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Conversare e ascoltare gli altri è uno scambio di benessere

Non si tratta semplicemente di chiacchierare, ma di dialogare. Entrando davvero in relazione con chi sta davanti a noi

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Risposte brevi, affermazioni monosillabiche, per passare subito a un altro argomento, veleggiando sulla superficie dei fatti e delle nostre stesse affermazioni. In una parola, chiacchiere. Non ci sarebbe niente di male, a volte un po’ di leggerezza si addice a certe situazioni.

Ma il problema è che questa sembra ormai la modalità più praticata, tanto che sta trasformando gradualmente ma inesorabilmente anche la qualità delle relazioni. Facciamoci caso. Quando è l’ultima volta che ci siamo seduti accanto a un amico, a un parente, a un conoscente e, occhi negli occhi, abbiamo avuto una vera conversazione, emotivamente gratificante, creativa e formativa?

Prima di rispondere, facciamo luce sui termini. «Chiacchierare e conversare sono due parole che suggeriscono sensi molto diversi. La prima indica chiaramente un momento di disimpegno, si parla di tutto un po’ per non parlare di niente. La seconda dà l’idea di un dialogo vero, rispettoso dei turni di parola, di uno scambio interessante e produttivo», spiega il linguista Massimo Arcangeli, autore insieme a Edoardo Boncinelli del libro Le magnifiche 100 – Dizionario delle parole immateriali (Bollati Boringhieri, 20 €).


È curiosità ed empatia

Argomentare e ascoltare purtroppo oggi sono attitudini a rischio di estinzione. «La nostra civiltà, vittima di una semplificazione coatta, sta rinunciando a parlare», conferma Arcangeli. «Stiamo perdendo buona parte del nostro lessico colto e con esso anche i pensieri, le sfumature, le gradazioni di significato, i concetti. Per questo conversare diventa sempre più faticoso». Ma non solo.

Abbiamo sempre meno strumenti per condurre una reale conversazione perché si è involuta anche la percezione psicologica che abbiamo del rapporto con gli altri. «I ritmi accelerati di vita e il sovraccarico di informazioni che arrivano da ogni parte ci rendono sempre più isolati e sempre meno interessati a chi abbiamo davanti», interviene Giuseppe Falco, antropologo, coach formatore esperto di comunicazione positiva e autore del saggio Comunicare bene, vivere meglio. Trappole e segreti della comunicazione interpersonale (Edizioni San Paolo, 12 €). «Non abbiamo voglia di capire ed esplorare i mondi sconosciuti che si nascondono dietro una persona, non vogliamo scoprire quello che fa e quello che pensa, non ci sforziamo di trovare un terreno comune».


È nutrimento dell’anima

I rischi di questa deriva non sono di poco conto. «Rinunciare al dialogo impoverisce le nostre relazioni, e anche noi stessi», prosegue il dottor Falco. «La nostra identità, infatti, cresce e si forma soprattutto attraverso il confronto. E anche i nostri rapporti hanno bisogno di quel nutrimento che deriva dall’aver scambiato idee, emozioni, punti di vista».

Per restituire importanza all’arte della conversazione e costruire un dialogo ricco di contenuti occorre partire da noi stessi. «L’attitudine è fondamentale», spiega Falco. «Bisogna capire che il dialogo non si esaurisce con un semplice scambio di informazioni, ma si realizza pienamente con l’approfondimento e con l’analisi, cioè con la capacità di andare verso l’altro, verso le sue esperienze e le sue opinioni». Potrebbe essere un perfetto sconosciuto o l’amica che conosciamo da una vita, ma chi abbiamo davanti è sempre fonte di scoperta e conoscenza, basta predisporsi all’accoglienza e all’ascolto. E allora, interessiamoci all’altro come se possedesse qualcosa di unico e prezioso da trasmettervi. Con questa predisposizione non sarà difficile trovare gli argomenti di cui parlare.

Anche il contesto in cui si realizza la conversazione ha la sua importanza. A volte le occasioni di incontro nascono dal niente, altre volte ci vuole un po’ di impegno e di programmazione. «Individuiamo allora spazi dedicati e idonei al confronto. Stabilire un momento per stare con un genitore o andare a trovare un’amica è un modo per creare una parentesi nella nostra vita frenetica e per approfondire un rapporto», prosegue l’esperto.


È riflessione sull’altro

Naturalmente, la tecnologia è sul banco degli imputati. Spiega ancora Giuseppe Falco: «L’iperconnessione, ormai è confermato, ci induce all’isolamento: si preferisce esprimere opinioni sui social, dove non è necessario argomentare o replicare, piuttosto che generare una discussione faccia a faccia con un’interlocutore reale.

