La lezione di Zanardi: come si costruisce la forza per reagire ai traumi
Dall’esempio del campione Alex Zanardi alle neuroscienze: scopri come la forza di volontà non sia solo un dono innato, ma una capacità da allenare con costanza per reagire a imprevisti e avversità

Con la consulenza dello psicologo Gianluca Castelnuovo, professore ordinario presso la Facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica di Milano
Un modello di coraggio, forza di volontà, resilienza. È questo in sintesi il ritratto delineato in questi giorni di Alex Zanardi, ex pilota di Formula 1 e campione-simbolo del paralimpismo, deceduto a 59 anni.
Dopo l'incidente automobilistico del 2001 a causa del quale aveva subito l'amputazione delle gambe, si era dedicato al paraciclismo vincendo quattro ori e due argenti ai Giochi di Londra 2012 e Rio 2016. Nel 2020 un altro tragico incidente, uno scontro con un camion mentre in hand bike partecipava, sulle strade del senese, a una gara di beneficenza da lui organizzata.
Da quel momento un lungo calvario fino, dopo una serie di complicanze, alla morte. Ma in questi anni Zanardi ha mostrato una capacità di contrasto alle tragedie che la vita gli ha riservato, fuori dal comune. Una frase esprime meglio di tante parole, lo spirito combattivo di quest’uomo: «Quando mi sono svegliato senza gambe, ho guardato la metà che era rimasta, non quella che era andata persa», disse.
È da lì che Zanardi ha iniziato a costruire la sua seconda vita: non guardando a ciò che ha perso, ma a quello che può ancora diventare. «La mia Olimpiade ho cominciato a vincerla nel letto d’ospedale, quando non ho perso tempo a chiedermi "perché a me?’", ma ho iniziato a pensare: con quello che mi è rimasto cosa posso fare? Mi ha aiutato il mio essere curioso».
Modello di forza di volontà
La forza di volontà rappresenta in psicologia uno dei pilastri fondamentali della resilienza e dell’autoregolazione. E non si tratta solo di resistere alla tentazione di un dolce o di finire un lavoro noioso. Quando parliamo di "capacità di reagire ai drammi della vita", si intende la forza di mantenere l'integrità del proprio Io di fronte allo schianto dell’imprevisto, del lutto o del fallimento.
Di fronte a un dramma, la forza di volontà agisce come un timoniere durante una tempesta. Non può fermare il mare in burrasca, ma impedisce alla nave di andare alla deriva.
Innata o costruita? Il dibattito tra genetica e apprendimento
Questa è la domanda cruciale: nasciamo con un "kit di sopravvivenza" già stabilito o possiamo forgiare la nostra determinazione? La risposta moderna della psicologia e delle neuroscienze è confortante: la forza di volontà è una capacità dinamica.
La componente innata, il temperamento: esiste indubbiamente una base biologica. Alcuni individui nascono con un sistema nervoso meno reattivo allo stress o con una maggiore densità di recettori della dopamina nella corteccia prefrontale, l'area del cervello responsabile del controllo degli impulsi. Studi sui gemelli suggeriscono che circa il 30-50% della nostra capacità di autoregolazione possa avere radici genetiche.
Il muscolo della mente: tuttavia il restante 50-70% è frutto dell’interazione con l’ambiente. Qui entra in gioco la neuroplasticità: il cervello cambia forma e connessioni in base alle nostre esperienze e ai nostri sforzi consapevoli.
Come un muscolo, la forza di volontà si stanca se sovrautilizzata nel breve termine (un fenomeno chiamato "ego depletion"), ma si rinforza drasticamente se allenata con costanza nel lungo termine.
Come si costruisce la capacità di reagire ai drammi
Se la forza di volontà può essere costruita, come si fa quando la vita ci mette in ginocchio? La psicologia suggerisce alcune strategie fondamentali:
- Il Reframing Cognitivo (ristrutturazione): cambiare la narrazione dell'evento. Invece di chiedersi "Perché è successo a me?", la volontà si esercita chiedendosi "Cosa posso fare con ciò che è successo?”. Che è poi quanto Zanardi diceva sempre.
- Micro-obiettivi: Di fronte a un grande dramma, la volontà collassa se guarda al futuro lontano. Si costruisce, invece, stabilendo obiettivi minuscoli (alzarsi dal letto, curare l'igiene, fare una passeggiata). Ogni piccolo successo invia un segnale di competenza al cervello.
- La gestione dello stress: la mindfulness o la meditazione non sono solo "relax", ma veri allenamenti per la corteccia prefrontale, che impara a osservare l'emozione negativa senza farsi travolgere.
- L'esposizione graduale: affrontare piccole difficoltà quotidiane prepara la mente a gestire urti più grandi.
