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Diabete: terapie e farmaci sempre più efficaci e sicuri

Cure ancora più mirate, strumenti che semplificano la vita. Ne hanno parlato a Berlino i più grandi esperti del mondo. E ad ascoltarli c’eravamo anche noi

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Quattro milioni di persone, più o meno il numero dei residenti di città come Roma e Milano messi insieme. Sono i malati di diabete in Italia, una massa di individui tra cui ogni anno si verificano migliaia di casi di ricoveri per le conseguenze della malattia. Tutti gli esperti parlano di pandemia e di problema sanitario urgente per la gravità e il costo delle sue complicanze.

La prevenzione resta l’unica arma davvero efficace per arginare il numero sempre crescente di malati, ma nel frattempo la ricerca sta facendo progressi enormi per aiutare chi è già costretto a fronteggiare ogni giorno questa patologia. Dal recente congresso annuale della European Association for the Study of Diabetes che si è tenuto a Berlino, arrivano diverse novità molto confortanti: dal punto di vista delle terapie, sempre più efficaci, sicure e personalizzate, e da quello dei dispositivi di monitoraggio della glicemia e infusione dell’insulina, sempre più tecnologici, mini invasivi e facili da usare.


Farmaci nuovi, rischi minori

Le due principali società scientifiche internazionali di diabetologia (la statunitense Ada e l’europea Easd) hanno annunciato una novità importante. «I farmaci orali chiamati sulfoniluree affiancati fino a oggi alla metformina, il primo medicinale da utilizzare in caso di diabete, abbassano sì la glicemia, ma nello stesso tempo alzano notevolmente il rischio per il paziente di incorrere in una crisi ipoglicemica», spiega il professor Agostino Consoli, ordinario di endocrinologia all’Università degli studi G. d’Annunzio di Chieti-Pescara, e presidente eletto della Società italiana di diabetologia.

«Per questo le nuove linee guida internazionali indicano ora di orientarsi su farmaci più innovativi che non comportano questo rischio, per esempio pioglitazone, gliflozine, DPP-IV inibitori o agonisti recettoriali del GLP-1. Sono più costosi e meno diffusi delle sulfoniluree, ma hanno innegabili vantaggi». I medicinali moderni segnano un ulteriore importante punto a loro favore: permettono di personalizzare la terapia di quei pazienti che soffrono anche di una malattia cardiovascolare. «Principi attivi come empagliflozin e canagliflozin, per esempio, sono in grado di ridurre il rischio di ulteriori eventi cardiovascolari, di ricovero per scompenso cardiaco e anche di morte», precisa il professor Consoli. «Nella scelta della terapia più appropriata, dunque, il medico dovrà sempre più farsi guidare dalla salute cardiovascolare del paziente, potendo contare su farmaci più efficaci per ridurre i problemi cardiaci e le altre complicanze».


I nuovi dispositivi per controllare la glicemia

Al congresso di Berlino è stato presentato lo stato dell’arte della tecnologia applicata alla cura del diabete. Si tratta, innanzitutto, dei dispositivi in grado di risolvere uno dei problemi più sentiti dal paziente che soffre di questa malattia: l’obbligo di sottoporsi almeno 5 volte al giorno alle punture del polpastrello per controllare i livelli di glicemia.

«Oggi è un’incombenza meno fastidiosa per il malato, merito della tecnologia del monitoraggio continuo», osserva il professor Antonio Ceriello, direttore dell’Irccs Multimedica di Milano e presidente del Gruppo di studio “Diabetes and Cardiovascular Deseases” dello European Association for the Study of Diabetes. «I nuovi dispositivi sono piccolissimi, pratici e mini invasivi. Capaci di sostituirsi al glucometro e al “pungidito”, lo strumento con cui tutti i diabetici si bucano la pelle del dito più volte al giorno per verificare il livello di glucosio nel sangue ed, eventualmente, iniettare insulina se il corpo non ne produce più (come nel caso del diabete di tipo 1) o non ne produce abbastanza (diabete di tipo 2)», aggiunge il professor Ceriello.

All’ultimo congresso europeo di diabetologia è stato presentato un sensore di monitoraggio continuo della glicemia chiamato Dexcom G6: viene inserito in modo indolore sotto la pelle e permette di visualizzare la glicemia 24 ore al giorno tramite un’app per smartphone. Va sostituito dopo 10 giorni ed è capace di avvisare il paziente in caso di crisi di ipoglicemia o iperglicemia con molto anticipo (fino a 20 minuti prima) grazie a un apposito allarme via smartphone o smartwatch.


Gli infusori hi-tech

«Anche gli infusori sono sempre più hi-tech ed eliminano il disagio di iniettarsi l’insulina più volte al giorno», continua il professor Ceriello. Il sistema Omnipod, per esempio, ha le dimensioni di un sassolino e può fornire fino a 3 giorni di somministrazione continua di insulina, eliminando l’obbligo di iniettarsela da soli. È adesivo, si applica come un cerotto, permette di fare la doccia, praticare sport e perfino nuotare, essendo impermeabile fino a oltre 7 metri di profondità. Negli Stati Uniti, dove è già molto diffuso, chi lo utilizza è talmente soddisfatto e desideroso di condividere la sua esperienza, che si è rapidamente creata una community virtuale di “Podders”. Si comanda con un device palmare, simile a uno smartphone, su cui viene impostata la terapia in accordo con il medico.

