Una delle eredità più drammatiche che il Covid ha lasciato ai nostri ragazzi è stato l’aumento di anoressia, bulimia & co. I dati impietosi tornano d’attualità in occasione del 15 marzo, la giornata del Fiocchetto Lilla istituita nel 2012 per sensibilizzare sul tema.
«Nei primi anni 2000 le persone che ne soffrivano in Italia erano circa 300 mila, oggi sono oltre 3 milioni, per la maggior parte adolescenti», spiega Laura Dalla Ragione, psichiatra e psicoterapeuta, referente dei servizi pubblici per i Disturbi del comportamento alimentare della Regione Umbria e docente all’Università Campus Biomedico di Roma.
«Questo fenomeno si è aggravato ulteriormente durante la pandemia e i lockdown: i dati del Ministero della Salute ci dicono che c’è stato un aumento del 30% di casi, soprattutto tra i giovanissimi».
Gli stessi dati evidenziano come le conseguenze delle diagnosi correlate ai disturbi dell'alimentazione e della nutrizione rappresentano in Italia la seconda causa di morte dopo gli incidenti stradali.
Il numero verde gratuito e anonimo
La data del 15 marzo è simbolica. In quel giorno del 2011 morì Giulia Tavilla, una ragazza di 17 anni ammalata di bulimia e in attesa di essere ricoverata in una struttura specializzata.
La giornata nasce per iniziativa dell’associazione “Mi Nutro di Vita”, fondata dal padre, e prende il nome di “Fiocchetto lilla” perché questo simbolo internazionale viene usato da oltre trent’anni per rappresentare la lotta ai disturbi alimentari.
Da allora, tanti passi sono stati fatti per prevenire queste patologie e per sostenere i pazienti e le loro famiglie. «Per esempio, cosa che forse non tutti sanno, esiste un numero verde nazionale, lo 800180969, un servizio anonimo e gratuito, a disposizione di tutti».
Il numero “SOS disturbi alimentari” è stato istituito a Todi dalla Presidenza del Consiglio e dall’Istituto Superiore di Sanità. «Nel 2020 le richieste di aiuto a questo numero sono raddoppiate e nel 2023 triplicate».
I centri di assistenza in tutta Italia
E poi ci sono i centri di assistenza DNA (disturbi della nutrizione e dell’alimentazione): sul sito dell’Istituto superiore di sanità è possibile vedere la mappa dei centri in tutta Italia. Sono 150, di cui 120 del Servizio sanitario nazionale e 30 accreditati, 78 al nord, 31 al centro e 41 tra sud e isole. Questi centri hanno un ruolo determinante nella prevenzione e nella cura.
«I dati dimostrano che si muore di più nelle Regioni dove non ci sono strutture specializzate. La rete degli ambulatori multidisciplinari in Italia ha costituito un importante passo in avanti nel percorso di cura dei pazienti, ma è ancora presente in modo troppo disomogeneo sul territorio italiano».
Il pericolo social
In Italia solo nel 2025 i decessi per malattie legate all’anoressia e alle altre patologie sono stati 3.563, più che per gli incidenti stradali.
«Le cause di morte sono collegate non solo alle complicanze mediche ma anche all’alto tasso di suicidio», spiega la psichiatra. E l’aumento dei casi è dovuto in parte anche a un potentissimo fattore di diffusione del disturbo: i social media.
«Oggi i canali attraverso cui ragazzi e ragazze possono attingere a informazioni riguardo a metodi pericolosi per perdere peso sono moltiplicati a dismisura. E non solo: sono a portata di tutti App per il conteggio calorico o il dispendio energetico, e anche il semplice utilizzo dei social media ha un’influenza sull’autostima e contribuisce a cambiare l'immagine corporea di chi ne fa uso, determinando un aumento di sintomi depressivi, l'interiorizzazione di ideali di magrezza, pratiche di monitoraggio del corpo. Il tempo trascorso sui social media e lo sviluppo di disturbi alimentari appaiono quindi fortemente correlati».
Le nuove patologie
Nel frattempo l’elenco dei disturbi alimentari si è allungato. Oggi non si parla solo di anoressia e bulimia. C’è per esempio l’Arfid (Avoidant Restrictive Food Intake Disorder): chi ne è colpito mangia una gamma molto ristretta di cibi.
C’è la diabulimia: colpisce pazienti con diabete di tipo 1 che usano l’insulina come metodo di controllo del peso. Ci sono poi l’ortoressia, cioè l’ossessione del mangiare sano che sfocia nella patologia, e la bigoressia, la fissazione per la costruzione della massa muscolare a dismisura.
I dati mostrano anche pericolose sovrapposizioni tra anoressia e disturbi dello spettro autistico (sono il 30% dei casi) e tra disturbi alimentari e autolesionismo.

