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Magrezza eccessiva: 7 consigli per superare il mito del fisico “pelle e ossa”

Fai in modo che il peso non diventi il filo conduttore della tua vita. Gli esperti ti spiegano come fare

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Quando il chiodo della bilancia comincia a condizionare le scelte di tutti i giorni, vuol dire che si sta sconfinando nella fissazione.

I suoi sintomi li spiega dettagliatamente la dottoressa Maria Grazia Giannini, presidente di Consult@noi (consultanoidcai.it), che riunisce 19 associazioni di tutt’Italia che si occupano di disturbi del comportamento alimentare: «Si rifiutano le occasioni sociali (si ha paura di mangiare troppo); di fare shopping non se ne parla (non ci sente abbastanza magri da entrare in una taglia piccola); si hanno continui sbalzi d’umore (basta vedere un chilo in più sulla bilancia); si tende a isolarsi (ci si crede una nullità se qualcuno ci guarda fianchi e cosce); si parla sempre e solo di chili, calorie e diete (e nessun altro argomento è abbastanza interessante per noi)».

Ce n’è abbastanza, perciò, per dire stop a questa spirale di infelicità che porta a pesarsi più volte al giorno, guardarsi in ogni specchio, misurarsi spesso fianchi, gambe e girovita. Ecco come liberarsi da questo tarlo.


1. Riorganizza i pensieri

Prendi carta e penna e annota quanto tempo spendi nel pensare a cosa mangiare, a quanto allenarti oggi, a quando ti sei pesato l’ultima volta. Il tempo che passi a preoccuparti di queste cose è sottratto ad attività piacevoli, come uscire con gli amici o progettare le vacanze. «Il rimuginio porta a un blocco totale nei pensieri e nelle azioni», dice la dottoressa Giannini. «Ricomincia a domandarti cosa ti piacerebbe fare e “riempi” i momenti prima dedicati al controllo del peso con altre occupazioni».


2. Sostituisci il diario alla bilancia

Per ridare valore alla tua dimensione interiore, ogni volta che ti viene voglia di salire sulla bilancia prendi in mano il diario e scrivi emozioni, paure, sensazioni del momento. È da qui che si parte per cambiare il modo di vedersi e il rapporto con se stessi.


3. Non smettere di pesarti

«Finiresti per usare le taglie dei vestiti per controllare il peso», ribadisce il dottor Emanuel Mian, psicologo e psicoterapeuta esperto in disturbi del comportamento alimentare, responsabile scientifico di Emotifood (emotifood. it). «La bilancia va usata come un termometro: lo useresti 3 volte al giorno? Daresti “peso” alla temperatura del tuo corpo? No. La frequenza giusta per pesarsi? Non più di una volta alla settimana, l’ideale è ogni 10-15 giorni».


4. Guarda oltre l’aspetto esteriore

Se vedi il tuo aspetto fisico come l’unico motivo per uscire, farti vedere, essere apprezzato, tralasci il resto, cioè la cultura del cuore e dell’anima. Ma se non la coltivi, dedicandoti a hobby, passioni, amicizie non migliori come individuo, anche se sei magro. In fondo, le persone intorno a te si ricordano di come le fai stare, non di come appari.


5. Non considerare il corpo un numero

«Ridurre la forma fisica a una cifra sulla bilancia è un’operazione immediata, certo», dice ancora Mian. «Ma è una convizione errata in quanto un numero non tiene conto della forma e (dell’età) di quel corpo. Soprattutto, non dice nulla rispetto alla persona che quel corpo lo porta in giro. Si può essere magrissimi, ma anche un disastro nei rapporti con gli altri o nel progettare il proprio futuro. «Più forte è il senso di inadeguatezza che si avverte quando non si sta bene nella propria pelle, più sale l’ansia. E questo va di pari passo con l’uso eccessivo di specchio e bilancia».


6. Riconosci i tuoi problemi

«La mania del peso è un problema di comunicazione con se stessi e gli altri: riconoscere i propri bisogni è un punto imprescindibile, per superarlo», consiglia l’esperto. «Impara, quindi, ad ascoltarti sfruttando tecniche di mindfulness e di mindful eating, magari con l’ausilio di audiolibri o filmati su YouTube che aiutano a gestire l’ansia».


7. Vai dallo specialista

Quando l’ansia rispetto alla bilancia condiziona tutta la vita, è bene rivolgersi a centri specializzati in disturbi del comportamento alimentare. «È fondamentale che l’approccio sia multidisciplinare, cioè che coinvolga sia uno psicoterapeuta sia un nutrizionista, che valuti la composizione corporea e il metabolismo basale», conclude il dottor Mian. «Diffida da chi basa la terapia solo sulla gestione del peso e non aiuta a monitorare ciò che avviene ogni giorno nella vita della persona in lotta contro cibo, corpo ed emozioni».



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Articolo pubblicato sul n. 36 di Starbene in edicola dal 21/8/2018

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