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Muscoli: perché avere una buona massa muscolare fa bene

Ti ammali meno, corri un minor rischio di fratture, vivi più a lungo: uno studio appena pubblicato evidenzia i vantaggi di avere una buona massa muscolare. Da salvaguardare a qualunque età

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Avere una buona massa muscolare riduce il rischio di complicazioni e assicura ricoveri più brevi in caso di interventi chirurgici. Inoltre, garantisce una migliore qualità di vita e una maggiore longevità. Lo rivela uno studio pubblicato sulla rivista Annals of Medicine, che sostiene come il benessere dei muscoli possa incidere parecchio sulla salute generale, al punto da dover essere considerato un nuovo parametro vitale, insieme a pressione arteriosa, temperatura corporea, frequenza respiratoria e cardiaca.

«Il sistema muscolare è coinvolto in numerose funzioni dell’organismo: accelera il metabolismo basale, favorisce la metabolizzazione dello zucchero, regola la termogenesi e riduce il rischio di cadute e fratture ossee», sottolinea il professor Gianluigi Vendemiale, direttore dell’Unità operativa complessa di medicina interna e dell’invecchiamento presso l’Università di Foggia.

«È evidente che una perdita di massa muscolare, definita sarcopenia, possa ripercuotersi in diversi modi sul nostro stato di benessere. Tanto per cominciare, diminuisce la riserva energetica da cui l’organismo può attingere in caso di malattie acute, traducendosi in una minore resistenza di fronte allo stress. Questo poi apre la strada alla fragilità, una sindrome geriatrica caratterizzata dalla ridotta capacità degli anziani di adattarsi ai cambiamenti fisici e psichici, tanto da rendere sufficiente un banale episodio febbrile a innescare talvolta un drammatico declino generale».


Come restare forti

L’invecchiamento è uno dei principali fattori che favoriscono la sarcopenia. Con il passare degli anni, infatti, il muscolo subisce una serie di cambiamenti che portano a una riduzione della sua massa, ma soprattutto delle sue performance: il declino inizia già intorno ai 30 anni, diventa significativo a partire dai 40-50 per subire un’accelerazione dopo i 60-70. «Il fenomeno è favorito da diversi meccanismi neurofisiologici», riferisce Vendemiale, «come la graduale riduzione dei livelli circolanti degli ormoni sessuali o del Gh (quello della crescita) e il maggiore stato infiammatorio tipico dell’età avanzata, ma a giocare un ruolo fondamentale ci sono anche l’inattività fisica e la malnutrizione».

La buona notizia è che i danni si possono prevenire e contrastare. «È dimostrato come gli anziani che abbiano mantenuto uno stile di vita attivo non presentino il declino muscolare tipico dei coetanei sedentari che non abbiano fatto attività fisica in passato», spiega lo specialista. Dunque, mantenersi in esercizio permette non soltanto di ridurre o ritardare la perdita di massa muscolare, ma anche – entro certi limiti – di recuperare quella già persa.

«E non conta tanto il grado di intensità dell’esercizio, quanto la sua regolarità. Da recenti studi, infatti, si è visto come lunghe passeggiate, jogging e altre attività di bassa intensità praticate in modo costante, almeno 30 minuti per 4-5 volte alla settimana, abbiano un effetto paragonabile a quello di un esercizio moderato-intenso».

Per i pigri, l’importante è iniziare: basta fare una passeggiata quotidiana, preferire le scale all’ascensore, rinunciare ogni tanto all’auto per andare a piedi. «Non occorre eccedere e, soprattutto per i sedentari, è opportuno rivolgersi al medico curante per un’iniziale valutazione dello stato globale di salute».


L’alimentazione è fondamentale

Ovviamente, anche la dieta ha il suo peso. Il muscolo è un organo in continua attività, in equilibrio tra catabolismo (fase distruttiva) e anabolismo (fase costruttiva): con l’aumentare dell’età, la fase catabolica tende a prendere il sopravvento, per cui diventa fondamentale fornire all’organismo i nutrienti necessari per ricostituire le fibre muscolari.

«Un adeguato regime alimentare contiene la giusta quantità di proteine, carboidrati, grassi e micronutrienti. Tutto questo lo ritroviamo nella piramide alimentare tipica della dieta mediterranea, anche se per i più anziani può essere utile un’integrazione con aminoacidi ramificati, come leucina, isoleucina e valina, che non vengono sintetizzati dal nostro organismo. È opportuno, comunque, che tale assunzione venga valutata e consigliata dal proprio medico».


La diagnosi di sarcopenia

Prima di perdere volume, i muscoli mostrano un calo della forza (talvolta anche con molti anni di anticipo). Il Gruppo di lavoro europeo sulla sarcopenia negli anziani ha proposto come primo criterio diagnostico proprio la riduzione del vigore muscolare (definita sarcopenia probabile), condizione sufficiente per iniziare un programma di intervento terapeutico riabilitativo e nutrizionale.

La forza si valuta utilizzando un apparecchio chiamato hand grip, in grado di misurare il vigore di presa della mano. L’indagine può essere integrata con l’analisi della massa muscolare, eseguita con metodiche più o meno complesse come la risonanza magnetica, l’assorbimetria a raggi X a doppia energia o la bioimpedenziometria. Quest’ultima sfrutta la trasmissione di una corrente elettrica a bassissimo voltaggio, impercettibile dal paziente, e grazie a speciali algoritmi matematici ricostruisce la composizione corporea in termini di massa magra (rappresentata per la maggior parte da muscolo), massa grassa e acqua.


I segnali d’allarme

Debolezza, instabilità posturale: sono i principali sintomi della sarcopenia, cioè della perdita di massa muscolare. Chi ne soffre fatica a salire le scale, portare pesi, percorrere brevi tragitti.

Un problema diffuso non solo tra le persone magre, ma anche tra le obese, che corrono un maggior rischio di diabete di tipo 2, malattie cardiache e tumori.



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Articolo pubblicato nel n° 16 di Starbene in edicola dal 2 aprile 2019



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