«Per avere un’idea dei vantaggi che un microinfusore apporta al paziente, basti pensare che in 10 giorni permette di evitare come minimo 40 iniezioni di insulina», fa notare la dottoressa Silvana Bertaina, dirigente medico di Endocrinologia, diabetologia e metabolismo alla Città della salute e della scienza di Torino. «Monitoraggio e microinfusore si possono usare in tandem, perché senza uno strumento che tenga sotto controllo i livelli di glucosio non si può sapere se iniettare insulina e in quali dosi. L’associazione dei due dispositivi non è ancora in grado di sostituire il pancreas, l’organo che sovrintende alla produzione dell’insulina. Ma la ricerca scientifica non è lontana dal realizzare un device capace di farlo», prevede la dottoressa.


Terapie più mirate

Applicata alla cura del diabete, la tecnologia facilita la personalizzazione della terapia. E a beneficiarne, oltre al paziente, è il medico: «Grazie ai dispositivi più moderni, lo specialista non deve più procedere per tentativi, cercando tramite vari aggiustamenti di individuare tempi e dosi ideali per il proprio paziente, ma può attuare interventi ad hoc. Il risultato è una terapia che rispetta il normale funzionamento dell’organismo, evitando picchi o crolli della glicemia che possono essere molto pericolosi», sottolinea il professor Ceriello.

L’azione combinata di questi due dispositivi protegge il paziente anche dagli imprevisti: «Fino a oggi trovarsi a cena fuori con gli amici senza avere le penne di insulina e il glucometro con sé voleva dire rinunciare del tutto a mangiare oppure accettare il rischio che la glicemia schizzasse alle stelle. Con questi nuovi strumenti non può più accadere», aggiunge la dottoressa Bertaina. «Senza contare che viene eliminata la complicanza più diffusa, quella che produce il maggior numero di ricoveri tra i diabetici: l’ipoglicemia, che si verifica quando i valori crollano improvvisamente senza che il paziente se ne accorga».


Complicanze sotto controllo

Un paziente diabetico su tre viene colpito da una complicanza chiamata neuropatia diabetica: «È un disturbo che danneggia le piccole fibre nervose della cornea e che può manifestarsi con dolori agli arti, disturbi dell’erezione, gravi alterazioni della frequenza cardiaca e della pressione arteriosa», osserva la dottoressa Fabiana Picconi, dell’Università Tor Vergata di Roma. Al congresso di Berlino, i ricercatori dell’ateneo romano, con la fondazione G. B. Bietti, hanno dimostrato che questo problema si può diagnosticare molto precocemente: «Grazie a un particolare esame dell’occhio, la microscopia corneale confocale, la neuropatia diabetica si può prevenire o bloccare se già avviata. Esaminando i cosiddetti “beading” delle microfibre nervose della cornea, che al microscopio appaiono come perline lungo il nervo, è possibile individuarne alterazioni nel numero e nella forma, segno di una neuropatia diabetica in fase iniziale», precisa la dottoressa Picconi.


14 novembre: un giorno speciale

Conoscendo la malattia, i non diabetici potrebbero riuscire a evitarla. Conoscendola meglio, chi già ne soffre potrebbe gestirla facilmente. È questo uno dei motivi alla base della Giornata mondiale del diabete che, come ogni anno, si celebra il 14 novembre.

Da noi l’organizzazione è affidata a Diabete Italia, l’associazione che raggruppa le società scientifiche e le associazioni di pazienti. Su tutto il territorio nazionale si terranno iniziative di sensibilizzazione che in alcuni casi si prolungheranno fino al 18 novembre: conferenze, incontri coi cittadini, distribuzione di materiale divulgativo, misurazioni della glicemia, apertura di ambulatori specializzati.

A Milano, per esempio, presso l’Irccs Ospedale San Raffaele, dalle 10 alle 16 del 14 novembre, diabetologi, oculisti e personale sanitario saranno a disposizione del pubblico per effettuare screening gratuiti per la retinopatia diabetica e il controllo della glicemia. A Napoli, il 17 novembre, la Lega italiana del diabete organizza uno screening riservato ai non diabetici: saranno allestiti due gazebo e un camper gestiti da personale medico e infermieristico. A Messina, il 18 novembre, ci sarà una tenda in collaborazione con Croce Rossa dove si potrà valutare il rischio cardiovascolare legato al diabete, controllare la glicemia e il colesterolo, valutare la propria dieta quotidiana. Per cercare le iniziative nella propria Regione: diabeteitalia.it/eventi-GMD


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Articolo pubblicato sul n. 46 di Starbene in edicola dal 30 ottobre 2018



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