Lapsus freudiani: perché a volte la mente sbaglia

Piccoli scivoloni linguistici o gestuali possono raccontare molto di noi: rivelano desideri, tensioni ed emozioni che restano nascoste alla coscienza. Osservarli con curiosità e senza giudizio ci aiuta a conoscerci meglio, comprendere il nostro mondo interiore e imparare a gestire ansia, stress e conflitti quotidiani



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Quante volte vi è capitato di dire una parola sbagliata nel momento meno opportuno? O di confondere due nomi senza motivo apparente, magari proprio davanti a qualcuno di importante? A prima vista sembrano semplici errori, distrazioni o incidenti della memoria, mentre questi piccoli “scivoloni” della mente raccontano storie molto più interessanti. Sono i cosiddetti lapsus freudiani, quei momenti in cui il nostro inconscio – quella parte della mente che normalmente resta nascosta sotto la superficie – riesce a farsi sentire attraverso le parole o i gesti, come un ospite silenzioso che si intrufola nella conversazione.

Cosa sono i lapsus freudiani

«Il lapsus freudiano non è un errore qualsiasi e, contrariamente a quello che potremmo pensare, non capita mai del tutto per caso», racconta Paola Fumagalli, psicologa e psicoterapeuta a Bernareggio, in provincia di Monza e Brianza. «Il grande psicoanalista Sigmund Freud ne parlava in modo approfondito nella sua opera Psicopatologia della vita quotidiana, un titolo che già di per sé ci dice qualcosa: stiamo parlando di episodi che fanno parte della vita di tutti i giorni, piccoli momenti in cui la mente ci sorprende».

Freud li chiamava “atti mancati”: parole sbagliate, dimenticanze o gesti che sembrano errori banali, ma che in realtà nascondono qualcosa di più profondo. «In superficie sembrano inciampi senza importanza», ammette l’esperta. «Ma se guardiamo meglio, dietro c’è spesso un pensiero o un desiderio che il nostro inconscio non riesce a tenere nascosto e che prova a emergere, mascherato da errore».

È un po’ come se l’inconscio trovasse una scorciatoia per farsi sentire, usando un piccolo inganno. Freud racconta il caso di una persona che, nell’avviare una riunione, avrebbe dovuto dire “dichiaro aperta la seduta”, ma per errore esclama “dichiaro chiusa la seduta”. Non si tratta di un semplice scivolone linguistico: «Quella parola tradisce un pensiero nascosto, un desiderio di evitare l’incontro, di chiuderlo prima ancora di affrontarlo», ammette Fumagalli. «In altre parole, il lapsus è il modo in cui la mente comunica qualcosa che, consciamente, non vuole ammettere».

Quali sono le cause dei lapsus freudiani

I lapsus funzionano un po’ come finestre sul nostro mondo interiore: ci mostrano tensioni nascoste tra ciò che vogliamo dire o fare e ciò che, più in profondità, la nostra mente vorrebbe comunicare. Non significa, però, che ogni errore nasconda un messaggio profondo. «Stanchezza, distrazioni o stress quotidiano possono facilitare la comparsa di un lapsus, ma non ne sono la causa principale», indica Fumagalli. «Il vero protagonista resta sempre l’inconscio, che a volte si fa notare tra le pieghe del pensiero cosciente».

Non tutti gli errori linguistici sono lapsus freudiani. Confondere una parola con un’altra può succedere semplicemente perché siamo distratti, impegnati in più attività contemporaneamente, o perché la memoria ci gioca qualche scherzo, come quando dimentichiamo un termine straniero che usiamo di rado. Ma se l’errore riguarda parole che conosciamo bene e avviene in un momento di tensione o attenzione intensa, allora potrebbe nascondere un piccolo messaggio dell’inconscio.

«I lapsus non riguardano solo le parole», tiene a precisare l’esperta. «Anche le azioni possono tradire la mente: chiudere la porta invece di aprirla, dimenticare un appuntamento, scambiare due oggetti o compiere un movimento inaspettato sono segnali che il cervello, in modo inconsapevole, sta comunicando qualcosa che la coscienza ancora non riesce a comprendere. Come un iceberg, la parte visibile della mente è piccola rispetto a ciò che agisce sott’acqua. In questo senso i lapsus, come i sogni, ci permettono di osservare frammenti di questo mondo sommerso».

