Dermatite, le varie forme: decodifica così l’SOS della tua pelle
Spesso è difficile riuscire a decodificare le richieste di aiuto inviate dalla cute. Fatti aiutare dal dermatologo, che sa “leggere” i suoi complicati messaggi in codice
perché la pelle chiede aiuto

Arriva il momento in cui smetti di contare le creme che affollano i mobiletti del tuo bagno. Le hai aperte e provate piena di speranza, per poi abbandonarle, delusa. Hai la formula lenitiva, quella per pelli ipersensibili, la pomata consigliata dalla farmacista e pure la soluzione “miracolosa”, scoperta su un gruppo Facebook. Ma la pelle continua a protestare: arrossata, macchiata, a pomfi o piccole squame, prude, pizzica, tira e punge. Il colpevole è forse il fondotinta o il detersivo? Il gelato al cioccolato o l’analgesico? Il maglione sintetico o il gatto? Nel dubbio, cambi tutto (si salva solo il micio). Le amiche suggeriscono che sei troppo stressata, e ogni volta ti chiedi se chiamarlo sfogo, irritazione o dermatite: tre nomi, mille possibilità, zero certezze.
Finché capisci che non è solo un problema di epidermide, ma di diagnosi: trovare quella giusta, a volte, è come scalare il K2.
La forma di dermatite più fraintesa: l'eczema nummulare
«Per dermatite si intende “infiammazione della cute”: ne esistono di diversi tipi, che possono essere scatenati da molti fattori differenti», spiega il dottor Paolo Calzari, allergologo e specialista in dermatologia allergologica allo Studio Dermatos di Milano. «Individuare la diagnosi corretta e, di conseguenza, una cura che funzioni, non è così immediato, anche perché i pazienti tendono a rivolgersi al farmacista o al medico di base, quando invece sarebbe opportuno farsi visitare da uno specialista».
Tra le forme fraintese più spesso c’è l’eczema nummulare (da moneta in latino), un particolare tipo di dermatite atopica. «Si manifesta con chiazze tondeggianti che compaiono soprattutto su mani, piedi, braccia, gambe e, talvolta anche sul tronco», chiarisce l’esperto. «Sono molto pruriginose, e il continuo grattarsi può provocare sovrainfezioni: i batteri penetrano nelle microlesioni e il quadro clinico si complica. Viene spesso scambiato per un’infezione fungina, e da qui nasce l’errore diagnostico più comune: si prescrive un antifungino, che però non porta alcun beneficio.
In realtà, la terapia corretta è a base di un antinfiammatorio topico, tipo un cortisonico. A volte, a rendere tutto ancora più intricato c’è la somiglianza con la psoriasi, che presenta lesioni circoscritte, arrossate e ricoperte da squame grigiastre: due patologie diverse, quasi opposte per natura, ma che a un primo sguardo possono sembrare sorprendentemente simili».
Dermatite atopica o seborroica?
Restando nell’ambito della dermatite atopica, un’altra forma spesso confusa è il fenotipo “head and neck”, che colpisce viso e collo. «La diagnosi è complicata perché può somigliare alla dermatite seborroica», osserva il dottor Calzari.
«Quest’ultima è causata dalla sovracrescita del lievito Malassezia, normalmente presente sulla pelle, che prolifera eccessivamente in alcune persone a causa di uno squilibrio del microbioma cutaneo (ecosistema di microrganismi che vivono sulla nostra epidermide).
Il risultato è un’infiammazione nelle parti del corpo più ricche di sebo, in questo caso la zona T del volto e il cuoio capelluto, dove si manifesta con la classica forfora. Inoltre, la “head and neck” può anche ricordare una dermatite allergica o irritativa da contatto».
Dermatite allergica o no?
Tra le dermatiti più complesse da affrontare ci sono quelle da contatto, che possono essere allergiche o irritative: due forme che vengono spesso confuse.
«Si presentano in modo analogo, con pruriti ed eritemi sulle zone più esposte (in particolare su viso, collo e mani) che, talvolta, per l’attivazione delle cellule infiammatorie si estendono nelle aree vicine», chiarisce Calzari. Il trattamento è lo stesso: antinfiammatori, creme emollienti, farmaci sintomatici tipo antistaminici contro il prurito. Ma senza rimuovere la causa scatenante, i sintomi migliorano solo per un periodo e poi ricompaiono.
