Come la mindfulness migliora la performance sportiva con l’approccio flow

La mindfulness non è solo relax, nel business e nello sport è un acceleratore di risultati. Scopri come questa tecnica può aiutare a regolare il sistema nervoso, riducendo lo stress e migliorando il controllo dell’attenzione, grazie all’approccio flow



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In un’epoca dominata dalla distrazione digitale e dal burnout, la ricerca dell'eccellenza non passa più solo dal lavoro duro, ma anche dalla gestione della consapevolezza. La mindfulness non è più relegata ai soli tappetini da yoga: è diventata il motore della performance moderna.

Secondo una ricerca pubblicata su Frontiers in Psychology, gli atleti e i professionisti che praticano regolarmente tecniche di consapevolezza registrano un incremento della capacità di concentrazione fino al 25%, facilitando l'accesso al cosiddetto "stato di flow". Questo stato mentale, teorizzato dallo psicologo Mihály Csíkszentmihályi, permette di agire in totale simbiosi con l'attività svolta, annullando la fatica percepita e massimizzando l'efficacia.

Ma come si raggiunge concretamente questo equilibrio tra mente e corpo? E in che modo la meditazione può trasformare un allenamento o una giornata lavorativa in un'esperienza di massima resa? A guidarci nel cuore dell'approccio flow è Giorgio Pallikunnel, influencer di GymBeam, personal trainer ed esperto di meditazione e mindfulness.


Spesso si pensa alla meditazione come a un momento di relax, ma nello sport e nel business è un acceleratore di risultati. Qual è il legame biologico tra la pratica della mindfulness e l'aumento della performance?

«Nel mio lavoro vedo spesso persone molto motivate che però rendono meno di quanto potrebbero. Il motivo, spesso, è che il loro sistema nervoso è sempre in modalità stress. Dal punto di vista biologico, la mindfulness agisce proprio qui: aiuta a regolare il sistema nervoso, riducendo l’attivazione costante legata allo stress e migliorando il controllo dell’attenzione.

Questo significa una risposta più equilibrata agli stimoli, meno reattività emotiva e una maggiore capacità di restare concentrati sul compito. Quando il corpo non è continuamente in allerta, migliora anche la qualità del recupero, la gestione dell’energia e la lucidità mentale. In pratica la mindfulness non aggiunge qualcosa in più, ma permette al sistema nervoso di funzionare meglio, e questo si traduce direttamente in una performance più efficace».

In che modo allenare l’attenzione aiuta a gestire lo stress da prestazione?

«Lo stress da prestazione non nasce solo dalla difficoltà della sfida, ma da come la viviamo mentalmente. Spesso basta un errore perché parta un dialogo interno che peggiora tutto. Allenare l’attenzione aiuta a riconoscere quel momento e a non farsi trascinare dai pensieri negativi. Non elimina lo stress, ma lo rende gestibile. Questo permette di restare presenti, lucidi e concentrati anche sotto pressione, sia nello sport sia nel lavoro».

Cos’è l’approccio flow?

«Il flow è uno stato in cui si è completamente immersi in quello che si sta facendo. Le azioni diventano più fluide, la mente è focalizzata e il tempo sembra scorrere più velocemente. Per entrare in flow servono alcune condizioni precise: obiettivi chiari, una sfida adeguata alle proprie capacità e un feedback immediato. La mindfulness non crea il flow automaticamente, ma aiuta a ridurre le distrazioni mentali e l’autocritica che spesso lo ostacolano. In questo senso, funziona come un supporto che facilita l’ingresso in questo stato di massima concentrazione».

Durante una competizione o un progetto importante, un errore può innescare un loop di pensieri negativi che rovina la prova. Esiste un esercizio rapido di mindfulness che si può eseguire in pochi secondi per resettare la mente e tornare immediatamente nel flow?

«L’errore a volte è inevitabile. Quello che fa la differenza è come si reagisce subito dopo. Un esercizio semplice ed efficace consiste nel riconoscere l’errore senza giudicarsi, fare un respiro lento concentrandosi soprattutto sull’espirazione e riportare l’attenzione su un elemento concreto e controllabile. Questo piccolo reset aiuta a interrompere il loop mentale e a tornare immediatamente nel momento presente, evitando che un singolo errore comprometta tutta la prestazione».

Per chi vuole integrare questi strumenti nella propria giornata, come dovrebbe essere strutturata una routine minima efficace? 

«La prima cosa che dico è che non serve fare tanto, serve fare bene. Per la maggior parte delle persone una routine efficace può stare tranquillamente dentro 5 minuti al giorno. Prima dell’attività, che sia un allenamento o una giornata di lavoro intensa, la mindfulness serve soprattutto a fare ordine nella testa. Pochi minuti aiutano a ridurre il rumore mentale, a partire più concentrati e a usare meglio le energie, fin da subito.

Dopo l’attività, invece, il ruolo cambia. Qui serve a scendere di giri, favorire il recupero e aiutare il sistema nervoso a uscire dalla modalità “on”. Questo ha un impatto diretto anche sul recupero neuromuscolare e sulla qualità del riposo. Quindi non è una questione di scegliere se farla prima o dopo. Prima serve per prepararsi, dopo per recuperare. Usata in questo modo, anche per pochi minuti, diventa uno strumento molto concreto per migliorare la performance senza complicarsi la vita».

In che modo l’approccio flow e la consapevolezza ci permettono di raggiungere alti livelli di performance senza arrivare al burnout?

«Il burnout non nasce dall’allenamento o dal lavoro in sé, ma dalla mancanza di gestione delle energie. Il flow è uno stato di alta efficienza, ma non può essere mantenuto continuamente. La mindfulness aiuta a riconoscere i segnali di sovraccarico prima che diventino cronici. Questo permette di intervenire in tempo, migliorare il recupero e mantenere buoni livelli di performance nel lungo periodo, senza arrivare all’esaurimento fisico o mentale. Per me mindfulness e performance non sono concetti opposti. Sono strumenti diversi che, se usati nel modo giusto, aiutano ad allenarsi e lavorare meglio, con più continuità e meno sprechi di energia».


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