Infezioni della ferita chirurgica: come evitarle

Prevenire le infezioni delle incisioni chirurgiche è il fine della campagna di sensibilizzazione “Punti di differenza”. Ecco le regole per evitare spiacevoli sorprese post-intervento



278307

L’alert arriva dal Ministero della Salute: ogni anno in Italia si verificano circa 530.000 infezioni nei pazienti ospedalizzati, delle quali oltre 7500 hanno un esito fatale. Nel 15% dei casi si tratta di infezioni del sito chirurgico, cioè dell’area in cui è stata praticata l’incisione. Fatalità? Niente affatto. Secondo le stime, il 50% degli episodi infettivi può essere prevenuto grazie all’adozione di adeguati sistemi di sorveglianza pre, intra e post-operatori e di programmi di prevenzione. Per questa ragione è stata lanciata una campagna di sensibilizzazione sulle infezioni del sito chirurgico, allusivamente intitolata “Punti di differenza”.

«Per meglio comprendere l’importanza del fenomeno, vanno dati dei numeri», premette il professor Nicola Colacurci, ordinario di ginecologia alla Seconda Università di Napoli e presidente Sigo. «I pazienti che contraggono un’infezione, sia durante il periodo di degenza sia nelle settimane successive alla dimissione, sono cinque volte più esposti al rischio di nuova ospedalizzazione, e rischiano il doppio per quanto riguarda la possibilità di finire in terapia intensiva. Inoltre le infezioni ospedaliere hanno un impatto economico di circa un miliardo di euro all’anno, che incide notevolmente sulla sostenibilità del nostro Sistema sanitario nazionale».


Una comunicazione trasparente

Urge, quindi, una politica di accurata pianificazione degli interventi e di gestione del decorso post-operatorio, tenendo però presente la “quota imprevisti”: gli interventi d’urgenza, infatti, come un addome acuto (quando compare in maniera violenta e improvvisa un dolore all’addome) o una gravidanza extrauterina, hanno il 20% in più di probabilità di andare incontro a infezioni dell’area operata, perché l’équipe medico-chirurgica si trova a dover gestire eventi inattesi che richiedono incisioni tempestive, anche se la sede dell’operazione non si trova in condizioni ideali (per esempio per scarsa igiene, presenza di piercing o di tatuaggi che possono aumentare il rischio infettivo).

«In campo ginecologico, le infezioni si verificano soprattutto in seguito a interventi di laparoscopia mirati a utero, tube e ovaie», sottolinea il professor Colacurci. «Se l’operazione viene programmata con largo anticipo, la paziente ha tutto il tempo di prepararsi. Che cosa significa? Innanzitutto smettere di fumare: il fumo è un importante fattore di rischio di complicanze postoperatorie. Poi, seguendo un’igiene adeguata e cercando di arrivare in sala operatoria con un peso forma, evitando condizioni di obesità o di marcato sovrappeso. Sappiamo infatti che nei pazienti obesi il rischio di infezioni è molto superiore, sia perché hanno una lipolisi alterata sia perché il diabete spesso concomitante rallenta la guarigione delle ferite e la loro cicatrizzazione. Inoltre, durante il prericovero, il paziente è chiamato a fornire ai medici tutte le informazioni sul suo stato di salute, compresi i farmaci e gli integratori assunti che possono potenzialmente interferire con la risposta immunitaria o con una buona cicatrizzazione».


Gli errori da evitare

Per quanto concerne la profilassi antibiotica, oggigiorno si preferisce in genere fare una monodose di antibiotico in sala operatoria, sollevando il paziente dal compito di dover seguire una profilassi, mentre per quanto concerne i protocolli di antibioticoterapia post-intervento non esiste uno schema standard uguale per tutti: dipende dal tipo di intervento, dalle condizioni generali della persona, dall’incisione e dai punti messi dal chirurgo.

«In genere la cura della medicazione non è affidata al paziente ma demandata a infermieri e personale sanitario», prosegue il professor Colacurci. «Il paziente deve soltanto attenersi scrupolosamente alle istruzioni ricevute al momento della dimissione. Fatto che, purtroppo, non sempre avviene. Alcuni, infatti, bagnano incautamente la medicazione facendosi la doccia, altri sostituiscono il cerotto di propria iniziativa usando garze non sterili, altri ancora “tormentano” con le dita la ferita che magari prude o dà fastidio, con il rischio di compromettere la tenuta stessa dei punti intradermici o esterni. Ai primi segni di insofferenza occorre, invece, riferire tutto al chirurgo, onde evitare di creare un terreno fertile per le infezioni».


La campagna di sensibilizzazione

Un cartone animato con protagonista un Frankestein di nuova generazione, ben informato sulla prevenzione delle infezioni delle ferite chirurgiche, che ha potuto affrontare mirabolanti interventi senza incorrere in complicazioni. È la simpatica trovata della campagna informativa “Punti di differenza”, promossa da Etichon di Johnson&Johnson MedTech Italia, con il patrocinio di Acoi (Associazione chirurghi ospedalieri), Sic (Società italiana di chirurgia) e Siot (Società italiana di ortopedia e traumatologia). Il video è visibile sul portale web puntididifferenza.it, sito che mira a diffondere le pratiche migliori nella gestione delle ferite chirurgiche, responsabilizzando non soltanto i medici ma gli stessi pazienti sulla necessità di evitare le infezioni adottando corrette misure di prevenzione.



Fai la tua domanda ai nostri esperti


Leggi anche

Sepsi: che cos'è e come tenerla sotto controllo

Incontinenza: gli interventi chirurgici

Appendicite, non sempre serve la chirurgia