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Sistema immunitario: i consigli per renderlo più forte

Difende l’organismo da virus e batteri e ci mantiene in salute, ma funziona meglio seguendo alcune regole. Ecco le cose da sapere

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Ogni giorno veniamo attaccati da una moltitudine di virus & Co. pronti a mettere a repentaglio la salute. Secondo gli scienziati Ron Milo e Ron Sender dell'Istituto di scienze Weizmann di Rehovot (Israele), e Shai Fuchs, dell'ospedale pediatrico di Toronto, a fronte di circa 30 mila miliardi di cellule un uomo adulto presenta pressapoco 40 mila miliardi di batteri.

Sono numeri che possono impressionare, ma niente paura. Perché dalla nostra parte è schierato il sistema immunitario, esercito di cellule sempre in allerta che identifica i nemici dell'organismo, li intercetta e poi sferra un contrattacco per annientarli.

Magari non ce ne accorgiamo, ma nel nostro organismo si svolge una lotta quotidiana per la sopravvivenza, assicurata da una rete di controllo, con postazioni diffuse in tutto l’organismo.

Grazie a questa task force reagiamo alle aggressioni e ci manteniamo in salute. Ma perché i nostri difensori possano funzionare al meglio occorre anche la nostra collaborazione.

Abbiamo chiesto agli esperti di Starbene di rispondere a tutte le domande più comuni che riguardano il sistema immunitario, per chiarire come funziona e in che modo mantenerlo efficiente.


Che cosa succede quando l'organismo viene attaccato?

«Il sistema immunitario attiva le cellule dendritiche, sentinelle che identificano “gli estranei” e danno l’allarme chiamando in causa altri rinforzi. I primi fra tutti sono i linfociti T, un tipo di globuli bianchi che provvede a eliminare le cellule infettate», spiega la professoressaMaria Rescigno, docente associato di biologia applicata all’Università di Milano e responsabile dell’Unità diimmunoterapia dell'Istituto europeo di oncologia.

«Allo stesso tempo entrano in funzione i linfociti B, altre cellule specializzate che producono gli anticorpi, “pallottole" armate contro il bersaglio da annientare. Sono proteine a forma di Y che si attaccano alla superficie del virus o del germe, disattivandolo o segnalandolo ad altri "difensori" che, in questo modo possono riconoscerlo ed eliminarlo», continua l'esperta.

Inoltre, i linfociti B mantengono una “memoria” del nemico: quando un agente infettivo che ha aggredito in passato tenta di sferrare un attacco, produrranno nuovi anticorpi già pronti all’uso, in modo da difenderti in maniera più veloce.


Le malattie esantematiche riforzano le difese dei bimbi?

«No, anzi. Le malattie molto impegnative per l’organismo, come il morbillo, possono debilitare», avverte il professor Carlo Francesco Selmi, responsabile della Sezione autonoma di reumatologia e immunologia clinica presso l'Istituto clinico Humanitas a Rozzano (Milano).

«Nei due anni che seguono la guarigione il sistema immunitario è meno reattivo perché provato dalla lotta contro la malattia. Proprio per questo diventa più facile che il bambino contragga nuove infezioni. Ciò che rinforza davvero le difese sono i vaccini», dice l'esperto.

«Contengono solo parti inattivate di virus o germi e, essendo purificati, sono in grado di innescare la produzione di anticorpi, utili per sollecitare e stimolare il sistema immunitario in sicurezza, senza fargli ingaggiare una debilitante guerra contro un nemico della salute.

Ma anche le abitudini fanno la loro parte: secondo alcuni studi crescere a contatto con la natura e vivere in campagna, per esempio, può proteggere da malattiei nfiammatorie come l’asma», specifica lo scienziato.


Linfociti&Co. ci proteggono dai tumori?

«Il sistema immunitario, ogni giorno, distrugge i tumori allo stadio iniziale. Ma in quelli più avanzati può dare manforte alla loro crescita», mette in guardia il professor Carlo Francesco Selmi.

«Il nostro apparato di difesa possiede dei "freni", chiamati checkpoint, con cui blocca la reazione contro gli agenti esterni dopo averli sconfitti. I tumori a volte riescono a utilizzare a loro favore i checkpoint, in modo da diffondersi indisturbati», avverte l'esperto.

«In altri casi sono addirittura i linfociti B che, nel tentativo di proteggerci, proliferano e mutano il loro Dna trasformandosi in cellule maligne, situazione che si verifica nei linfomi», continua il dottor Stefano Casola, immunologo e direttore del programma di ricerca di immunologia molecolare dei linfociti B e dei linfomi presso l'Istituto Firc di oncologia molecolare a Milano.

La scoperta dei freni dell'immunità, però, ha aperto la strada all'idea di toglierli per far ripartire la risposta del sistema di difesa contro i tumori. Due di essi (CTLA-4 e PD-1/PD-L1), vengono già usati nelle terapie immunologiche per il melanoma e altri tumori, e di recente ne è stato identificato uno nuovo: è l’IL -1R8, al centro di una ricerca italiana i cui risultati sono stati pubblicati su Nature, attivo in maniera particolare contro le metastasi a carico di fegato e polmone.


