Metabolomica, la scienza (e il test) per scoprire le malattie in anticipo di anni

Dallo studio delle molecole prodotte dal nostro metabolismo, è oggi possibile prevedere con largo anticipo molte malattie. Basta analizzare un campione di urine per capire in che direzione stiamo andando e correggere il tiro



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Hanno definita la metabolomica la scienza del terzo millennio, perché in grado di rivoluzionare il modo di proteggere il nostro capitale-salute con grande anticipo, in un’ottica che guarda al futuro. No, non è la sfera di cristallo, ma un sofisticato sistema reso possibile dalle nuove tecnologie, che studia alla “lente di ingrandimento” i prodotti finali del nostro metabolismo, i metaboliti, frutto di migliaia di reazioni biochimiche che avvengono continuamente nel nostro organismo.

Già agli inizi degli anni ’70 Arthur B. Robinson, ricercatore del Dipartimento di Chimica dell’Università della California (San Diego) lanciò il concetto di “profilo metabolico individuale”, come un’impronta unica disegnata dagli innumerevoli processi cellulari che avvengono in ogni persona. Tradotto in termini pratici, le analisi metabolomiche, eseguite su un campione di urine, consentono di intercettare preventivamente, in tempi non sospetti, diversi indicatori che possono essere la spia di malattie croniche, metaboliche e autoimmuni, individuando delle condizioni “prepatologiche” anche quando i valori associati a quella malattia rientrano ancora tutti nell’intervallo di normalità.

È insomma, un potente mezzo per capire come stiamo realmente, con un valore predittivo e preventivo sulla nostra salute davvero unico. Per capirne di più, abbiamo rivolto alcune domande al dottor Alberto Cerasari, specialista in medicina dello sport, nutrizionista ed esperto di medicina della longevità, direttore sanitario della SoLongevity Clinic di Milano.


Dottor Cerasari, come si esegue un test metabolomico?

«Tramite un semplice campione di urine, grazie al quale è possibile analizzare centinaia di metaboliti. Per ottenere la “finger print”, cioè l’impronta digitale del proprio metabolismo, questi campioni vengono sottoposti a complesse analisi a opera di macchinari quali sistemi di separazione cromatografica, spettrometria di massa, spettroscopia vibrazionale e RMN (risonanza magnetica nucleare).

Si tratta di tecniche analitiche estremamente sensibili, in grado di “fotografare” centinaia di metaboliti che fungono da biomarkers, cioè da marcatori funzionali la cui presenza in eccesso o in difetto è correlata all’insorgenza di malattie cronico-degenerative, anche se il soggetto che si è sottoposto ai test metabolomici in quel momento sta bene e non presenta sintomi tali da far scattare il campanello d’allarme. Per questa ragione la metabolomica viene definita una scienza predittiva, perché è in grado di dirci qual è il nostro “tallone di Achille” e a quale malattie siamo candidati ad andare incontro tra 15, 20 o 30 anni, se non modifichiamo i due pilastri fondamentali della salute: dieta e stile di vita».


Quanti metaboliti vengono analizzati ogni volta?

«Dipende dall’obiettivo che si vuole ottenere. A scopo di ricerca scientifica, vengono eseguite delle analisi “untargeting”, cioè che mirano ad analizzare migliaia di metaboliti relativi ai diversi sistemi biologici dell’organismo, fornendo un quadro generale della salute nel suo insieme. Nelle cliniche e nei laboratori di analisi, invece, vengono eseguiti dei test metabolomici “targeting”, cioè mirati a un preciso obiettivo, e in questo caso i metaboliti analizzati sono molto meno, circa un centinaio. È il caso, per esempio, di una persona che ha diversi casi di diabete in famiglia e desidera sapere in anticipo se anche lei andrà incontro a questa insidiosa malattia del metabolismo. Oppure c’è chi ha un inizio di ipotiroidismo (la tiroide un po’ pigra) e vuole sapere se ha dei deficit nutrizionali che può colmare, per esempio con un’integrazione di oligoelementi quali zinco, ferro, selenio e iodio.

Un altro esempio? Chi soffre di colon irritabile, dall’analisi dei metaboliti dei batteri intestinali può ricavare informazioni utili per indirizzare al meglio la propria dieta e seguire un percorso terapeutico personalizzato. Ma c’è anche chi ha superato i 50 o 60 anni e, semplicemente, desidera sapere se il suo organismo è infiammato o meno e se effettivamente sta mettendo in campo tutte le risorse per realizzare il cosiddetto healthy aging, l’invecchiamento in buona salute. Se non possiamo fermare il nostro orologio biologico, infatti, possiamo comunque curare l’alimentazione e l’attività fisica, cercando di ridurre le fonti di stress e quelle di inquinamento indoor e outdoor che sono tantissime (pensiamo al vizio del fumo o ai gas di scarico inalati da chi abita in una via molto trafficata)».