Quando possono nascondere una patologia

I lapsus possono capitare a chiunque e, nella maggior parte dei casi, non hanno nulla di preoccupante. «Tutti, prima o poi, confondiamo un nome, dimentichiamo un appuntamento o diciamo una parola diversa da quella che avevamo in mente», ammette Fumagalli.

Solo quando gli errori diventano frequenti o iniziano a interferire con la vita quotidiana può essere utile approfondire. «Per esempio, dimenticare regolarmente impegni importanti, non riuscire a trovare parole comuni durante una conversazione o confondere costantemente nomi e volti familiari potrebbe richiedere una valutazione più attenta», raccomanda l’esperta. «In questi casi, potrebbero emergere problemi neurologici o altre condizioni che meritano attenzione».

Al contrario, un lapsus occasionale rimane quasi sempre un episodio normale: dimostra che non possiamo controllare tutto ciò che diciamo o facciamo e che la mente ha una parte autonoma e inconscia che lavora costantemente. «La differenza tra normalità e patologia è più quantitativa che qualitativa», specifica l’esperta. «Tutti facciamo errori, ma se diventano persistenti o iniziano a influire concretamente sulla vita di tutti i giorni, allora diventa importante prestare attenzione e, se necessario, rivolgersi a un professionista».

Sfruttiamoli per conoscerci meglio

Osservare i propri lapsus con curiosità può diventare un piccolo esercizio di introspezione. Quelle parole scambiate, quelle dimenticanze o quei gesti fuori posto possono essere segnali sottili del nostro rapporto con lo stress, le emozioni e i conflitti interiori. «Ad esempio, dimenticare un appuntamento può riflettere, in modo inconsapevole, una resistenza a quel compito o una difficoltà a gestire l’impegno», suggerisce Fumagalli. «Allo stesso modo, rompere accidentalmente qualcosa che ci è stato regalato da una persona che non ci è particolarmente simpatica può rivelare, in modo sottile, sentimenti che la coscienza non ammette apertamente».

Ma i lapsus possono anche offrirci indizi più sottili: forse ci accorgiamo di avere pregiudizi che ignoriamo oppure piccoli desideri, paure o tensioni accumulate. Possono indicare come reagiamo davanti a certe situazioni o persone, mostrando schemi ripetitivi nei nostri comportamenti o nelle nostre parole. Chi impara a osservarli senza giudicarsi scopre non solo parti nascoste della propria mente, ma anche meccanismi inconsci che influenzano il modo in cui ci relazioniamo con gli altri.

Chi ha una buona consapevolezza dei propri stati interiori tende a sperimentare meno lapsus, non perché siano completamente evitabili, ma perché i conflitti tra ciò che vogliamo dire e ciò che l’inconscio spinge a dire si riducono. Inoltre, questo esercizio di osservazione rafforza l’empatia verso se stessi e verso gli altri: capire i propri piccoli errori ci aiuta a tollerare meglio quelli altrui e a leggere la vita quotidiana con maggiore leggerezza.

Come ridurre i lapsus freudiani

Accettare che non possiamo controllare tutto è il primo passo per ridurre la frequenza dei lapsus. Non esistono strategie miracolose: nemmeno chi è sereno e tranquillo nella vita è completamente immune agli errori. Tuttavia, più siamo a contatto con le nostre emozioni – ansia, frustrazione, stanchezza – e più le accettiamo come parte di noi, meno la mente crea conflitti che si manifestano attraverso piccoli incidenti linguistici o comportamentali.

«Oggigiorno i lapsus possono comparire in contesti moderni: sbagliare un like sui social, scrivere per distrazione una parola diversa in chat, confondere nomi in un messaggio», conclude Fumagalli. «L’approccio migliore è osservare ciò che succede con curiosità, senza drammatizzare, e comprendere cosa quel piccolo errore potrebbe rivelare sul nostro mondo interiore. Per chi tende alla perfezione, al contrario, il desiderio di controllo può aumentare la frequenza dei lapsus: più si combattono le emozioni, più esse trovano il modo per emergere».


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