Ci sono altre situazioni in cui il sisema si "confonde"?

«Capita con le malattie autoimmuni, come l’artrite reumatoide o il lupus eritematoso. Oppure con quelle infiammatorie croniche, tipo la psoriasi», chiarisce il professor Carlo Francesco Selmi. «In questi casi il sistema immunitario riconosce come estranei organi e tessuti dell’organismo, quindi produce autoanticorpi per annientarli.

A dare il via all'errore è, probabilmente, una reazione a un germe o un virus. Dopo averlo annientato il sistema di difesa non "spegne i motori", ma tiene schiacciato l’acceleratore e orienta le sue armi contro l’organismo», continua l'esperto.

I farmaci biologici impiegati oggi per curare queste malattie intervengono per rompere il meccanismo: bloccano le citochine (come l’interleuchina 6, 17 o 23 e il TNF-alfa), molecole che funzionano da messaggeri tra le varie cellule del sistema immunitario perché rimangano attivate.

Purtroppo però non esistono ancora medicinali in grado di rieducare il sistema immunitario, obbligandolo a deporre le armi contro il bersaglio sbagliato.


Nell'intestino ci sono cellule del sistema di difesa?

I due terzi delle cellule del sistema immunitario si trovano in quest'organo. «È un esercito composto da numerosi elementi (come le plasmacellule che producono anticorpi utili per controllare la composizione del microbiota), con una duplice funzione.

Permettono di elaborare i cibi senza innescare reazioni allergiche e intolleranze; agiscono da sentinella sia nei confronti dei batteri patogeni che penetrano con il cibo, sia per quelli che compongono il microbiota, nel caso in cui riescano a oltrepassare le barriere fisiche dell’intestino (muco ed epitelio) e penetrare nell’organismo», spiega la professoressa Maria Rescigno.

Anche se buoni, i batteri della flora intestinale devono rimanere nella loro sede naturale. Qui svolgono importanti funzioni per la salute, come produrre alcune molecole chiamate postbiotici, che controllano le cellule del sistema immunitario e ne permettono la maturazione.

Inoltre, concorrono alla produzione di serotonina, l'ormone del buonumore: un ruolo che li rende molto importanti anche per il benessere psicofisico.


La componente genetica è importante?

«Certo. La genetica è la piattaforma che garantisce la produzione di un vasto repertorio di anticorpi. Grazie alle informazioni presenti nel nostro Dna siamo in grado di sfornare oltre 10 mila miliardi di anticorpi diversi  tra cui selezionare quelli più efficaci per neutralizzare i nemici con cui veniamo a contatto quotidianamente», spiega attiil dottor Stefano Casola.

Sono poi i fattori ambientali (come le vaccinazioni, le esposizioni alle infezioni, l'alimentazione) a modellare e rinforzare il sistema immunitario. In pratica, è sul campo che i difensori si fanno le ossa e diventano in grado di funzionare bene.


È vero che alcune persone hanno armi più deboli?

«Sì, sono quelle che sin dall’infanzia mostrano una maggiore suscettibilità alle infezioni. Come i bambini che durante i primi 2 anni di vita soffrono di otiti ricorrenti», specifica il dottor Stefano Casola.

Per verificare se c’è una maggiore fragilità delle risposte immunitarie bastano pochi test del sangue (formula leucocitaria e titolo sierico anticorpale, ovvero la quantità di anticorpi presenti nel sangue); se i valori sono nella norma è improbabile che ci sia un’immunodeficienza congenita. Piuttosto, significa che il sistema immunitario ha solo bisogno di crescere e fortificarsi. 


In che modo si può rinforzare il sistema immunitario?

«Con una vita sana: niente fumo, 5 porzioni quotidiane di frutta e verdura, un peso nella norma», suggerisce la professoressa Maria Rescigno.

«Inoltre, occorre aggiungere un sonno di buona qualità. Ritempra il sistema immunitario e lo mantiene un perfetto equilibrio». A dimostrarlo è una ricerca sviluppata pubblicata su Sleep, da cui emerge che chi dorme meno di 5 ore per notte ha  oltre il 45% di rischio di buscarsi un raffreddore rispetto al il 17,2% di quelli che si concedono 7 ore di fila.


Fare attività fisica può essere utile?

«Sì. Se l'attività sportiva è moderata può avere un effetto positivo e potenziare il sistema immunitario», spiega la professoressa Maria Rescigno.

«L'ideale è fare movimento scegliendo attiilvità di tipo aerobico, come camminate a passo sostenuto, ciclismo oppure ballo», raccomanda Maria Rescigno. Non occorre strafare, perché esagerare potrebbe mandare al tappeto i difensori naturali: sono sufficienti 20-30 minuti al giorno.


