Teqball: cos’è e come si pratica lo sport tra calcio e ping pong

Un pallone e un tavolo curvo: è ciò che serve per provare questa disciplina “a contatto zero”. Ideale per scatenare estro e fantasia, richiede solo qualche cautela



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A inventare il teqball è stato l’ex calciatore ungherese Gábor Borsányi che, insieme agli amici, ha brevettato un tavolo curvo su cui praticare una sorta di calcio-ping pong. Presentato ufficialmente a Budapest come nuovo sport nel 2016, ha visto anche la formazione della prima squadra femminile nel 2020, la californiana Bella Teq. Inoltre è riconosciuto dalla Figest, la Federazione Italiana Giochi e Sport Tradizionali, e proprio recentemente ha attirato le luci della ribalta internazionale durante la III edizione dei Giochi Europei, che si sono tenuti a Cracovia.

Ne ha fatta di strada il teqball nella sua breve vita. E lo si nota anche sulle nostre spiagge, che dalla Riviera Romagnola alla Sardegna si sono dotate del curioso tavolo da gioco curvo. Ma come si pratica? E a quali rischi si può andare incontro?


Le regole: tocchi e acrobazie

Amata da sportivi come l’ex calciatore brasiliano Ronaldinho e l’allenatore della Nazionale Roberto Mancini, questa disciplina richiede forza, precisione e coordinazione. Si può giocare in singolo, doppio o misto (uomini e donne), al meglio dei 3 set da 12 punti ciascuno.

Bisogna colpire il pallone (da calcio, taglia 5) per un massimo di 3 volte, con tutte le parti del corpo a eccezione di braccia e mani, e fare punto sul campo dell’avversario al di là della rete. Grazie alla curvatura del tavolo la palla rimbalza sempre nella direzione dei giocatori, rendendo gli scambi dinamici. Piace sia alle donne sia agli uomini ed è considerato uno sport inclusivo perché può essere praticato anche da chi ha disabilità fisiche.


Alla larga dai pericoli

Sebbene non sia uno sport da contatto, fra colpi, salti e rovesciate anche il teqball presenta dei rischi. «È uno sport bizzarro che, come il calcio, richiede tanta coordinazione dei piedi, molti tiri al volo, colpi di testa. Impone inoltre un grande sforzo funzionale e mette alla prova equilibrio, forza, coordinamento, ma anche precisione e attenzione», spiega il dottor Vittorio Di Giacomo, responsabile dell’Unità di traumatologia sportiva presso Humanitas San Pio X e direttore ortopedico di W|Med, a Milano.

«I pericoli principali sono quelli che presentano tutti gli sport praticati con improvvisazione e scarsa preparazione, sulla scia dell’entusiasmo e l’allegria del momento: dallo strappo muscolare allo stiramento, fino all’infiammazione delle articolazioni e alla frattura. In più, si rischiano lesioni da impatto dovute a un colpo con la faccia o un piede contro il tavolo, pallonate e, nel momento in cui si cerca di eseguire movimenti più veloci, distorsioni. Oppure, negli atterraggi “fantozziani” che seguono le rovesciate si può addirittura andare incontro a infortuni più seri come lussazioni di spalle, fratture dell’avambraccio e così via», avverte il nostro esperto.


I consigli per chi vuole provarlo

«Tanti sportivi lo praticano come attività propedeutica ad altre discipline perché il teqball allena i riflessi e la coordinazione. Io però consiglio di affacciarsi a questo sport con cautela, cercando innanzitutto di capire le regole e i gesti tecnici per affrontarlo, evitando di strafare. Quando non si ha né la preparazione né la cognizione di quello che si sta facendo, prevale l’entusiasmo del momento, senza controllo del movimento. Come in ogni sport, dunque, meglio farsi seguire da un istruttore per un’infarinatura prima di buttarsi a capofitto. In questa disciplina, infatti, c’è una richiesta funzionale elevata con salti, rimbalzi, colpi con la testa, le gambe e il corpo. Inoltre, il controllo della palla richiede tanto equilibrio e precisione. Forse è anche per questo che piace parecchio alle donne», osserva il dottor Di Giacomo.

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