo spray per chi va di fretta