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Emorragia cerebrale: chi è più a rischio e come si interviene

Che cos’è, come si manifesta, chi colpisce e quando può diventare pericoloso per la vita il disturbo che la scorsa notte ha ucciso il popolare conduttore televisivo, Fabrizio Frizzi

Ansa/Alessandro Di Meo




Se n'è andato la notte scorsa, Fabrizio Frizzi, 60 anni, uno dei conduttori tv più amati e benvoluti dal pubblico. A portarselo via un'emorragia cerebrale, disturbo causato dalla rottura di piccole arterie o arteriole nel cervello. In genere, questa grave emergenza di salute si manifesta dopo i 60 anni.

«È fondamentale agire tempestivamente, perché solo in questo modo è possibile aumentare le probabilità di sopravvivenza e tenere lontano l’eventualità di un’invalidità», spiega Gianfranco Parati, professore ordinario di Medicina cardiovascolare all'Università di Milano-Bicocca. «Ci sono alcuni sintomi che non vanno sottovalutati e che devono far correre rapidamente in pronto soccorso. Questo sempre, e soprattutto in presenza di alcuni fattori di rischio».


Chi rischia di più

Il principale colpevole è l’ipertensione. Dati alla mano, è responsabile di oltre sei casi su sette di emorragia cerebrale. «Se la pressione è troppo elevata, può “sfiancare” le pareti delle arteriole cerebrali fino alla rottura, un po’ come accade per gli argini di un fiume in piena», interviene il professor Parati, che è anche primario di cardiologia all'Auxologico San Luca di Milano. «Questo, ovviamente, quando l’ipertensione non viene controllata farmacologicamente».

Altre ragioni? Problemi gravi neurologici come l’ictus e l’aneurisma, oppure l’impiego di alcuni farmaci come gli anticoagulanti, specie se non ci si sottopone agli stretti controlli che vengono richiesti per queste terapie.


I sintomi a cui fare attenzione

Ci sono dei segnali che devono mettere in allerta. Se si manifestano, va chiamata subito l’ambulanza: grazie alla descrizione dei sintomi è più facile che si venga trasportati direttamente in una Stroke Unit, cioè in uno dei centri in assoluto più attrezzati per le emergenze cerebro-vascolari e presenti ormai pressoché ovunque in Italia. 

«A rendere particolari i sintomi è la loro manifestazione», chiarisce il professor Parati «Si scatenano all’improvviso, in modo violento e non calano di intensità». I più importanti? Mal di testa, vomito, nausea, stato di incoscienza, disturbi della sensibilità, della coordinazione, del linguaggio.

«All’arrivo in pronto soccorso vengono immediatamente eseguiti gli esami necessari», sottolinea il professor Parati. «Il principale in genere è la Tc cerebrale, cioè la tomografia, che permette di far vedere dov’è l’emorragia. Il tempo è il grande nemico, ricordiamocelo, e per questo tutto dev'essere eseguito molto rapidamente».


Come si interviene per curare

L’intervento chirurgico è una tappa obbligatoria e serve per fermare l’emorragia. La scelta dell’opzione più indicata dipende dai sintomi, dalla gravità del problema e dallo stato generale del paziente e viene effettuata dal neurochirurgo. 

«Il trattamento endovascolare viene preferito quando l’emorragia è di lieve entità», interviene il professor Parati «Consiste nella micro emobolizzazione dei vasi che stanno sanguinando, utilizzando un catetere che viene inserito attraverso dei piccoli tagli.

Il più delle volte comunque l’intervento è quello tradizionale di neurochirurgia, perché esponendo il vaso sanguinante, così di dice in termini medici, è possibile valutare direttamente anche la presenza di eventuali altre emorragie che altrimenti non verrebbero intercettate a causa della massa di sangue nel cervello».

26 marzo 2018


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