Doping nello sport amatoriale: i pericoli e gli integratori senza rischi
Non esiste solo quello degli atleti: anche chi non gareggia a volte ricorre ad “aiutini” che mettono in pericolo la salute. Se vogliamo un integratore per avere più muscoli ed energia chiediamo consiglio al medico, evitando il fai da te e gli acquisti low cost

Con la consulenza del dottor Carlo Massullo, medico dello sport ed ex pentatleta olimpico
Dopo i Giochi Milano-Cortina 2026 una fiamma Olimpica si è accesa in tutti noi. E la voglia di buttarsi sulle piste, riprendere a correre, ad andare in palestra “seriamente” e, perché no, partecipare a qualche gara amatoriale, è cresciuta anche in chi non è proprio un atleta. Già, ma il doping, cioè l’uso di sostanze che migliorano artificialmente le prestazioni sportive, con noi comuni mortali cosa c’entra?
C’entra eccome, perché ormai pillole e polveri in barattolo sono entrate nelle palestre, si comprano via web, arrivano persino dal vicino di allenamento che ti dice “prova questo, ti fa dei muscoli così”. Un po’ come quella vicina di casa che, vedendoci con gli occhi rossi e il naso che cola ci porge la sua scatola di antibiotici “che le hanno fatto tanto bene…”.
E invece alcune di queste molecole possono fare davvero male, se gestite col fai da te, o al contrario, se prescritte dal medico, aiutarci non solo nella performance (senza essere doping), ma anche a prevenire e combattere gli acciacchi delle prime discese sul campo dell’attività fisica, qualunque essa sia. Ce ne parla Carlo Massullo, medico dello sport ma, soprattutto, pluridecorato campione olimpionico, ex pentatleta italiano.
Dottor Massullo, esiste un doping amatoriale?
«Purtroppo sì. Prevede l’uso di steroidi anabolizzanti (come certi ormoni, per esempio il nandrolone e il testosterone) ma anche di medicinali come il cortisone o di grandi quantità di proteine di derivazione animale. Sono una tentazione forte in chi si avvicina allo sport da giovane, ma persino dopo una certa età, per cercare delle scorciatoie e aumentare la prestazione, la massa muscolare o, semplicemente, avere quel quid in più per sentire meno fatica o non avere acciacchi dopo una garetta».
Sono tutte sostanze proibite?
«Nello sport agonistico esiste un lungo elenco di sostanze off limits, nel mondo amatoriale no. Per esempio gli aminoacidi come integratori non sono vietati, ma poi bisogna tener conto della quantità con cui si usa qualsiasi sostanza che aumenta le performance. Non solo, anche la sua purezza: l’arnica, per esempio, è un potente antinfiammatorio, ma bisogna vedere se il prodotto ha subito la commistione fra molecola “nobile” e decine di altre per tagliarla e abbassarne il prezzo, rendendola più appetibile».
Dove si nasconde il pericolo?
«In alcune palestre col passaparola di chi vuole “pomparsi” i muscoli, su Internet per i prezzi stracciati, e nel fai da te di chi prima “studia” cosa gli serve e poi compra low cost, per esempio per sentirsi meno stanco degli altri in campo o vincere il torneo. Il problema in certi casi deriva proprio dal fatto che, fuori dall’agonismo, certi prodotti non sono vietati, ma di qualità infima. Negli aminoacidi per esempio, molto di moda perché danno più energia, ci sono anche quelli utilizzati come fertilizzanti».
Insomma, è prima di tutto una questione di salute.
«Soprattutto. Gli integratori a base di proteine, quelli che costruiscono i muscoli più tonici, anche se di qualità devono essere ben dosati, tenendo conto del peso della persona e della sua dieta: quante proteine consuma già? Se ne aggiungiamo troppe fegato e reni soffrono. Stesso discorso per la creatina, composto azotato che fornisce energia a bicipiti & Co. per l’uso della quale sono consigliabili periodi di sospensione. Se poi si usano sostanze poco pure, in quantità eccessive e senza le pause temporali periodiche previste per l’integrazione si rischiano anche dei tumori».
La prima cosa da fare per utilizzare l’integrazione nello sport senza rischiare?
«Un check dal medico dello sport anche se non si ha bisogno del certificato specifico per praticare attività agonistica. Potrà prescrivere un test sotto sforzo, delle analisi del sangue, verificare la dieta e soprattutto, controllare se di assumono farmaci controindicati per l’integrazione. I betabloccanti, per esempio, comunemente usati nel controllo dell’ipertensione, causano affaticamento precoce per cui l’uso di integratori per colmare il gap potrebbe risultare rischioso, soprattutto se vuoi fare attività aerobica».
E come essere sicuri che il prodotto in vendita sia di qualità?
«In generale, è bene puntare sugli integratori che hanno la certificazione no doping (in farmacia), come ad esempio gli aminoacidi con un grado di purezza garantito e di origine vegetale, ma anche sulle soluzioni proposte dalla Low Dose Medicine (Medicina dei Bassi Dosaggi)».
Quelle della Low Dose Medicine sono molecole che aiutano solo la performance?
«No, fanno tantissime cose per gli sportivi e non. Stabilizzano la funzionalità del ciclo cellulare, prevengono le infiammazioni delle vie respiratorie (un bel problema per chi fa attività fisica all’aperto), stimolano il sistema immunitario tenendolo ben funzionante. E non hanno effetti collaterali, proprio perché le dosi sono omeopatiche».
E per i piccoli traumi o l’acido lattico, bestie nere dello sportivo in vacanza?
«L’arnica Low Dose è una vera panacea, mentre l’acido lattico, prodotto durante attività fisica di intensità elevata, se accumulato in eccesso diventa fastidioso e può essere gestito da prodotti alcalinizzanti, sempre garantiti nella qualità e suggeriti dal medico».


