Cuore e sport: 5 segnali quando ti alleni che non devi ignorare
Durante l’attività sportiva, il muscolo cardiaco può inviare segnali “strani”. Calma e sangue freddo, però. Prima di considerarti malata impara a riconoscerli, per poter distinguere le reazioni fisiologiche dai sintomi che indicano problemi più seri, da valutare insieme al medico

Con la consulenza del dottor Fabrizio Ugo, cardiologo, responsabile dell’Emodinamica presso l’Ospedale Sant’Andrea di Vercelli
Ti alleni, senti il cuore pompare, le gambe spingere, il sudore scendere. Tutto sembra perfetto. Eppure, all’improvviso, qualcosa stona. Un battito troppo veloce, il respiro che manca, un dolore fugace al petto. Piccoli segnali, quasi furtivi, che il corpo invia. Alcuni spariscono subito, altri no: possono essere veri e propri sos dal tuo cuore. Come il cruscotto di un’auto, anche l’organismo accende le sue spie se qualcosa non va. Il segreto è saperle riconoscere e non ignorarle.
- 1. Dolore al petto
La fitta al petto durante l’allenamento non va presa alla leggera, ma nemmeno drammatizzata. «Nell’80% dei casi non è nulla di serio», rassicura Fabrizio Ugo, cardiologo, responsabile dell’Emodinamica presso l’Ospedale Sant’Andrea di Vercelli. «Spesso è colpa di un muscolo contratto, uno sforzo eccessivo, un movimento brusco o persino del freddo. Se il dolore è puntorio, localizzato, simile a una coltellata, probabilmente è di origine intercostale o deriva dai muscoli pettorali».
Attenzione, però, a quando cambia registro: se stringe il petto come una morsa e si irradia al braccio sinistro, alla gola o alla mandibola, non va ignorato.
In particolare, compare durante l’attività fisica e si calma a riposo? «Può essere angina da sforzo, una condizione in cui il cuore non riceve una quantità di sangue sufficiente alle proprie necessità», descrive l’esperto. «In altri casi, il dolore può essere provocato da uno spasmo coronarico, cioè una contrazione temporanea delle arterie coronarie che causa dolore anche in assenza di placche aterosclerotiche».
In rari casi, il colpevole può essere un bridging miocardico, una particolare conformazione dell’arteria coronaria che viene compressa a ogni battito, limitando il flusso sanguigno e generando sintomi ingannevoli. «L’età è un fattore chiave per fare diagnosi», dice il cardiologo. «In un ragazzo di vent’anni, un dolore toracico è quasi sempre legato alla parete muscolare. Ma se a provarlo è un cinquantenne, il sospetto deve alzarsi, soprattutto se esistono fattori di rischio come ipertensione, colesterolo alto o familiarità per malattie cardiache».
- 2. Fiato corto
Anche la sensazione di respiro che manca mentre corri o sollevi pesi non è sempre un campanello d’allarme: spesso basta allenarsi con costanza per respirare meglio e senza fatica. Altre volte, invece, ci sono condizioni più serie, legate a cuore o polmoni.
«Potrebbe essere il sintomo di un problema alle valvole cardiache, che ostacola il corretto flusso del sangue e rende più difficile il lavoro del cuore, oppure di una riduzione del passaggio di sangue nelle arterie coronarie», spiega Ugo. «In questo caso, il muscolo cardiaco riceve meno ossigeno, soprattutto durante lo sforzo».
Anche i polmoni “parlano”. Asma, bronchite cronica o altre condizioni che riducono la capacità respiratoria possono trasformare uno sforzo normale in un’impresa affannosa.
A volte, invece, la colpa è più semplice: cattiva respirazione o postura scorretta, problemi facilmente correggibili con fisioterapia e allenamenti mirati. La regola d’oro: se il fiato corto arriva all’improvviso, è intenso o compare insieme ad altri sintomi sospetti, non va ignorato. La prova da sforzo, obbligatoria per legge per chi pratica sport agonistico, diventa un alleato prezioso. Mostra se cuore e polmoni reggono l’impegno fisico e distingue i segnali “normali” da quelli che meritano attenzione.