E poi pensiamo a quante volte le nostre conversazioni vengono interrotte dal suono delle notifiche o dal nostro bisogno compulsivo di controllare la mail». Che fare allora? Creare momenti di disconnessione diventa imprescindibile. Quando siamo a tavola, quando ci incontriamo a una festa. Insomma, ogni volta che abbiamo la possibilità di instaurare un vero scambio, proviamo a spegnere il cellulare.

Per conversare, però, occorre prima aver pensato, aver elaborato opinioni e aver incamerato conoscenze e idee. «Anche prendersi cura dei propri pensieri oggi è alquanto difficile. Non ci diamo più il tempo necessario per farlo», ammette Falco. «È in questa superficialità che ha origine l’arroganza con cui affrontiamo chi compie scelte diverse dalle nostre. Giudicare, senza prima aver tentato di comprendere, uccide il dialogo. Entrare in contatto con idee diverse dalle nostre, invece, è sempre costruttivo». Partiamo allora dal presupposto che ognuno di noi ha il proprio punto di vista, e poi non chiudiamoci, ma proviamo a fare domande efficaci per capire la tesi del nostro interlocutore. Per esempio: “Che cosa intendi? Puoi spiegarmi meglio?”. Anche le cosiddette “domande chiuse”, quelle che implicano un semplice sì o un secco no come risposta, non alimentano una conversazione di buon livello. «Quando un dialogo sembra esaurito, lo si può sempre rigenerare con una domanda o una constatazione che sappia aprire nuovi scenari», consiglia Falco. Per esempio: “Come ti senti? Che cosa ne pensi? Che cosa ti piace di più di una certa situazione? Come è fare una certa cosa?” sono le formule giuste per dimostrare interesse e per stimolare l’altro a fare altrettanto con noi.


È sincerità

E invece quando è necessario rompere il ghiaccio? Parliamo di noi in maniera autentica e sincera. «Raccontare qualcosa che ci riguarda, un’esperienza fatta, un progetto da realizzare, ovviamente senza sfociare nell’egocentrismo, metterà il nostro interlocutore a proprio agio, lo farà sentire sicuro, pronto a mettersi in gioco e ad aprirsi», conclude l’esperto. Perché entrare in contatto con un’altra persona fa bene e scalda il cuore, ci rende migliori e ci fa ritrovare la passione. Tornare a conversare o iniziare a farlo sarà come assumere un integratore di felicità di cui non potremo più fare a meno.


Una fonte di benessere

I cambiamenti che hanno investito la comunicazione interpersonale ci stanno rendendo meno empatici, efficaci e felici. Uno studio pubblicato sulla rivista Nature outlook evidenzia infatti che un dialogo frammentato e discontinuo depotenzia le nostre capacità cognitive, rendendoci poco attenti e capaci di strutturare i pensieri sulla base dei ricordi e della capacità di immedesimarsi negli altri. Socializzare, invece, ci rende mentalmente più attivi e più soddisfatti. Una ricerca dell’Università di Chicago è arrivata a dimostrare che instaurare un dialogo con uno sconosciuto fa bene all’umore. «Molte persone sono convinte che la solitudine sia più piacevole di una conversazione», spiega Nicholas Epley, autore dello studio. «Sbagliato: quando parliamo si riattivano circuiti neuronali importanti, si rafforza l’opinione di sé e dell’altro e si rimettono in circolo emozioni». Insomma, si genera benessere.

Parlare bene? Ecco le tecniche giuste

Saper parlare bene è un’arte che favorisce le relazioni interpersonali. Con i consigli del linguista Massimo Arcangeli imparerai a costruire una buona conversazione.

1. Recupera un po’ di complessità nel tuo modo di esprimerti In pratica, sforzati di usare sinonimi o parole che non conoscevi. Leggi una voce del dizionario al giorno e scopri attraverso l’etimologia (la storia delle parole) tutte le potenzialità del linguaggio.

2. Allenati da solo Esercitati a voce alta a parlare, a esprimere un’opinione o a narrare un evento. Saper comunicare in maniera pulita, corretta e con il ritmo giusto ti farà sentire più sicuro e ti aiuterà anche a prestare più attenzione all’interlocutore.

3. Socializza il più possibile Stare con persone reali è fondamentale per imparare a confrontarsi con un pubblico e trovare gli argomenti per iniziare una conversazione.

4. Stai davanti al tuo interlocutore La posizione è importante. Meglio se è frontale perché consente di guardarsi in faccia e stabilire una connessione, proteggendo così l’attenzione da eventuali elementi di disturbo che fanno perdere concentrazione.

5. Rimanda la palla all’altro. Di tanto in tanto, bilancia le tue affermazioni con domande che diano la parola anche al tuo interlocutore. Alternarsi nella conversazione è il presupposto per farla progredire.


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Articolo pubblicato sul n. 6 di Starbene in edicola dal 22 gennaio 2019

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