Dermatite, 3 fattori scatenanti. Colpevoli o complici?

Stress, inquinamento e stagionalità possono alimentare o favorire l’infiammazione. Ma sono colpevoli o complici? Risponde l’esperto



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Capita che la pelle protesti: è arrossata, macchiata, a pomfi o piccole squame, prude, pizzica, tira e punge. È dermatite, ma ne esistono di varie tipologie: è fondamentale fare la diagnosi giusta

Ad alimentare o favorire l'infiammazione, inoltre, ci sono fattori come stress, inquinamento e stagionalità. Ma sono colpevoli o complici? Ne parliamo con il dottor Paolo Calzari, allergologo e specialista in dermatologia allergologica allo Studio Dermatos di Milano.

1. Stress. «È un cofattore: non accende la malattia, ma la alimenta», chiarisce il dottor Calzari. «Quando il corpo è sotto pressione, la pelle tende a reagire peggio a qualsiasi stimolo, si infiamma più spesso e guarisce con maggiore lentezza. Dare tutta la colpa allo stress, però, rischia di diventare una scorciatoia: è importante riconoscerlo, ma senza considerarlo l’unico responsabile di ciò che accade alla nostra pelle».

2. Inquinamento. «In particolare nelle persone con dermatite atopica, la barriera cutanea è fragile. Così gli agenti irritanti e gli inquinanti penetrano più facilmente, favorendo prurito e infiammazione. L’effetto è cumulativo: stress e smog agiscono insieme, amplificando i sintomi».

3. Stagionalità. «Non tutti reagiscono allo stesso modo ai cambi di temperatura», dice Calzari. «Molti migliorano d’estate, grazie a un effetto benefico del sole; altri peggiorano col caldo: il sudore irrita e i solari inadatti, o alcune creme, possono diventare fotosensibilizzanti, cioè inoffensive all’ombra ma irritanti sotto i raggi UV. È il caso delle fotodermatiti, dove la luce trasforma una sostanza inocua in un potenziale allergene».


Pelle irritata: è l'anello o il sapone?

La pelle sotto e vicino al tuo anello preferito comincia a irritarsi? Non disperare: non è detto che sia colpa di una dermatite allergica da contatto scatenata dal metallo, che renderebbe indispensabile smettere di indossarlo.

«La cosiddetta “dermatite da anello” è in genere irritativa, non allergica», rassicura Paolo Calzari. «Capita perché teniamo questi gioielli mentre ci laviamo le mani: sotto, si accumula e resta “intrappolato” un po’ di sapone, formulato per restare sulla pelle soltanto per pochi secondi. Se non viene sciacquato via con efficacia, provoca macerazione e irritazione, simulando un’allergia».


Demartite, le cure

La ricerca dermatologica sta vivendo una stagione di grande fermento: sono in sviluppo nuove molecole, sempre più mirate e personalizzate. Soprattutto per la dermatite atopica.

«Oggi, oltre ai classici cortisonici, si utilizzano farmaci biologici che non hanno gli effetti collaterali del cortisone», spiega Paolo Calzari.

«Fondamentali restano i detergenti e gli emollienti, formulati in maniera sempre più precisa, con ceramidi e acidi grassi nella giusta proporzione, senza profumi né conservanti.

Per la dermatite seborroica la cura è quasi sempre topica: antifungini, shampoo specifici e prodotti che puntano a ristabilire la microflora cutanea. Solo nei casi più gravi si ricorre a farmaci sistemici. La dermatite da contatto condivide la terapia della forma atopica, ma la vera svolta è l’eliminazione dell’agente irritante e/o allergizzante: l’unica cura efficace».




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