Riesci a perdonare? Ecco perché è una medicina anti-stress

Perdonare riduce lo stress e aiuta la pressione: scopri cosa succede nel corpo e come iniziare a farlo anche tu con esercizi pratici e il metodo REACH



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Con la consulenza della dottoressa Laura Pirotta, psicologa del benessere e della crescita personale

C’è chi lo vive come un gesto quasi impossibile, chi lo confonde con una resa e chi, invece, lo scopre col tempo, come una forma di liberazione autentica. Ma cosa rappresenta davvero il perdono per noi oggi? Spesso viene raccontato in chiave morale o relazionale, ma sempre più ricerche scientifiche lo osservano da unaltra prospettiva: quella del benessere fisico e mentale e del suo impatto concreto sulla qualità della vita.

Tra gli effetti più interessanti c’è un dato che riguarda da vicino la nostra salute quotidiana: perdonare può contribuire a ridurre lo stress e, indirettamente, influire anche sulla pressione arteriosa, favorendo una regolazione più armonica del sistema nervoso.

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Ne abbiamo parlato con la dottoressa Laura Pirotta (nella foto a lato), psicologa del benessere e della crescita personale. 

Quando il rancore pesa sul corpo

Trattenere rabbia, risentimento e pensieri legati a unoffesa subita non è solo unesperienza emotiva: è anche una condizione fisiologica. Il corpo reagisce come se fosse costantemente in allerta: aumentano i livelli di stress, si attivano ormoni come il cortisolo e il sistema cardiovascolare resta in una sorta di tensione prolungata”.

In questa condizione, «la frequenza cardiaca tende ad accelerare, i vasi sanguigni si contraggono e la pressione può salire temporaneamente. Se questo stato si prolunga nel tempo, l’organismo fatica a tornare a una condizione di equilibrio, con un impatto che può diventare significativo sul piano della salute», dice l'esperta. 

Alcune ricerche in ambito psicofisiologico lo confermano: gli studi della psicologa Charlotte vanOyen Witvliet hanno mostrato che ripensare a un’offesa può aumentare parametri come la frequenza cardiaca e la tensione muscolare, mentre il perdono favorisce uno stato di maggiore rilassamento e una risposta fisiologica più regolata.

Cosa fare subito per allentare la tensione

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Quando il perdono è ancora lontano, per allentare la tensione puoi iniziare a lavorare sul corpo. Bastano pochi minuti per ridurre lo stato di allerta e abbassare la tensione accumulata.

Respirazione profonda (5 minuti) 

Inspira lentamente dal naso contando fino a 4, lascia espandere l’addome, poi espira dalla bocca contando fino a 6. Ripetere per alcuni minuti mantenendo un ritmo regolare: aiuta a rallentare il battito e a calmare il sistema nervoso.

Rilascio delle spalle (2-3 minuti)

Porta le spalle verso le orecchie mentre inspiri, mantieni la posizione per 2 secondi, poi rilasciale completamente espirando. Ripetere 8-10 volte: è un modo semplice per sciogliere la tensione muscolare legata allo stress.

Mobilità del collo (2 minuti)

Inclina lentamente la testa verso una spalla, mantieni per 10 secondi, poi cambia lato. Completa con piccoli movimenti circolari, lenti e controllati. Questo aiuta a ridurre la rigidità che spesso accompagna stati di tensione emotiva.


Il perdono come interruttore” dello stress

È importante chiarire che perdonare non significa giustificare ciò che è accaduto, né dimenticare. Significa piuttosto interrompere il circuito mentale ed emotivo che continua a riattivare il dolore, spesso in modo automatico e ripetitivo.

In termini psicologici, «è come spostare lattenzione da una risposta di attacco o difesa a una condizione di maggiore equilibrio interno», spiega la dottoressa Pirotta.

