Amore e Coronavirus: cosa ha insegnato alle coppie la pandemia

Il virus ha tracciato una linea di demarcazione tra prima e dopo la quarantena nelle faccende di cuore e di letto. Gli esperti: si aprono nuovi scenari per le coppie e gli aspiranti innamorati. E opportunità di crescita, da cogliere al volo



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Non siamo ancora immunizzati dal Covid-19, e tantomeno dall’amore. Anzi, adesso più che mai, abbiamo bisogno di “infettarci” dell’altro, per vivere un rinnovato capitolo del nostro arco sentimentale. Sì, perché il virus è entrato con forza anche nelle faccende di cuore e di letto.

«Noi dell’Aispa (Associazione italiana sessuologia psicologia applicata) abbiamo condotto uno studio su 2mila persone per vedere come la quarantena avesse cambiato il modo di vivere la coppia e la sessualità», esordisce Roberto Bernorio, psicoterapeuta e sessuologo. «I primi risultati sono stati significativi, e sorprendenti: il 33% si sente più unito al partner, il 37% dice che il rapporto è rimasto invariato. Il 13% non sa rispondere, mentre solo il 10% afferma di non sopportare più lui/lei e il 3% sta valutando d’interrompere la relazione. Sotto la lente d’ingrandimento del sondaggio è passato anche il tasso di litigiosità: ad aprile, secondo mese di clausura, è sceso, segno che le coppie sono riuscite a stabilizzarsi, a trovare il loro equilibrio. Incrociando i dati, dunque, sembra che il lockdown abbia fatto più bene che male ai legami affettivi. Anche se è presto per dire se la tendenza andrà avanti».


Le eccezioni alla tendenza

Mentre in Cina la convivenza forzata ha portato un boom di richieste di divorzio, da noi sembra tirare aria di bonaccia. «Siamo realisti, però. La pandemia non ha certo salvato i rapporti già in crisi. Oggi lo sono ancora di più», puntualizza Roberto Cavaliere, psicoterapeuta con tanta esperienza sul campo (tra cui quattro libri, l’ultimo Quando l’amore diventa dipendenza, Franco Angeli) e che gestisce il sito maldamore.it.

«Il cambiamento positivo investe i ménages che già da prima erano in discreta salute». Ce ne siamo accorti dai social: il trend dell’amore ai domiciliari, tutto sorrisi, complicità e affiatamento, è stato il leit motiv anche dei vip. Da Chiara Ferragni a Michelle Hunziker e Simona Ventura fino a Belen e Filippa Lagerback, tutti hanno messo in risalto il lato bello della quarantena, il tanto tempo trascorso insieme, il calore dell’intimità domestica, il piacere della cura ricambiata.


Il tempo della riscoperta

«L’isolamento in famiglia ci ha allontanato dalla frenesia moderna, quella che ci porta a viaggiare in tutto il mondo, ad attraversare più relazioni, ad avere interessi fugaci», riprende Cavaliere. «E ci ha permesso di riconcentrarci sulla prossimità, su noi e chi ci sta accanto».

Una riconversione d’orizzonti e intenti che potenzia le convivenze, e le sue espressioni migliori. «Molte delle coppie che ho in osservazione hanno preferito rimandare le sedute online: non ne avevano bisogno, le cose stavano andando bene», rincalza Luisa Martini, psicoterapeuta e supervisore dell’Istituto italiano di psicologia relazionale. «Non mi stupisce, comunque: vivendo in casa 24h, hanno avuto a disposizione una grande risorsa, il tempo. E tempo significa che lui e lei parlano, e non si scambiano solo consegne di servizio; progettano sogni e aspirazioni comuni, e non rincorrono solo piani personali; condividono interessi e faccende domestiche, e non si scaricano addosso solo stanchezze reciproche; vivono con più slancio la sessualità, e non la mettono all’ultimo posto dei loro pensieri; s’inventano giochi per sorridere in due, e non brontolano tutto il giorno.

Hanno dedicato, insomma, dedizione, attenzione, premura a questa coppia, sempre così bistrattata al mondo d’oggi. E nella migliore delle ipotesi, si è creato un terreno fertile per riscoprire l’altro, come persona (non come ideale, da cui aspettarsi l’impossibile!): con i suoi pregi, i suoi difetti, le sue differenze, i suoi bisogni. Romantico? Certo, la quarantena è stata un tempo per rinnamorarsi. Nella sua calma di ritmi, ha permesso di passare dalla logica dell’individualismo che ci aveva contraddistinto fino a tre mesi fa a quella dell’individualità dell’uno e dell’altro. Ecco, un salto di qualità fondamentale, che dà rispetto e valore a un’unione. Forza, in una parola».


