Ovaio policistico (PCOS): minaccia l’autostima ma curarlo si può
Un disturbo, in aumento, che causa molti fastidi e mina l’autostima, oltre a rendere difficile il concepimento. Per curarlo sono importanti i farmaci, ma anche la dieta equilibrata e l’attività fisica praticata con costanza

Ce lo ricordiamo tutte come fosse ieri: crescere è una corsa a ostacoli. Durante la pubertà, il corpo cambia, la pelle si arrabbia e l’umore si ribella. Per alcune ragazze, poi, quel passaggio diventa ancora più impervio. Il ciclo che si fa attendere per mesi e mesi, i chili che si moltiplicano, i peli che spuntano dove non dovrebbero, il viso che si accende di rossori e brufoli. E intorno, gli adulti che rassicurano: “È normale, passerà”. Ma non passa. Per molte comincia così, a mollo nel disagio, la storia con la sindrome dell’ovaio policistico (o PCOS), una condizione che interessa una donna su cinque.
Spesso presa sottogamba e non facilissima da affrontare, può continuare a minare sicurezza e autostima per un’infinità di tempo. E quando arriva il momento di pensare a una gravidanza, tende a rendere la strada verso il concepimento più pesante da percorrere per oltre 70 donne su cento. Abbiamo chiesto alla dottoressa Eleonora Iachini, specialista in ginecologia a Milano, di aiutarci a fare chiarezza.
Cosa succede nel corpo di una donna che soffre di PCOS?
«La sindrome dell’ovaio policistico è una disfunzione ormonale legata a un’alterazione del sistema di comunicazione tra cervello e ovaie, il cosiddetto asse “ipotalamo-ipofisiovaio”. Ipotalamo e ipofisi sono due piccole ghiandole a livello cerebrale che producono ormoni fondamentali per l’attività ovarica, in particolare LH e FSH.
Nella PCOS la loro secrezione risulta alterata e, al tempo stesso, le ovaie producono più androgeni. La conseguenza? I follicoli – le piccole strutture che contengono le cellule uovo e ne permettono la maturazione – non crescono normalmente e possono dare origine alle piccole cisti che si vedono con l’ecografo, disposte lungo il bordo dell’ovaio come a formare una specie di collana di perle».
È un disturbo in crescita? Come mai?
«In effetti la percentuale di donne costrette a fare i conti con questa sindrome è in aumento ed è destinata a salire ulteriormente. Perché oltre alla componente ormonale, entra in gioco lo stile di vita: alimentazione ricca di zuccheri, sedentarietà, aumento del peso e stress mandano alle stelle il rischio di svilupparla e rendono più complesso trattarla.
Quali sono i sintomi della sindrome dell'ovaio policistico?
«Possono essere diversi e non presentarsi tutti insieme. Il campanello d’allarme classico è rappresentato, fin dall’adolescenza, da cicli mestruali molto irregolari, in genere non particolarmente abbondanti né dolorosi. A questo, si possono associare acne, un aumento della peluria su corpo e viso e la perdita di capelli, due segni collegati alla maggiore quota di androgeni. In molti casi, si osserva un aumento di peso e la difficoltà a controllarlo».
Come si arriva alla diagnosi?
«Serve una valutazione combinata: visita ginecologica, ecografia transvaginale e dosaggi ormonali mirati. Non basta individuare le cisti per parlare di PCOS, perché non sono sempre presenti. Gli esami del sangue si eseguono di solito entro il quinto giorno dall’inizio del ciclo mestruale e servono per valutare alcuni ormoni chiave, come l’FSH (che regola la maturazione dei follicoli) e l’LH (che nelle pazienti con PCOS è più alto).
Si controllano anche estrogeni, progesterone e ormoni androgeni come testosterone e DHEA. Per escludere altri disturbi con sintomi simili, possono essere analizzati funzione tiroidea, prolattina e ormoni surrenalici».
Quali sono le cause scatenanti?
«La PCOS è una condizione multifattoriale, cioè determinata dall’interazione di più elementi tra loro. Esiste sicuramente una predisposizione genetica: avere una madre o una nonna con questa sindrome aumenta la probabilità di svilupparla, anche se non è automatico. Su questa base familiare agiscono in maniera decisiva fattori legati allo stile di vita, che modificano l’equilibrio ormonale e metabolico».
Ci sono “regole base” che aiutano a prevenire e combattere la sindrome?
«Cercare di mantenere il peso stabile e praticare attività fisica con costanza: qui non è semplicemente un consiglio di benessere, ma una vera e propria indicazione medica. Anche il sonno gioca un ruolo centrale: dormire il giusto numero di ore e rispettare un buon ritmo sonno-veglia contribuisce all’equilibrio endocrino. E poi c’è l’indicazione più importante: va seguita una dieta bilanciata, povera di zuccheri semplici, che aiuti a migliorare l’assetto ormonale e la sensibilità insulinica».
Cos’è la sensibilità insulinica e cosa c’entra con la PCOS?