Questo cambiamento agisce profondamente sia sulla mente, sia sul corpo: quando si riduce lattivazione legata allo stress, anche il sistema nervoso tende a riequilibrarsi, favorendo uno stato di maggiore calma più stabile e duraturo.


Cosa emerge dagli studi scientifici

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La relazione tra perdono e benessere psicofisico è stata esplorata in diversi ambiti della ricerca psicologica e neuroscientifica. In particolare, alcuni studi hanno osservato cosa accade quando le persone vengono accompagnate in percorsi strutturati che aiutano a rielaborare esperienze di offesa o conflitto.

Tra i principali studiosi del tema c’è lo psicologo americano Everett Worthington, che ha sviluppato programmi specifici per allenare il perdono e ridurre limpatto dello stress emotivo

I risultati indicano che questo tipo di percorso può favorire un miglior equilibrio emotivo, con una riduzione progressiva di stati come ansia e umore depresso, insieme a una maggiore percezione di benessere generale e senso del controllo interno.

Anche istituzioni come la Mayo Clinic e l’American Psychological Association sottolineano come il perdono sia associato a livelli più bassi di stress, a una migliore qualità della vita e a relazioni più sane e funzionali.

Ma si può davvero imparare a perdonare? Come? 

Il perdono non è sempre immediato, né spontaneo: spesso è un processo che richiede tempo e consapevolezza. Per questo alcuni approcci psicologici lo considerano una competenza sviluppabile, più che una semplice reazione emotiva.

Non esiste un modo giusto o un tempo preciso per perdonare, ma si può iniziare con piccoli passi ispirati al modello REACH, sviluppato dallo psicologo Everett Worthington.

1. Metti a fuoco lepisodio

Prendi qualche minuto per ripensare a ciò che è successo e prova a descriverlo per iscritto, attenendoti ai fatti. Questo aiuta a fare chiarezza e a non lasciare che siano solo le emozioni a guidare il ricordo.

2. Riconosci quello che provi

Dai un nome alle emozioni: rabbia, delusione, tristezza. Riconoscerle è il primo passo per non restarne intrappolati.

3. Cambia prospettiva (senza giustificare)

Prova a chiederti quali fattori possano aver influenzato il comportamento dellaltra persona. Non serve assolverla, ma aprire uno spazio mentale meno rigido.


4. Fai una scelta consapevole

Decidi, anche simbolicamente, di non voler più alimentare il rancore. Puoi scriverlo in una frase o in una lettera (anche senza spedirla).

5. Allenati nel tempo

Se il pensiero torna, è normale. Lesercizio sta proprio nel riconoscerlo e scegliere di non riattivare ogni volta la stessa reazione emotiva.

Più che un atto unico, il perdono viene quindi visto quindi come un processo che si consolida nel tempo, attraverso una diversa gestione dei pensieri e delle emozioni legate alloffesa subita.


Il capitolo più difficile: perdonare sé stessi

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Se perdonare gli altri è complesso, perdonare sé stessi può esserlo ancora di più. Molte persone restano intrappolate in una forma di autocritica continua, spesso invisibile ma profondamente logorante, che alimenta tensione interna e senso di inadeguatezza.

Imparare a riconoscere i propri errori senza trasformarli in una condanna permanente è un passaggio chiave non solo per il benessere emotivo, ma anche per quello fisico. Ridurre il giudizio verso sé stessi significa, di fatto, ridurre una fonte costante di attivazione dello stress.

«Il perdono non è una bacchetta magica né una soluzione immediata. È un processo, spesso graduale, che coinvolge mente e corpo. Ma ciò che la ricerca suggerisce con sempre maggiore chiarezza è che lasciare andare il rancore non è solo un gesto interiore: è anche una forma concreta di cura». 

In unepoca in cui lo stress è uno dei principali fattori di rischio per la salute cardiovascolare, imparare a perdonare può diventare una strategia di prevenzione tanto semplice quanto potente. E profondamente trasformativa.


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