L'esposizione al sole svolge un ruolo positivo?

«I raggi solari stimolano la produzione di vitamina D, fondamentale per una buona regolazione del sistema immunitario, soprattutto del distretto che protegge la pelle. Ovviamente bisogna esporsi senza esagerare»,spiega il professor Carlo Francesco Selmi.

Una recente ricerca pubblicata su Scientific  Reports ha inoltre dimostrato che la componente blu della luce solare dà sprint ai linfociti T, mettendoli in grado di raggiugere più velocemente l’area dove c’è l’infezione. Una scoperta che apre nuovi orizzonti di ricerca, con i bagni di luce blu che potrebbero diventare in futuro uno strumento aggiuntivo per aumentare le capacità immunitarie.


Che relazione c'è tra la mente e le difese dell'organismo?

«C'è un rapporto molto stretto», sottolinea Carlo Francesco Selmi. «Quando siamo cronicamente sotto stress l'aumento della produzione di ormoni come il cortisolo da parte del sistema nervoso centrale rende più vulnerabile il sistema immunitario.

Di conseguenza, la produzione di linfociti T e anticorpi si riduce, rendendoci più esposti alle infezioni batteriche», continua il medico. Inoltre, il dialogo tra i due sistemi è a doppio senso di marcia: nel caso delle malattie autoimmuni è più facile che anche l’umore ne faccia le spese e si rimanga preda della depressione.

Un motivo in più per evitare di vivere all’insegna di ritmi frenetici: «Tornano utili le tecniche di rilassamento, meditazione, ma soprattutto occorre rispettare la regola dei 20-30 minuti al giorno di attività fisica moderata».


Ci sono ore in cui il sistema immunitario è più attivo?

«Anche il sistema immunitario ha un ritmo circadiano, tanto che un’infezione è più o meno intensa a seconda dell'ora in cui viene contratta», svela il  dottor Stefano Casola.

Lo dimostra uno studio pubblicato sulla rivista scientifica Immunity: i ricercatori hanno scoperto che quando i virus attaccano all’alba la loro capacità di replicazione è 10 volte maggiore rispetto a quella che si registra una decina di ore più tardi.

I difensori dell'organismo però recuperano forza nelle ore centrali della mattina: una ricerca inglese ha infatti dimostrato che l’efficacia del vaccino antinfluenzale è 4 volte superiore e viene inoculato tra le 9 e le 11: probabilmente le nostre difese sono più reattive proprio in quelle ore.


Come si evolve con il passare degli anni?

«Durante l'infanzia il sistema immunitario è ancora immaturo e in via di costruzione. L'apparato di difesa esprime le sue massime potenzialità dopo la pubertà, mantenendole poi durante l'età adulta.

Ma a partire dai 50 anni la sua capacità nel proteggere dagli attacchi di virus e batteri inizia progressivamente a declinare, lasciando gli anziani più esposti alle infezioni», spiega Carlo Francesco Selmi. L’antidoto per dargli nuovo vigore? Mantenere sane abitudini di vita e coltivare i rapporti sociali.

Una ricerca pubblicata  su Proceedings National Academy ofScience ha scoperto che intrattenere relazioni umane stimola il sistema immunitario, soprattutto nel caso degli over 65.

«Frequentare amici e parenti fa bene alla psiche, mantenendo attivo ed efficiente il dialogo fra sistema nervoso e difese immunitarie», specifica il professor Selmi.


Il trucco in più: mastica


Se desideri mantenere in forma il tuo sistema immunitario, quando sei a tavola mastica bene ogni boccone. Uno studio pubblicato su Immunity ha dimostrato che la masticazione prolungata stimola il microbiota gengivale (l’esercito di germi protettivi presenti nella bocca) a produrre linfociti Th 17.

Questi funzionano come dei veri e propri guardiani, pronti a difendere dalle sostanze che introduci con il cibo e che potrebbero mettere a rischio la salute. In pratica, più si mastica, maggiore è la loro quantità. In questo modo il sistema di difesa interviene prima che gli alimenti raggiungano l’intestino e la flora batterica che lo colonizza.


Largo ai cuccioli

Se ami gli animali e hai un bebè, oggi c’è un motivo in più per accogliere un cucciolo in famiglia: la loro presenza in casa aiuta a ridurre i rischi di allergie infantili, come  ha rivelato uno studio condotto dal Centro di ricerche nazionale per la salute ambientale di Monaco (Germania).

Vivere a stretto contatto con un animale, spiegano gli studiosi, "allena" il sistema immunitario dei bimbi a essere meno sensibile, e dunque a scattare con minori probabilità di fronte a polvere di casa , acari o pollini.

Merito delle sostanze  che si annidano nella saliva degli amici a 4 zampe (le endotossine) che orientano le difese dei piccoli verso germi e virus, e non nei confronti degli allergeni.



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Articolo pubblicato sul n. 49 di Starbene in edicola dal 21/11/2017

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