Ci può fare qualche esempio dei metaboliti analizzati?

«Premesso che i metaboliti sono tantissimi, viene rilevata la presenza e la concentrazione di quelli derivati dal colesterolo e dai batteri intestinali, gli indicatori di resistenza insulinica, le vitamine, i minerali e gli oligoelementi, i metaboliti derivati da proteine, aminoacidi, ormoni e neurotrasmettitori nonché micromolecole legate alla produzione energetica come, per esempio, l’acido malico, citrico e piruvico. Queste ci permettono di sapere come stanno lavorando i mitocondri, le “centrali operative” delle cellule che hanno il compito di produrre energia. Si ottiene, insomma, una visione completa dei meccanismi che funzionano in sinergia, con la possibilità di identificare sul nascere squilibri silenziosi ma potentissimi, capaci di farci ammalare nel corso del tempo.

Tutti questi metaboliti, infatti, sono la spia della rete di reazioni che avvengono, ogni secondo, all’interno nostro corpo e che sono in gran parte il risultato del nostro stile di vita. Occorre acquisire la consapevolezza che il metaboloma (l’insieme di tutti i metaboliti) è influenzato dalla genetica solo in minima parte. Ciò che conta sono i fattori ambientali, comportamentali, le abitudini alimentari e lo stile di vita in genere, come la pratica o meno di un’attività fisica regolare, l’essere normopeso, in sovrappeso o obeso, l’abuso di farmaci, di alcol, di fumo e di cibi ultraprocessati, che sono ricchi di grassi, zuccheri e conservanti».


Che strategie vengono adottate in base all’esito delle analisi?

«Al paziente viene consegnato il referto e, in base all’esito, gli viene consigliato un percorso che coinvolge sempre la figura del nutrizionista e del kinesiologo (per il tipo di esercizio fisico più adatto). A volte, si interpella un team multidisciplinare con altri specialisti come, per esempio, l’endocrinologo. Oltre a dieta e attività fisica personalizzate, vengono prescritti dei nutraceutici, a volte anche dei farmaci o delle terapie integrate.

Se, per esempio, dall’analisi metabolomica emerge una carenza di antiossidanti e un’infiammazione cronica di basso grado (due condizioni associate alla fibromialgia) si può puntare su delle terapie di supporto, come l’IV Therapy (miniflebo di sostanze antiossidanti/immunostimolanti) e l’ossigeno-ozonoterapia, potente antinfiammatorio che rivitalizza i tessuti. Senza contare che, in caso di malattie latenti, la persona viene inviata dallo specialista, in modo da stabilire un piano di prevenzione».


Il test fai da te: bastano poche gocce di sangue

Dopo la menopausa hai preso peso e il tuo medico ti ha detto che soffri di sindrome metabolica, caratterizzata dalla presenza di almeno 3 di questi elementi: colesterolo e/o trigliceridi alti, ipertensione, sovrappeso, girovita largo, glicemia a digiuno un po’ elevata. Vuoi quindi conoscere il tuo rischio di sviluppare patologie cardiovascolari. Che fare? L’alternativa rapida alle analisi di laboratorio, è eseguire un test metabolomico fai da te, disponibile in farmacia. In che modo? Raccogliendo poche gocce di sangue con il pungidito, mettendole in un contenitore e aspettando che il corriere venga a ritirare il kit.

«Raccogliamo i campioni in tutta Italia, e li portiamo ad analizzare, con un software di intelligenza artificiale sviluppato dal CNR, al Laboratorio di Metabolomica dell’Università di Salerno o all’Istituto dei Tumori Pascale di Napoli», spiega il dottor Raffaele De Anseris, farmacista specializzato in patologia generale. «I dati emersi dall’analisi dei metaboliti vengono incrociati con le informazioni date dal paziente, che deve compilare un modulo con età, dieta, farmaci e integratori assunti, attività fisica ecc.. In base al profilo, viene “rispedita al mittente” una dieta, con un piano di attività motoria e la prescrizione di nutraceutici. Ma a volte questo non basta. Capita, infatti, di rilevare in un soggetto affetto da colon irritabile dei metaboliti tipici di malattie infiammatorie croniche intestinali (morbo di Crohn e colite ulcerosa). In questo caso, suggeriamo di rivolgersi a un ibidologo».

Il test si chiama Metabolaf, è stato ideato da Anseris Farma e costa 300 € (metabolaf.it).

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