La forza di volontà non è solitudine
Un errore comune è pensare che la volontà sia un atto solitario. Al contrario, la psicologia della resilienza insegna che la capacità di reagire ai drammi è potenziata dal supporto sociale. Chiedere aiuto significa riconoscere i propri limiti e utilizzare ogni risorsa disponibile per la risalita.
In conclusione, sebbene alcuni possano avere una predisposizione naturale alla calma e alla determinazione, la forza di volontà è in gran parte una competenza acquisita. Non è un dono divino riservato a pochi eroi, ma un potenziale presente in ogni essere umano, che attende di essere coltivato attraverso l'abitudine, la pazienza e la consapevolezza di sé. Anche dopo il dramma più buio, la volontà è ciò che ci permette di raccogliere i frammenti e costruire qualcosa di nuovo, spesso più forte di prima.
Anche la forza di volontà va allenata
«La forza di volontà si può allenare, nel senso che non è innata. Ci può essere una componente genetica ma è soprattutto frutto di un allenamento», afferma lo psicologo Gianluca Castelnuovo, professore ordinario presso la Facoltà di Psicologia dell’Università Cattolica di Milano. «Già nei bambini si vede una differenza tra chi riesce a resistere alle tentazioni e chi invece è disposto ai sacrifici per avere un obiettivo più ambizioso».
L'esperto riferisce di un esperimento fatto negli Stati Uniti sui marshmallow. «Ai bambini veniva detto che potevano mangiarne uno subito o aspettare, facendo una cosa noiosa, e dopo ne avrebbero avuti due. La maggior parte dei bambini che non sanno controllare gli impulsi, prendono subito la caramella singola mentre alcuni hanno già la tendenza a fare un sacrificio nella prospettiva di una gratificazione futura».
Castelnuovo sottolinea che «Zanardi è un esempio non solo di fare qualcosa dopo gli infortuni ma di farlo con grande costanza. Si è allenato tanto con enorme sacrificio anche a fronte di risultati immediati non grandiosi. Non è che è passato dall’incidente a vincere la medaglia nell’arco di poco tempo. Si sarà dato degli obiettivi intermedi, avrà lavorato per avere un sogno a lungo termine ma è riuscito a portare avanti questa combinazione. È una grande dimostrazione di come si possa rinascere e vivere una seconda vita, lavorando sulle risorse e non sui limiti. Zanardi ha saputo sfruttare le risorse che gli erano rimaste dopo gli incidenti. Ad esempio, nell’handbike usava la forza che aveva nelle braccia, valorizzando il suo punto di forza».
Perché i social indeboliscono
Quanto vale la componente genetica? «Tutte le nostre capacità hanno una componente genetica però la genetica va sfruttata e valorizzata altrimenti si perde», afferma Castelnuovo. «Ci deve essere una grande attivazione nella vita delle capacità innate. Poiché nessuno può misurare la predisposizione genetica, il rischio è di un dato poco significativo. L’allenamento, la determinazione sono nel nostro potere di controllo».
Lo psicologo rileva poi che «i social indeboliscono la forza di volontà che richiede anche disciplina, allenamento, mentre questa tecnologia dà soddisfazione a breve termine senza alcuno sforzo. Il rischio è che oggi le persone si abituino a ottenere subito una soddisfazione senza alcuno sforzo o impegno. La disciplina oggi si è persa perché si sono perse le regole che erano proprie della scuola di un tempo.
Ambienti dove si possa imparare la disciplina come negli scout, per i ragazzi, sono importanti, perché si acquisisce l’importanza delle regole, del rispetto della libertà dell’altro e si lavora su valori che non è la serata di baldoria, ma è un piacere che va oltre. Il piacere passeggero della tecnologia è qualcosa che appaga nell’immediato ma svanisce subito».
Si può allenare il cervello a non arrendersi
Una ricerca condotta dallo psicologo Roy Baumeister sostiene che la forza di volontà vada di pari passo con i livelli di energia: il che ci aiuta a capire perché essa si “consumi” con il passare delle ore. Questo spiega come mai chi riesce a seguire una dieta ferrea per tutto il giorno poi, a sera, cede alla tentazione di un dolce. Se la forza di volontà si indebolisce con il passare delle ore, diventa importante non forzarla oltre il dovuto.
Martin Seligman, padre della psicologia positiva, autore di bestseller, ha sviluppato il concetto di "appresa impotenza" e successivamente quello di resilienza. Le sue ricerche si concentrano su come le persone possano sviluppare un atteggiamento mentale (ottimismo appreso) per rialzarsi dopo traumi fisici o avversità. Seligman, nel libro Imparare l’ottimismo, dice che si può allenare il cervello a neutralizzare l'abitudine di pensare "mi arrendo", a migliorare l'umore e lo stato del sistema immunitario e ad aiutare i nostri figli, fin da piccoli, ad utilizzare quelle modalità di pensiero che incoraggiano l’ottimismo.