È solo una questione di dettagli

A ben guardare, tra le pareti domestiche “sigillate” sembra andata in scena la poetica delle piccole cose, di cui nell’era pre-Covid non c’era più traccia.

«Cucinare per lui o lei, fare la maratona notturna per vedere insieme una serie tivù, organizzare una serata a sorpresa ha nutrito la coppia di dettagli, magari banali, ma salutari», continua Cavaliere. «Infatti, sono i frammenti di quotidianità che stabilizzano l’intesa, e non le novità, tipiche della fase passionale. Sono le esperienze minime che creano la memoria storica di un legame (“ti ricordi quando…”), e gli danno un carattere esclusivo. Sono i riti “modesti” che mettono in campo l’accudimento reciproco, che ci fa rimanere attaccati. È una lezione d’educazione sentimentale, di cui dovremmo conservare qualche traccia quando tutto sarà passato. Altrimenti, si ritornerà al vecchio schema, dove la coppia era sempre in second’ordine rispetto a tutto».


Più intimità, meno distrazioni

«Si era dato per certo il tragico aumento delle separazioni, e invece a essere lasciati sono stati gli amanti», ironizza Ester Viola, che scrive d’amore sui social, sui magazine e nei suoi libri come Gli spaiati e L’amore è eterno finché non risponde (Einaudi).

«Nessuno corre di nascosto da nessuno, se c’è di mezzo un’autocertificazione intestata al Ministero dell’interno. È la grande rivincita degli affetti stabili, diciamo la verità».

Certo, per ora sono solo buone supposizioni: chissà, se nelle fasi successive si consoliderà o meno il trionfo della coppia più votata alla vicinanza che alle distrazioni, più autentica e meno narcisistica.

«Di sicuro, però, ci ricorderemo che l’amore è consapevolezza, oggi più che mai, quella sicurezza che alla fine di questo buio e della lontananza avrai qualcuno ad aspettarti», ci riferisce l’influencer Nicole Rossi, 20 anni e una partecipazione in tivù a “Il collegio” e “Pechino Express”, ora in libreria con la storia Isolament(e)o (DeAgostini). «Che si chiami affetto stabile, congiunto, fidanzato. Dopo due mesi, non ricordavo più la sensazione di lasciarmi baciare dalle labbra piene di baffi del mio ragazzo. Ma quando torni alla normalità, anche le cose più semplici diventano pura emozione».

Sensazioni e turbamenti che scuotono: chi è stato lontano dal partner, chi ancora non può vederlo, chi l’amore non ce l’ha. «Tutti loro, in questa solitudine forzata in cui sono stati catapultati, hanno scoperto la centralità del legame d’amore nella vita», sottolinea Alessia Belso Sabini, psicologa. «E hanno imparato a riflettere sulle loro reali disponibilità ed energie da convogliare sul discorso sentimentale. Ne esce la consapevolezza che l’autorealizzazione non esiste, solo con l’altro vicino ci si completa. Ne esce una sensibilità arricchita, pronta per dare qualcosa a fidanzati lontani o a possibili partner, una volta che sarà tutto finito».

E anche per evitare i soliti sbagli alla ricerca dell’anima gemella, aggiunge Sara Gazzini nel suo racconto Tutte le volte che ti ho detto ti amo (Harper Collins), fresco di stampa.


A passi lenti verso il cuore

Facendosi la quarantena loro e i muri, i single hanno scoperto che stare soli, così soli, è stato alienante. Pure le conquiste in chat lasciano il tempo che trovano. A marzo, c’erano oltre 7 milioni di cuori solitari all’attacco su Meetic, 30 milioni su OK Cupid e più di 50 milioni su Tinder, in tutto il mondo. In aprile, le registrazioni sulle app di dating sono crollate.

«La catena del mordi e fuggi, tipica del sistema, si è interrotta», riprende Cavaliere. «Per l’impossibilità concreta di farlo, certo. Ma anche perché i soliti propositi “toccata e fuga” hanno fatto largo ad aspirazioni diverse. L’obiettivo diventa non tanto trovare qualcuno a tutti i costi ma selezionare gli incontri. Per paura del contagio? Fino a un certo punto. Alla fine, si è capito che l’amore non è un bene di consumo e nemmeno una giostra vorticosa di desideri. Invece, ha bisogno di tempo e impegno per crescere. Vale la pena investire: solo la relazione ci salva». Ora, poi...



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Articolo pubblicato sul n. 18 di Starbene, in edicola e nella app dal 26 maggio 2020


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