Ginnastica Dinamica Militare Italiana: ad alta intensità sul tuo 100%

La Ginnastica Dinamica Militare Italiana è un allenamento che rivaluta gli esercizi classici della preparazione fisica, come base per il benessere e la forma. È intensa, ma per tutti, come ci racconta il suo ideatore



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Ha un passato da sportivo, da agonista, nel rugby e nell’atletica leggera, ed lì che si è formata la sua idea di cosa significa allenarsi, che è sudore, impegno, disciplina, per dare il massimo anche, ma non solo, in vista della prestazione. Poi, Matteo Sainaghi (nella foto qui sotto), per pagarsi gli studi universitari e la doppia laurea (in scienze motorie e terapia della riabilitazione), ha iniziato a lavorare come istruttore in palestra. Ed è qui che, confrontando il suo background di atleta con il fitness proposto nei corsi di gruppo e in sala pesi, ha deciso di rivoluzionare, tornando alle origini, il concetto di programma di allenamento. Ha creato un suo metodo, la Ginnastica Dinamica Militare Italiana (GDMI), che si basa completamente su esercizi a corpo libero; niente attrezzi, niente carichi a parte il peso del proprio corpo, ci si allena in gruppo, ciascuno secondo il suo personale 100%, cioè il massimo dell’impegno in base al livello di forma.

Lo abbiamo intervistato per saperne di più e Matteo ci ha risposto con il suo coinvolgente entusiasmo.


312572Da dove nasce l’idea di “tornare alle origini” della ginnastica?

«Nasce dall’incontro con quelli che considero i miei tutor, professionali e personali: Carlo Vittori, figura fondamentale dell’atletica leggera in Italia, e Mario Tagliafierro, neurologo e medico dello sport; mi hanno spinto a rivalutare il corpo libero, la base dell’attività motoria. Quando lavoravo come coach in palestra, mi capitava di vedere che il risultato estetico, la socializzazione e quel po’ di movimento che giustificava il costo dell’abbonamento prevalevano su una seria preparazione fisica. Un approccio completamente diverso dal mio.

Così, nel 2012, in un piccolo centro sportivo, sono partito con un programma a corpo libero, ad alta intensità, che ha avuto un immediato successo. Un’anticipazione di quello che sarebbe diventata la Ginnastica Dinamica Militare Italiana».


Un nome che è decisamente programmatico.

«Assolutamente: Ginnastica, ovvero l’attività fisica che sviluppa l’apparato muscolare e dà forza e agilità; Dinamica perché non sono previste pause, Militare perché rimanda a un concetto di disciplina dove il coach è la figura di riferimento, che “comanda” l’esecuzione di un esercizio e che motiva il gruppo a fare squadra, di cui ha la responsabilità.

Ho preso ispirazione dalle arti marziali, che ho praticato per un certo periodo, dal senso di rispetto che in queste discipline l’allievo mostra al maestro e ai suoi insegnamenti. Tradotto in pratica, l’idea di avere un coach che “dà istruzioni” è funzionale allo scopo di raggiungere un obiettivo condiviso e fa sì che si ottimizzino i tempi e il risultato. Per tornare a GMDI, Italiana perché nata in Italia, né più e né meno».

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Uno dei principi cardine è l’allenamento a corpo libero.

«Sì perché, vista la nostra struttura articolare, è fondamentale imparare a utilizzare il corpo in relazione alla gravità, a sfruttarla come resistenza. Ecco perché non si usano attrezzi o macchinari: annullano lo sforzo antigravitario, con un processo di adattamento muscolare che non aiuta la funzionalità fisiologica.

Inoltre le nostre articolazioni non sono adatte a sollevare pesi. Con GDMI si evitano infortuni e infiammazioni croniche; il corpo libero rende la gestione dell’allenamento più semplice, considerati la varietà di chi la pratica, l’età media va dai 25 ai 55 anni, e i gruppi di 40-60 persone».


Si segue una routine di esercizi?

«Sì, c’è un protocollo prestabilito, che è sicuramente intenso, ma ciascuno lo segue in base alla sua capacità, aumentando progressivamente forza e resistenza. A differenza del fitness, che propone programmi standardizzati, dove chi è già allenato lavora un po’ di meno e chi lo è poco mediamente di più, la Ginnastica Dinamica Militare Italiana è un allenamento fisico che prepara a correre una 10 km, così come a salire 5 rampe di scale senza avere il fiatone o a riprendere a sciare quando riparte la stagione.

L’intensità è alta ma fruibile da chiunque, perché il metodo è fondato sul principio che ognuno dà il massimo in base al proprio livello di preparazione. È importante sottolinearlo per non far passare il messaggio opposto, che sia cioè adatto solo a chi è già un atleta. Certo, puntiamo sulla prestazione, ma nell’ottica di motivare chi si allena a migliorare sempre di più».


Quindi nessun problema per i principianti o chi inizia dopo un periodo di inattività.

«Abbiamo una particolare attenzione per chi si inserisce per la prima volta nella “squadra”; monitoriamo costantemente i nuovi arrivati perché non deve mai essere uno sforzo superiore alle loro possibilità. Intanto i principianti vengono fatti posizionare davanti, sotto l’occhio dell’istruttore che interviene subito, ai primi segnali di un possibile affanno.

Questo è uno dei motivi per cui non utilizziamo la musica, perché il coach deve “sentire” le persone, in particolare il respiro. A tutela della sicurezza di chi frequenta i nostri corsi chiediamo sempre il certificato medico e curiamo attentamente la formazione degli istruttori. Tra il 2024 e il 2025 si sono allenate con noi 60 mila persone: mai un infortunio».


Hai sottolineato l’importanza della preparazione del “coach”.

312559«Quando ho aperto il secondo centro d'allenamento, mi sono reso conto della necessità: i candidati a diventare istruttori di Ginnastica Dinamica Militare Italiana si allenano direttamente con me per 6 mesi, quindi cominciano da allievi e poi, se superano la selezione, passano al corso istruttori di 3 mesi.

Devono avere quella che definisco “l’attitudine”, la capacità di “vedere” la gente che alleni, cioè di valutare il grado di preparazione fisica, di resistenza e l’approccio al raggiungimento dell’obiettivo. Chi si allena con GDMI può avere aspirazioni atletiche ma potrebbe anche farlo semplicemente per mantenersi in forma».


Com’è strutturata la lezione?

«Inizia con i primi 5 minuti di riscaldamento, a partire dal saluto di GMDI: i classici jumping jack; poi corsa sul posto, skip veloce, corsa calciata; dopodiché si lavora, circa 30 minuti, sugli arti inferiori, con esercizi combinati come affondi, squat, affondi in elevata, squat in isometria, perché la muscolatura delle gambe è fondamentale per l’allenamento.

A seguire gli esercizi per la parte alta, spalle, deltoidi e pettorali, quindi per addominali e per il dorso, per concludere con lo “spacca gambe”. Ci si allena anche tanto all’aperto. Siamo stati tra i primi a portare l’attività fisica nei parchi, nelle aree verdi grazie anche alla collaborazione con i Comuni».


Nelle classi, più donne o più uomini?

«Il 65% sono donne e abbiamo anche tantissime istruttrici. Sono più determinate, caparbie nel raggiungere l’obiettivo».



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