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Sessualità fluida: che cos’è e quali consigli per i genitori

I ragazzi rivendicano la libertà sessuale (sessualità fluida) contro l’eterosessualità “standard”. E se avessero paura di scegliere? Un’esperta spiega il fenomeno

Photo by Jacopo M. Raule/Getty Images



Dal re del trasformismo Achille Lauro ai no gender Måneskin, per citare i più famosi, la sessualità degli adolescenti è sempre più fluida. Nessun genere di preferenza, nessuna scelta, nessuna etichetta. A dire il vero le etichette ci sono eccome: oltre agli eterosessuali, la sigla LGBTQIA+ la dice lunga: l’acronimo che fino a qualche anno fa indicava solo 4 preferenze (lesbiche, gay, bisessuali e transgender) ora si è ampliato con altre lettere: la Q che sta per Queer (persone che non si riconoscono in nessuna scelta di genere), la I che sta per Intersex (individui con caratteri sessuali come genitali, gonadi, marker genetici, ormoni, organi riproduttivi e aspetto somatico che non rientrano nel sistema binario maschio-femmina), la A che sta per asessuati (ovvero per chi non prova attrazione per nessun genere) e infine il segno +, che comprende tutti gli orientamenti che non rientrano nelle precedenti definizioni. 

Insomma, orientarsi non è sempre facile. Per fare chiarezza, abbiamo chiesto di spiegarci da dove viene il fenomeno della sessualità fluida e come affrontarlo in modo equilibrato con i nostri figli alla psicoterapeuta Laura Fortunati: esperta in sessuologia e terapia di coppia, svolge la sua attività presso lo studio Psi-co, integrando psicoterapia, EMDR e Mindfulness, occupandosi principalmente di disturbi sessuali e post-traumatici, ansia e disturbi di personalità.


Perché i ragazzi hanno così bisogno di sigle per definire la loro identità sessuale?

Sembra un paradosso ma tutte queste etichette in realtà rivelano una grande paura della libertà. In una società che ha apparentemente già sdoganato tutto, il modo di sentirsi liberi viene messo in pratica attraverso la costruzione di un canone. Nel ‘68, quando si predicava l’amore libero, lo si faceva e basta: non era necessario rientrare in una categoria, o appunto, in un’etichetta che sancisce una noncategoria. Questo bisogno di darsi un “nome” in realtà nasconde una grande insicurezza: la paura di non essere in grado di gestire la libertà, prima di tutto. Trasgredire è faticoso: implica assumersi dei rischi. Cresciuti all’ombra dei genitori, la responsabilità di scegliere chi mi piace (e quindi, di conseguenza, chi sono) può essere una decisione ansiogena. In secondo luogo c’è il timore di mostrarsi: sotto l’ombrello di un'etichetta in cui si diventa gruppo, si passa dall’Io al Noi, è più facile essere visti, riconosciuti e accettati.


“Stare con” è diventato più importante di “Io sono questo”?

Certamente. In una società in cui le istituzioni, la scuola, la famiglia hanno perso autorevolezza ed è venuto meno anche il loro ruolo “contenitivo”, tutta l’attenzione ricade sulle relazioni. È come se il mondo si fosse ristretto sulla responsabilità individuale e sulla relazione di coppia: molto più che in passato, è lì che si cercano sicurezza e identificazione, lì ci si struttura. Ed è anche il luogo in cui si fa più fatica a scegliere perché è investito di un’importanza che non aveva precedentemente, al di là dell’appartenenza sessuale. Ed è proprio da qui che parte il rifiuto dei ragazzi a “riconoscersi in due”, di qualunque genere sia la coppia. La fluidità sessuale potrebbe essere un corollario di questo fenomeno. È come se si sentissero obbligati a definirsi, e in qualche modo a crescere. Non si sentono pronti: è più facile rimanere in un limbo, come quando erano piccoli, dove si resta bambini e basta.

In genere, in quale fase evolutiva si decide l’orientamento sessuale di un individuo?

L’identità sessuale inizia a formarsi durante la pre-pubertà, tra i 10 e i 12 anni, e continua durante l’adolescenza. Diciamo che gli ultimi studi di neuropsicologia fanno iniziare questo periodo verso i 12 anni e lo fanno concludere a 24 anni, che è il momento in cui il nostro sistema nervoso ha raggiunto il suo completo sviluppo. La preferenza sessuale avviene durante questo lungo lasso di tempo, con i relativi cambiamenti ormonali e neurologici, per cui è molto soggettivo, e difficile, offrire un’indicazione precisa. Dipende molto dalla persona, dalla famiglia e dall’ambiente in cui cresce.


Il Covid può aver accentuato la confusione di genere?

Sicuramente la pandemia è stata un detonatore di disagio e può aver causato ripercussioni importanti sulla stabilità emotiva dei ragazzi. Mai come ora, purtroppo, sappiamo che le neuropsichiatrie infantili traboccano di adolescenti con tendenze suicidarie, dipendenze, disturbi alimentari, gravi forme di depressione. Ma tralasciando i casi più gravi, vediamo che in generale nei ragazzi è in atto un fenomeno di regressione. In questo clima di isolamento e sospensione, anche la scelta di una precisa identità sessuale può essere diventata causa di insicurezza, timore, paura di affrontare la relazione con l'altro. In questo periodo così particolare, è necessario che i genitori non si allarmino eccessivamente per i comportamenti “fuori dal coro” dei propri figli. La provocazione, la sperimentazione, la curiosità sono caratteristiche proprie di questa età, a maggior ragione dopo il lungo isolamento sociale che i ragazzi hanno sopportato chiusi in casa. Come ho già detto, la strada verso la maturazione sessuale è lunga, accidentata e occorre non diventare preda di facili allarmismi. Ci sono invece segnali da non sottovalutare: a volte il non riuscire a capire chi ci piace dimostra una grande vulnerabilità emotiva, non ci si sente all’altezza di essere “adeguati” per una femmina, o per un maschio o per entrambi e si sceglie l’evitamento. Si può allora cercare la via del dialogo, ma senza diventare pressanti o invadenti. Se poi l'atteggiamento evitante verso il mondo diventa isolamento, apatia, mancanza di progettualità, occorre drizzare le antenne e chiedere aiuto agli addetti ai lavori.


Niente sensi di colpa

Essere genitori di un figlio con una sessualità fluida non è facile. «La prima domanda che ci si pone è: ho sbagliato?», afferma Greta Riboli, psicologa e docente di Psicologia alla Sigmund Freud University a Milano. «Ma è un approccio sbagliato, che porta solo a un blocco nel dialogo tra generazioni. L’adolescenza è la fase dell’esplorazione: oggi la fluidità sessuale ha un’eco mediatica importante, ed è impensabile tenere i propri figli lontani da questo fenomeno. È necessario allora accettare con rispetto questa ricerca di sé, evitando inutili colpevolizzazioni verso noi stessi e i ragazzi. Nell’adolescenza la fluttuazione nell'attrazione affettivo-sessuale è normale: è meglio osservare invece di giudicare». 


Articolo pubblicato sul n. 10 di Starbene in edicola e sulla app dal 14 settembre 2021

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