«L’insulina è l’ormone che regola i livelli di zucchero nel sangue. Nella sindrome dell’ovaio policistico, si tende a sviluppare una resistenza a questa sostanza: le cellule diventano meno sensibili alla sua azione e l’organismo è costretto a produrne di più. L’eccesso di insulina - chiamato iperinsulinemia - è uno dei cardini della PCOS: da un lato stimola le ovaie a produrre una maggiore quantità di androgeni alterando l’ovulazione, dall’altro favorisce l’accumulo di grasso.
Si innesca così un circolo vizioso: l’insulina alta peggiora l’equilibrio ormonale e fa lievitare il peso, e questo, a sua volta, accentua la resistenza all’insulina. Intervenire sull’alimentazione e sull’attività fisica serve proprio a interrompere questo meccanismo».
Abitudini sane a parte, quali sono le cure?
«Il ginecologo può prescrivere contraccettivi come pillola, cerotto o anello vaginale, che aiutano a regolarizzare il ciclo e a riequilibrare la produzione di ormoni, mettendo a riposo temporaneamente l’attività ovarica. In altri casi, si ricorre agli inositoli (integratori di myo-inositolo e D-chiro-inositolo), sostanze di tipo vitaminico che agiscono sia sul metabolismo dell’insulina sia sull’equilibrio ormonale, favorendo il ritorno dell’ovulazione.
Quando la PCOS si manifesta con acne marcata, perdita di capelli o aumento della peluria possono essere indicati anche farmaci antiandrogeni, che riducono l’eccesso di ormoni maschili. Il trattamento più efficace è però multidisciplinare. La PCOS è una condizione complessa, che coinvolge più aspetti della salute femminile: oltre al ginecologo per la gestione ormonale, è utile consultare l’endocrinologo per la parte metabolica e il nutrizionista per studiare un programma alimentare su misura».
E se l’obiettivo è restare incinte?
«Spesso la PCOS viene affrontata proprio quando si cerca una gravidanza. Non sorprende: la sindrome, infatti, alterando la regolarità dell’ovulazione e complicando l’individuazione dei giorni fertili, può rendere il concepimento molto più difficile. Oggi, però, esistono diversi approcci efficaci prima di ricorrere alla procreazione medicalmente assistita. Il primo passo è cercare di regolarizzare il ciclo e favorire l’ovulazione con l’aiuto di inositoli.
Se non basta, il ginecologo può proporre un protocollo mirato di stimolazione ovarica: una terapia farmacologica – ad esempio a base di clomifene citrato o letrozolo – che aiuta l’ovaio a riprendere il ritmo. L’intero percorso viene seguito con ecografie e controlli ormonali, per verificare la risposta del corpo e adattare la cura in modo personalizzato».
Come evolve con il passare degli anni e quando si entra in menopausa?
«La PCOS non sparisce ma spesso, con l’età, tende ad attenuarsi: i cicli mestruali diventano spesso più regolari (soprattutto dopo i 35-40 anni) e all’ecografia si può notare una riduzione delle cisti ovariche. Con l’arrivo della perimenopausa, però, possono riacutizzarsi alcuni sintomi legati all’aumento degli androgeni – ormoni che già crescono naturalmente in questa fase – come la caduta dei capelli o la comparsa di peli in eccesso.
Persiste anche una certa tendenza metabolica, che predispone all’aumento di peso e alla resistenza all’insulina: si è più esposte a ipertensione, diabete e alterazioni del colesterolo. Rispettare i controlli periodici e uno stile di vita sano è fondamentale. Tenendo a mente che, in generale, affrontare la PCOS durante l’età fertile consente di gestirla meglio anche negli anni successivi».
Nuove ricerche: focus sul microbiota
Negli ultimi anni gli studi si stanno muovendo verso approcci sempre più personalizzati, capaci di adattarsi ai diversi “fenotipi” della sindrome. «L’obiettivo è costruire protocolli terapeutici su misura, che tengano conto dei diversi sintomi ormonali, metabolici e infiammatori» afferma Eleonora Iachini, specialista in ginecologia.
«Un altro campo promettente è lo studio del microbiota intestinale, l’insieme di batteri che vive nel nostro intestino. Un suo equilibrio corretto sembra influenzare la gestione degli zuccheri, la produzione di insulina e persino la regolazione degli ormoni sessuali. Comprendere meglio questo legame apre la strada a nuovi interventi che potrebbero affiancare o potenziare le terapie tradizionali».
Dieta leggera, ormoni felici
Per chi convive con la sindrome dell’ovaio policistico, l’alimentazione è un alleato potente. «Per favorire l’equilibrio ormonale e tenere a bada i picchi di zuccheri nel sangue, bisogna puntare su alimenti leggeri, sani, a basso indice glicemico» spiega Eleonora Iachini, specialista in ginecologia.
«Via libera, quindi, a verdure a foglia, zucchine, broccoli, cavoli e frutta povera di zuccheri. Anche i cereali integrali sono un valido supporto, mentre le proteine ideali arrivano da carni bianche, pesce, uova e formaggi freschi. Il vero nemico? I cibi ultra-processati, che alimentano infiammazione e insulino- resistenza».