- 3. Battito accelerato o irregolare
Molti tengono d’occhio il cuore con smartwatch o cardiofrequenzimetri, tuttavia un battito “troppo veloce” o irregolare va interpretato con attenzione. Anche perché gli orologi da polso possono ingannare; più affidabili sono i dispositivi con fascia toracica, posizionata a contatto con il corpo, che trasmette le pulsazioni in modo accurato.
«In ogni caso, durante l’esercizio è possibile stimare una frequenza cardiaca massima teorica con una formula semplice: 220 meno l’età», spiega il cardiologo. «Per esempio, una donna di 50 anni ha un limite teorico di 170 battiti al minuto. Per un allenamento di base è consigliabile restare tra il 70% e l’85% di questo valore, quindi tra 120 e 145 battiti al minuto».
Va però chiarito che questa formula rappresenta solo un’indicazione di massima. In un programma di allenamento strutturato, il superamento temporaneo di quella soglia non solo è normale, ma è necessario: alternare fasi di sforzo più intenso, in cui il battito accelera, a momenti di recupero più tranquillo, permette infatti al cuore di adattarsi e diventare più efficiente. È questo alternarsi di intensità e pausa che rende l’allenamento efficace e stimolante per l’apparato cardiovascolare.
Un battito che supera i valori teorici, quindi, non è di per sé un segnale d’allarme: può semplicemente indicare che il corpo sta lavorando intensamente. «In certe situazioni, però, la frequenza cardiaca aumenta per altre ragioni», sottolinea l’esperto. «Alcune aritmie, come la tachicardia sopraventricolare parossistica, possono comparire durante lo sforzo e far salire il battito anche fino a 180-200 al minuto. Qui è importante sottoporsi a una valutazione medica».
Pure un ritmo cardiaco irregolare non è sempre motivo di preoccupazione. Spesso si tratta di extrasistoli – battiti “saltati” o anticipati – che interrompono momentaneamente il ritmo del cuore, fenomeni molto comuni e per lo più innocui. Se però queste irregolarità si ripetono o si accompagnano ad affanno, capogiri o stanchezza intensa, è consigliabile una valutazione cardiologica. Esami come l’elettrocardiogramma, l’ecocardiogramma, la prova da sforzo o l’Holter cardiaco possono aiutare a individuare eventuali aritmie.
- 4. Capogiri e sensazione di svenimento
Durante lo sport può capitare di sentirsi confusi, con la testa che gira. Niente di grave, spesso: magari hai mangiato poco, bevuto meno del dovuto o la pressione è calata. Sono piccoli avvisi del corpo, per dirti “fermati un attimo e respira”.
A volte, però, dietro quella sensazione si nasconde qualcosa di più serio. Chi ha la pressione borderline – valori solitamente normali ma soggetti a salire durante lo sforzo – può avvertire capogiri dovuti a improvvisi picchi pressori. «Uno svenimento vero e proprio durante l’attività fisica, invece, è un segnale da non ignorare», avverte Ugo.
«Può essere causato da un’aritmia cardiaca, cioè un battito irregolare o troppo veloce che impedisce al cuore di pompare sangue in modo efficace. Quindi, l’episodio va considerato potenzialmente serio e richiede una valutazione medica immediata».
- 5. Spossatezza improvvisa
Ti è mai capitato, a metà allenamento, di sentire svanire di colpo le energie? Le gambe molli, il fiato corto, la necessità di fermarti subito. Di solito non è grave: può dipendere da scarsa preparazione, alimentazione sbilanciata o disidratazione. Quando il corpo non è abituato allo sforzo, fatica a reggere il ritmo e chiede una pausa. Ma non sempre la stanchezza è così innocente.
A volte, quella sensazione improvvisa di “batteria scarica” può essere il primo avviso di qualcosa che non va. «In alcune condizioni, come il diabete, la stanchezza diventa il campanello d’allarme principale», conclude Ugo. «In questi casi, può indicare squilibri metabolici o carenze di nutrienti essenziali, che richiedono una valutazione medica attenta».