«Nel caso della dermatite allergica da contatto, la chiave è la sensibilizzazione: una sostanza innocua per la maggior parte delle persone provoca una reazione solo in chi è allergico. Può trattarsi di conservanti nei cosmetici, metalli, derivati della gomma o altri componenti di uso quotidiano. Per identificarli, si ricorre ai patch test, che prevedono l’applicazione sulla schiena di cerotti che contengono sostanze potenzialmente allergizzanti. Dopo 48 ore il dermatologo valuta la risposta, individuando l’allergene responsabile.
Una volta eliminato il contatto con quella sostanza, il problema si risolve senza necessità di terapie prolungate. La dermatite irritativa da contatto, invece, colpisce chiunque finisca troppo vicino a un agente aggressivo. È il caso della candeggina o di alcuni solventi: se vengono usati senza protezione, la pelle di tutti “si arrabbia”, anche se chi presenta una barriera cutanea già compromessa è più vulnerabile e sviluppa l’infiammazione con maggiore facilità». Ed è proprio ciò che succede ai soggetti atopici.
Quando i problemi si sommano
Considerata la regina delle dermatiti, quella atopica è estremamente comune. «Come abbiamo visto ne esistono di diversi tipi, anche se i sintomi principali restano il prurito intenso, la distribuzione variabile di arrossamenti, eczemi e desquamazioni, tipicamente sul viso e sulla parte “esterna” degli arti nei bambini e nelle pieghe di gomiti e ginocchia negli adulti. Il tutto con un andamento cronico caratterizzato dall’alternanza di fasi di sollievo e ricadute», spiega l’esperto.
«A livello diagnostico, l’ostacolo è legato al fatto che la pelle atopica, molto secca perché povera di una proteina chiamata filaggrina, è come un muro a secco: lascia uscire acqua e fa entrare allergeni e batteri, alimentando il circolo vizioso di secchezza, prurito e infiammazione. Chi soffre di questa dermatite è facilmente colpito da altre forme di irritazione, che si sommano determinando un quadro difficile da sbrogliare.
Per esempio, un paziente atopico potrebbe avere in contemporanea una dermatite allergica da contatto o essere particolarmente soggetto all’orticaria, un’eruzione cutanea caratterizzata da pomfi rossi e pruriginosi, tipo punture di zanzara, che può essere post-infettiva (manifestandosi dopo un’influenza), legata a malattie sistemiche (come le tiroiditi) o di tipo “idiopatico”, cioè senza una causa specifica. Queste sovrapposizioni possono mettere in crisi anche un dermatologo esperto, che di solito, altrimenti, riesce a distinguere al volo tra dermatite e orticaria».
Quando una dermatite nasconde malattie importanti
Ci sono quadri clinici che, pur rientrando nel grande capitolo delle dermatiti, nascondono patologie importanti. «È il caso della micosi fungoide, che non è né un’infezione fungina, ma un linfoma cutaneo», precisa Calzari. «Si manifesta spesso come una dermatite comune, può ricordare una forma atopica o da contatto e invece è una malattia tumorale che richiede una diagnosi tempestiva e terapie specifiche.
Un’altra malattia da non confondere è la sindrome di Sézary, che si presenta con un eritema molto intenso su tutto il corpo. Il problema è che anche la dermatite atopica nella fase cosiddetta “eritrodermica”, quando diventa grave e diffusa, può avere un aspetto simile: la pelle è tutta rossa, trasuda, e la somiglianza fra le due condizioni può trarre in inganno. Ma non bisogna spaventarsi, anche perché sono malattie infrequenti, che aiutano a capire, una volta ancora, quanto sia importante rivolgersi allo specialista».
Come si struttura la visita dal dermatologo
Dopo un colloquio approfondito con il paziente, il dermatologo valuta distribuzione e aspetto delle lesioni. «Se il quadro non è chiaro o si sospetta un’altra malattia, possono essere prescritti alcuni approfondimenti: una biopsia cutanea o patch test e analisi del sangue. Incrociando poi questi dati si arriva a una diagnosi precisa e a una terapia mirata», conclude l’esperto.
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