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Sindrome delle gambe senza riposo: cos’è e cosa fare

Chi soffre della sindrome delle gambe senza riposo percepisce il desiderio incontenibile di muovere le gambe di notte o quando prova a riposare. Ma per fortuna i trattamenti esistono e possono sconfiggere il disturbo

credits: iStock



Il nome può apparire spiritoso, ma per chi ne soffre non c’è davvero nulla da ridere. La sindrome delle gambe senza riposo (in inglese restless legs syndrom) è un disturbo neurologico che affligge il 4-10 per cento della popolazione globale e compare soprattutto di notte, quando si avverte un’irresistibile urgenza di muovere gli arti inferiori. «Alcuni pazienti lamentano anche bruciore, crampi, dolore, scosse elettriche e altre sensazioni spiacevoli alle gambe, senza saperle descrivere con precisione, ma il risultato finale è sempre lo stesso: l’impossibilità di prendere sonno», racconta la dottoressa Lucia Borsotti, neurologa del CeMeDi di Torino. «Raramente il problema può comparire anche di giorno, per esempio, durante la guida dell’auto, quando si rimane seduti per lungo tempo oppure quando ci si distende il pomeriggio per provare a rilassarsi».


Che cos’è la sindrome delle gambe senza riposo

Non è chiara la sua eziopatogenesi, eccetto nella forma primaria ereditaria, che si manifesta in più casi della stessa famiglia. Per il resto, alla base della sindrome delle gambe senza riposo non ci sono lesioni organiche o nervose, rilevabili attraverso i normali esami diagnostici. «Ciò significa che non esistono indagini strumentali o analisi del sangue che permettano di individuare il problema.

Serve un’attenta anamnesi del neurologo, che a volte può prescrivere alcuni esami per escludere la presenza di patologie diverse ma dai sintomi simili», specifica la dottoressa Borsotti. In alcuni casi, l’irrequietezza delle gambe può essere dovuta semplicemente a un eccessivo affaticamento fisico oppure a forte stato di stress, così come la sensazione di crampi può essere legata a una carenza di sali minerali (soprattutto magnesio e potassio) o a una cattiva circolazione. «Altre volte, invece, le gambe non trovano riposo per una condizione di salute sottostante, come anemia da carenza di ferro o insufficienza renale, oppure per uno stato di gravidanza, anche se di solito la problematica scompare dopo che la donna ha partorito. Insomma, deve essere il neurologo a valutare tutti questi aspetti per capire cosa c’è alla base del disagio avvertito».


Quali sono le cause

Alcuni studi hanno dimostrato l’esistenza di alcuni fattori predisponenti al problema, come il diabete, l’assunzione di alcol nelle ore serali e un eccesso di caffeina, ma l’unica associazione validata scientificamente è un’alterazione della dopamina, una sostanza che svolge numerose e importanti funzioni a livello cerebrale, fra cui il controllo del movimento. «Non a caso, la sua carenza è coinvolta in patologie neurodegenerative come la malattia di Parkinson, con cui però la sindrome delle gambe senza riposo non ha nulla a che fare».


Tante le conseguenze

Anche se colpisce soprattutto le donne, gli uomini non ne sono immuni e ogni paziente ha un particolare andamento clinico: di solito, la sindrome delle gambe senza riposo compare da 30 anni in poi e può avere periodi di remissione spontanea alternati a riacutizzazioni. «In genere comunque, quando compare, si presenta tutte le notti per un arco temporale di almeno sei mesi o un anno con un’entità del fastidio che può variare da un giorno all’altro. Questa estesa privazione di sonno finisce per incidere sulla qualità di vita, perché durante il giorno i pazienti manifestano difficoltà a concentrarsi e possono sviluppare sbalzi d’umore, depressione o altri problemi di salute. Senza contare il maggiore rischio di sviluppare sovrappeso e obesità, nel caso in cui si utilizzino le ore insonni per consumare degli spuntini». Uno studio pubblicato su Lancet Neurology sostiene come la sindrome delle gambe senza riposo possa innalzare i decessi per motivi cardiovascolari, per cui è bene non sottovalutare mai il problema.


Come riconoscerla

A caratterizzare la sindrome delle gambe senza riposo è il bisogno incontenibile di muovere le gambe, accompagnato spesso (ma non sempre) da sensazioni sgradevoli, come l’impressione di avere qualcosa che si muove o striscia sugli arti interiori, prurito, gambe che “tirano”, formicolio, bruciore, dolore o scosse elettriche. «La particolarità sta nel fatto che questa sintomatologia viene alleviata con il movimento, per cui alzarsi e camminare fa regredire il disagio. Tuttavia, si tratta di un sollievo temporaneo, perché di solito i sintomi tendono a ripresentarsi non appena si torna in uno stato di riposo», riferisce l’esperta.


Quando preoccuparsi

Se il disagio non si limita alle ore notturne, ma arriva a inficiare anche le attività quotidiane, oppure quando si estende alle braccia o ad altri distretti muscolari, è importante effettuare subito una valutazione medica per appurare la natura del disturbo. «Stessa urgenza è necessaria se notiamo delle modificazioni anatomiche importanti, come una riduzione dei muscoli della gamba», raccomanda la neurologa.


Cosa fare

Oggi, la sindrome della gambe senza riposo può essere trattata con successo grazie a farmaci che agiscono sulla dopamina e fanno parte del trattamento delle sindromi extrapiramidali, come ad esempio il Parkinson: «Il fatto che siano studiati come terapie croniche tranquillizza sulla loro sicurezza d’uso, ma si tratta comunque di farmaci “pesanti”, da impiegare sotto stretto controllo medico, dopo una diagnosi certa, a un basso dosaggio e per almeno sei mesi, perché un utilizzo inadeguato può peggiorare la sintomatologia oppure causare effetti collaterali, per esempio inibendo il movimento», avverte la dottoressa Borsotti.

«Vanno assunti due ore prima del riposo notturno, in modo da coprire tutto il tempo del riposo, ma di recente è arrivata sul mercato una formulazione in cerotto, molto agevole da usare, soprattutto per chi segue altre terapie orali e non vuole aggiungere un ulteriore “appuntamento” con le compresse». Non tutti possono assumere questi principi attivi, però. «Prima, vanno prescritti alcuni esami per escludere problemi metabolici o patologie sistemiche importanti. In caso di controindicazione, si può ricorrere ad ansiolitici come le benzodiazepine, antidolorifici e antiepilettici, ma in questo caso non si tratta di soluzioni specifiche per cui potrebbero non risolvere del tutto il problema», conclude l’esperta.


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